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Che anno sarà per il mondo LGBTQ+?

Tra qualche giorno il DDL Zan passerà all’esame del Senato: se verrà approvato qualcosa potrà cambiare davvero

Giuseppe Fantasiadi Giuseppe Fantasia   
Che anno sarà per il mondo LGBTQ+?

Che anno sarà questo 2021 appena iniziato per le persone della comunità LGBTQ+, le stesse che fino a cinque anni fa, quando il Parlamento approvò la legge sulle unioni civili, non avevano alcuna considerazione dal punto di vista legislativo? “Benché spesso ci si racconti il contrario – scrive Edoardo Lombardi Vallauri nel suo saggio “Ancora bigotti”, uscito da poco per Einaudi - la morale sessuale è uno degli aspetti per cui la nostra civiltà è progredita di meno e oggi stesso potete danneggiare la reputazione di una persona usando i suoi comportamenti sessuali”. È purtroppo davvero così e ne avrete conferma leggendo questo libro con cui il professore di linguistica presso l’Università Roma Tre induce chiunque a dubitare della propria convinzione di essere liberi, oltre a far notare gli strani principi cui obbedisce tuttora il legislatore in materia di diritto di famiglia. In proposito, siamo in molti ad augurarci che qualcosa possa cambiare e arrivare così ad una svolta nel riconoscimento dei diritti degli omosessuali, come la tanto citata Legge contro l’omostransfobia, la misoginia e l’abilismo, per ora ancora ancora un decreto. Dopo l’approvazione alla Camera, lo scorso novembre, tra poche settimane arriverà anche in Senato, ma è ancora tutto da vedere, perché non si sa cosa faranno (e come reagiranno) quelli dell’opposizione pur di non dare vita ad una legge che in altri Paesi europei è stata già approvata da molti anni.

Il DDL Zan è la risposta ad una situazione concreta

Il DDL Zan (si chiama così dal nome del deputato del Partito Democratico e attivista per i diritti civili Alessandro Zan che, per la stesura, aveva preso spunto da cinque precedenti proposte, alla Camera, a scrutinio segreto, 265 deputati hanno votato a favore, 193 contro e uno si è astenuto) - risponde a una situazione concreta. Ad oggi, l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non avere una norma specifica che protegga adeguatamente le persone della comunità LGBT+. L’Arcigay, la principale associazione italiana per i diritti degli omosessuali, parla da tempo di un aumento delle segnalazioni dei casi di violenza e secondo l’European LGBTI Survey 2020, in Italia più di una persona LGBT+ su due non fa mai o quasi mai coming out e nove su dieci considerano che il loro paese non si impegni per nulla o quasi per nulla in una lotta efficace ed effettiva contro l’intolleranza e il pregiudizio. Noi siamo ancora al 35esimo posto in Europa per accettazione sociale LGBT+ e allora ben venga questa norma che è un ampio strumento contro discriminazioni e violenze, una legge che non andrebbe in alcun modo ad intaccare i principi di libertà di opinione previsti in Costituzione né contiene – come gridato proprio dai banchi dell’opposizione – “il reato di propaganda”, ma una legge che si limita all’educazione del rispetto, della conoscenza e dell’inclusione.

Dalla Camera al Senato: l’obiettivo sarà mantenere il DDL inalterato

La Camera dei deputati ha dunque approvato il disegno di legge contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo includendo anche il genere, così da estendersi anche alla violenza esercitata sulle donne in quanto tali, prevista già da alcune leggi come quella sul femminicidio. Il disegno di legge passerà ora all’esame del Senato dove i numeri della maggioranza sono più esigui. L’obiettivo è mantenere il ddl inalterato per evitare, in caso di modifica del testo, un ritorno alla Camera. Se dovesse essere approvato in via definitiva, l’articolo principale della legge estenderà le protezioni attualmente in vigore per i crimini d’odio – previste dalla cosiddetta legge Mancino del 1993 – ai reati per omotransfobia, misoginia e abilismo.

DDL Zan: cosa prevede

I primi due articoli del ddl Zan introducono l’orientamento, il genere sessuale e l’abilismo negli articoli del codice penale, il 604 bis e ter, che puniscono la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione. Il terzo, il più importante, modifica il decreto legge 122 del 1993, la cosiddetta legge Mancino. All’articolo 1, la legge Mancino prevede il carcere per “chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Il disegno di legge Zan la estende ai reati di violenza fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sull’abilismo. Includendo anche il genere, il ddl Zan estende la legge Mancino anche alla violenza esercitata sulle donne in quanto donne, prevista già da alcune leggi come quella sul femminicidio. Negli articoli successivi viene estesa la condizione di “particolare vulnerabilità” alle vittime di violenza fondata sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sull’abilismo; viene istituita la Giornata nazionale (il 17 maggio) contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia per promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Viene poi prevista un’ ulteriore dotazione di 4 milioni di euro per il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità; si prevede che l’Istat realizzi almeno ogni tre anni una rilevazione che possa essere utile a pensare e attuare politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza.

“Dal 7 gennaio in poi ogni data sarà buona per calendarizzare la legge in commissione giustizia e successivamente in aula del Senato”, ha dichiarato Zan. Del resto, nonostante siano passati più di settant’anni dall’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, oggi in Italia tanti diritti non sono ancora contemplati. È arrivato il momento.

Giuseppe Fantasiadi Giuseppe Fantasia   
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