#Menogiornalimenoliberi: la campagna per chi ha a cuore l’informazione libera

Di questi tempi chiunque si opponga al cambiamento, in qualsivoglia settore dell'economia, non fa bene al paese. L’unica cosa che sembra contare, secondo le cronache odierne, è riuscire ad asfaltare, rottamare, e ad operare dunque "un cambiamento violento". Poco importa se a rimetterci sono duecento testate e tremila posti di lavoro. E' infatti questo lo scenario che si profila all'orizzonte del mondo del giornalismo cooperativo e no profit. Un quadro talmente inquietante da radunare in un unico progetto le nove sigle sotto cui si riuniscono le testate cartacee, radiofoniche e televisive del settore, che insieme hanno ideato la campagna #Menogiornalimenoliberi, lanciata pochi giorni fa su internet e i principali social network.

I numeri fanno spavento: nel 2014 hanno chiuso già trenta testate storiche, e sono andati in fumo ottocento posti di lavoro tra i giornalisti e mille tra grafici e poligrafici. Insieme alle perdite concrete, è in serio pericolo il concetto stesso di pluralismo dell’informazione, in un paese che, secondo autorevoli pareri, già da tempo arranca e lascia a desiderare in questo senso. Ne citiamo due. Il primo campanello d'allarme lo quello scorso maggio, all'interno delle conclusioni presentate dal Relatore speciale sulla promozione del diritto alla libertà di opinione e di espressione dell’Onu Frank La Rue che denunciava “la débâcle in tutti i settori, dal servizio pubblico alla situazione lavorativa dei giornalisti”. Al centro del rapporto vari temi tra cui la mancanza di una legge efficace contro il conflitto di interessi e di una legge contro l’hate speech, la persistenza del reato di diffamazione contro i giornalisti e i miseri compensi che questi ultimi ricevono nel bel paese. Il secondo alert viene dal posto assegnato all'Italia dall’ultimo rapporto di Reporter senza frontiere: un quadro complessivo, quello del mondo del giornalismo italiano, che merita, il 49° posto nella classifica globale sulla libertà di stampa. Sebbene guadagni alcune posizioni rispetto all’anno precedente, l’Italia resta di fatto dietro tutti i grandi paesi della UE.

Un ulteriore restringimento del settore quello che potrebbe verificarsi a seguito della chiusura di altre testate e per via della perdita di tanti altri posti di lavoro, che non farà di certo bene alla libertà di espressione del nostro paese. Dati e riflessioni che rendono dunque la campagna #menogiornalimenoliberi più che mai necessaria, se si vuole andare nella direzione opposta a quella presa dall’Italia in questi anni nel settore dell’informazione. “Senza questi giornali – scrivono i promotori nell’appello – l’informazione italiana sarebbe in mano a pochi grandi gruppi editoriali e in molte regioni e comuni rimarrebbe un unico soggetto, monopolista di fatto, dell’informazione locale e regionale. Senza questi giornali, impegnati da sempre a narrare e confrontare con voce indipendente testimonianze e inchieste connesse a specifiche aree di aggregazione sociale e culturale e ad affrontare con coraggio tematiche di particolare rilevanza a livello nazionale, l’informazione italiana perderebbe una parte indispensabile delle proprie esperienze".

Noidonne, che di anni ne ha settanta e che viene pubblicata da una cooperativa dal 1969, è e sarà in prima linea, insieme alle altre testate, per combattere il muro dell’indifferenza istituzionale e per costringere il Governo a dare risposte nel brevissimo termine, nell'ottica di continuare a contare nel panorama del giornalismo italiano. Un settore in crisi che va riformato certamente, ma in cui l’esperienza e il valore di tante piccole e grandi realtà non deve perdersi o restare soltanto un ricordo per nostalgici aficionados. Non si tratta infatti di entrare nel partito dei gufi o dei rottamatori,  di stare fermi o desiderare il cambiamento, ma di difendere, fuori dalle sterili dicotomie, il pluralismo dell’informazione attraverso il lavoro dei giornali cooperativi e no profit che da sempre hanno a cuore la verità, le comunità territoriali e i lettori.