Silvia, cittadina del mondo

Abbiamo chiesto a due giovani amiche di Noidonne di parlarci del loro essere donne, oggi. Di come guardano l’Italia, gli adulti e le/i giovani. Del femminile che si è affermato o che vorrebbero vedere. Soprattutto da parte di chi è in posizioni di potere. Ecco le loro autointerviste allo specchio.



SILVIA VACCARO @Silvie_Vaccaro  HA 30 ANNI E’ GIORNALISTA E ALLA RICERCA DI UN LAVORO STABILE. SICCOME E’ DIFFICLE TROVARLO, CONTINUA A FARE FORMAZIONE. CON UNA BORSA DI STUDIO ORA E’ A LONDRA PER UN CORSO DI VIDEOREPORTER.

Che rapporto hai con l'Italia? Ci stai bene o male?

Più che all’Italia come paese, io sono molto legata a Roma, città che è diventata il mio centro di gravità permanente. D’altro canto, spero di avere la possibilità di viaggiare molto e passare all’estero, nei prossimi anni, periodi più o meno lunghi. Penso sia molto importante mettersi sulla strada, conoscere, scoprire, e il giornalismo consente, anzi direi necessita, di fonti di ispirazione. Sono consapevole che l’Italia sia un paese degradato, dove la cultura è l’ultimo dei pensieri…. il che è assurdo perché viviamo immersi dentro arte e bellezza. Sono comunque certa che ci sia sempre qualcosa che possiamo fare come individui e come collettività, in qualsiasi contesto, anche se problematico. E credo nella contaminazione. Penso agli immigrati che scansiamo ogni giorno persino con lo sguardo. In altri paesi, pur non trattandosi di società perfette, hanno capito da tempo il valore del “meticciato”. Sono dunque convinta che loro siano una grande risorsa per questo paese agonizzante e che quando lo capiremo, le cose cambieranno in meglio. E poi mi piacerebbe vivere in un paese che non si lagna per i cervelli in fuga ma che diventa meta ambita da giovani di tutto il mondo.

Che rapporto hai con le generazioni più grandi?

Non mi piace generalizzare quando si tratta di persone perché ho imparato che gli individui hanno sempre la capacità di sorprenderci nel bene o nel male, di qualsiasi età siano. Fatta questa premessa, ho tratto moltissima ispirazione rileggendo le storie delle partigiane. In un momento in cui la guerra seminava solo orrore, il senso della vita e la volontà di rinascita erano incontenibili. Ho trovato certe riflessioni validissime se applicate al nostro presente. La generazione dei miei genitori, nata dopo la guerra, è quella che sembra avere la colpa di tutto ma che di fatto continua economicamente a occuparsi di figli e genitori anziani. È vero anche che alcuni sono attaccati alle poltrone, veri bulimici di potere. Per quanto riguarda la mia, di generazione, quella dei cosiddetti millennials, ne vedo tanti che si arrabattano, tanti in gamba che sono fuggiti, alcuni contenti qui a far quello che piace anche vivendo con poco, tanti intorpiditi dalla scoperta che niente di quello che sognavano si avvererà. Io credo dobbiamo sintonizzarci tutti più sul come, sul trovare modi diversi, rispetto al passato, di fare quello che vogliamo e in cui crediamo.

 

Cosa pensi dei e delle giovani al Governo e in Parlamento?

Non ho pregiudizi positivi o negativi. Direi che non mi dispiace vedere volti giovani in politica. Ci fa assomigliare agli altri paesi del mondo, tutto sommato mi sembra un allineamento in positivo. Però che visione portano? Sono eredi diretti di quella generazione di politici che non ha nessuna intenzione di scomparire e che non ha estirpato nessuno dei tanti mali italici (corruzione, segreti sulle stragi di stato, infrastrutture, disoccupazione, conflitto di interessi, e potrei continuare fino a domani)? O sono diversi? Dunque va bene che ci siano più giovani, lavoratori, donne. Però è importante la visione che hanno, quello che di innovativo portano. Finora l’Italia non ha cambiato verso, in nessun senso.

Cosa pensi delle tante giovani donne in cariche pubbliche (politica e altro)

Vale lo stesso discorso di prima. Non credo nella donnità, ovvero in quella strana teoria che dovrebbe farci urlare di gioia ogni volta che viene nominata una donna a prescindere dalla cultura - in senso lato - di cui è portatrice. In linea di principio, è importante che le donne abbiano accesso a nomine e cariche politiche e che non vengano discriminate come accadeva in epoche passate. Però mi sembra che continui a mancare qualcosa. Una cultura politica differente, una nuova e radicale visione di come dovrebbe girare il mondo, idee più forti di giustizia sociale e uno smantellamento di canoni e stereotipi (che penalizzano donne e uomini). Questo consentirebbe di farci sentire davvero tutti più liberi, uguali e al tempo stesso portatori di differenze. Credo che le donne possano essere delle innovatrici in questo senso, ma non credo lo siano quelle che sono al “potere” in questo momento.

Come pensi di contribuire al cambiamento di questo paese?

Per me giornalismo e interesse per il sociale si fondono ogni volta che scrivo. Desidero dunque raccontare storie di donne che stanno cambiando il mondo a partire da sé. Donne che si sono inventate un lavoro, un modo di fare comunità, di aiutare altre persone, di reagire ad una violenza. Donne liberate e capaci di diventare modelli di cambiamento per altre donne e altri uomini. Il mondo è pieno di queste donne, ma spesso sono invisibili. Io le voglio trovare e raccontare.