Laparoscopia: la chirurgia miniinvasiva che lascia poche cicatrici

È chiamata anche chirurgia `dolce` o miniinvasiva perché comporta cicatrici molto più piccole e meno disturbi dopo l'intervento: la chirurgia laparoscopica sta sostituendo l'intervento tradizionale in molte patologie ed è ormai una realtà anche in Italia, per i suoi indubbi vantaggi e per le poche controindicazioni. Purché ci si rivolga solo a chirurghi qualificati e a centri attrezzati e ad alto flusso di pazienti. Le raccomandazioni recenti del severo organismo britannico Nice (il National Institute for Health and Clinical Excellence) insistono, non a caso, proprio sul `training` continuo e sull'esperienza del chirurgo.

Da un punto di vista tecnico, l'intervento chirurgico in laparoscopia avviene a `cielo coperto`, cioè senza grandi tagli, a differenza dell'intervento classico, detto `a cielo aperto` perché richiede l'incisione dei muscoli e della cute e l'apertura dell'addome o del torace. Protagonista della metodica è una sonda ottica, il laparoscopio, collegata a una piccola telecamera per il controllo delle varie fasi dell'intervento sul video, che attraverso un'incisione praticata attraverso la pelle (per esempio l'ombelico), permette di vedere la cavità addominale (o quella pelvica e altre cavità) con i suoi organi, ma anche di scattare fotografie o filmare l'intervento.

Attraverso altre piccole incisioni sono introdotte sonde operative (trocar) per il passaggio di strumenti chirurgici miniaturizzati manovrati dall'esterno. Prima di intervenire è necessario insufflare anidride carbonica nella cavità addominale in modo da distanziare tra loro la parete addominale dagli organi sottostanti.

Le indicazioni? Ormai sono numerose: calcolosi della colecisti (la prima ad essere stata trattata anni fa), appendicite, malattia da reflusso gastroesofageo, ernia inguinale, patologie ginecologiche, come le gravidanze extrauterine, l'endometriosi, l'asportazione di cisti ovariche benigne, i fibromi uterini, l'isterectomia, malattie dell'apparato urogenitale, come l'ipertrofia della prostata o anche il cancro della prostata, ma anche la patologia ortopedica (trattamento in artroscopia della patologia della spalla e del ginocchio), by-pass coronarico o sostituzione della valvola mitrale, fino all'obesità grave (con la riduzione di volume dello stomaco).

Quanto alla chirurgia del colon, in particolare nei tumori, le evidenze scientifiche ne garantiscono sicurezza (in termini di radicalità oncologica) e vantaggi per il paziente. La via laparoscopica ha una tecnologia più avanzata e tempi chirurgici più lunghi inizialmente, ma può essere un'alternativa migliore (ovviamente se i tumori non esordiscono con complicanze gravi, come occlusione intestinale, perforazione, emorragia), soprattutto nelle sedi raggiungibili con più difficoltà, come il colon sinistro, mentre nelle lesioni del colon traverso o del colon destro i risultati sono paragonabili a quelli della chirurgia tradizionale. Per la neoplasia dell'intestino retto servono invece ulteriori conferme e bisognerà attendere la conclusione dei grossi studi multicentrici, tuttora in corso in Europa e negli Stati Uniti.

Rispetto alla tecnica tradizionale, la chirurgia laparoscopica ha molti vantaggi in mani esperte: minore dolore dopo l'intervento, ripresa dell'alimentazione di solito nelle prime 24 ore, ridotta degenza ospedaliera (2 - 3 giorni), cicatrici cutanee di piccolissime dimensioni, esteticamente più accettabili e una ripresa sociale e lavorativa decisamente più rapida. Non solo, ma si evita la paralisi intestinale post-operatoria (cioè il blocco dell'attività intestinale comune a tutti gli interventi tradizionali) ed è possibile alzarsi dal letto e camminare molto prima. La via laparoscopica provoca un trauma minore sulla parete addominale, con rischio inferiore di infezioni della ferita e di comparsa di ernie sulle cicatrici chirurgiche.