Mettiamo questa foto in cornice nelle scuole e nelle questure

C’è Pier Paolo Pasolini in quella poliziotta che a Genova toglie il casco, abbassa il manganello e stringe la mano all’operaio dell'Ilva con l'elmetto giallo durante una manifestazione di protesta.

Ci sono i versi di Valle Giulia, solo che oggi i poliziotti non sono figli di poveri, non vengono dalle miserie e dalle utopie contadine. Sono lavoratori. Spesso laureati con lode e poi arruolatisi di forza per avere un'occupazione. Salariati male, non equipaggiati, esposti a rischi e senza gratificazioni, che le mani su altri lavoratori non le vogliono alzare. E di fronte hanno operai con il dolore in corpo.

Gente abituata a spezzarsi la schiena sul fuoco e sul ferro. Gente che non ha nessuna voglia di protestare. Vuole solo lavorare. Gente che non perde tempo in piazza se ha una catena da governare. Gente che se ci scende è perché vi è costretta; alza la voce se vede nero, se mastica amaro. Non protesta per protestare. Lo fa perché in quel momento, stare lì, è più importante che battere un martello.

Ci sono gli operai, che le mani su altri lavoratori non le vogliono alzare.

Sono in piazza insieme, poliziotti e operai. Su fronti contrapposti che, però, si mischiano negli occhi, negli sguardi. Ci sono regole, come in tutte le manifestazioni. Forzature, tentativi. Si può arrivare allo scontro. In fondo è un attimo. Ma ci vuole un attimo anche a guardarsi negli occhi, a togliersi il casco, a cercarsi e darsi la mano. Troviamo un accordo, rispettiamoci. 

Non è la resa della poliziotta alle ragioni dell’operaio. E’ la dignità del lavoro che vince sulle fazioni e si fa strada tra rabbia e manganelli. E’ l’umanità che suona e copre tutti i rumori.

Quanto è distante questa foto dalle mille scene che abbiamo visto altre volte: uova marce sulla polizia, bombe carta, fumogeni, e dall’altra parte manganelli in libertà, teste rotte, sangue e ambulanze. Lo smarrimento di senso. E quanto è bella, invece, questa foto di facce scure che intrecciano i destini e si dicono, capiamoci. Per una volta, parliamoci.

Io la metterei in cornice e la appenderei, accanto a quella di Mattarella, nelle scuole e nelle questure.?