Nascere senza nome, morire senza un pianto

?Mentre in Parlamento si litiga sulle adozioni da parte delle coppie omosessuali, nell'Italia vera, nelle campagne, sulle montagne, nei sobborghi urbani, nelle periferie disumanizzate, ci sono giovani mamme che partoriscono nei tuguri, senza acqua e senza luce, assistite da compagni sbandati, e danno alla luce bambini che tirano l'ultimo respiro insieme al primo, e lasciano la vita mentre nascono, riuscendo ad essere abbandonati anche da morti, con quelle quattro ossa di cadavere che nessuno reclama e non si possono seppellire. 

No, non è la trama di un film. E' la vita vera. Succede a Santa Maria Coghinas, in Sardegna. Una donna incinta che dice di non sapere di aspettare un figlio, un compagno che cade dalle nuvole, e questo sputo di vita che all'improvviso, in un giorno freddo di gennaio, nel cuore di una capanna degradata, cola via. Una bambina partorita in una sorta di caverna, al gelo, senza assistenza. Non si sa se era già morta nella pancia oppure se è scappata via dalla vita appena si è guardata intorno. Fatto sta che poteva vivere, se solo quella gravidanza fosse stata vissuta consapevolmente, se solo quella donna avesse avuto una gestazione attenta, o forse sarebbe bastato partorire in ospedale, mettere addosso a quell'angelo una coperta.

Ora la donna è ricoverata, dopo aver dato - troppo tardi - l'allarme al 118, che l'ha recuperata in elicottero. Ha avuto una pesante emorragia e ha rischiato anche lei di morire. E' in attesa di una perizia psichiatrica. Poi ci sarà la giustizia, che dovrà accertare le responsabilità. Intanto, il cadaverino, dieci giorni dopo questo inutile giro nella vita, dieci giorni dopo essere stato espulso più che partorito, aspetta ancora di essere seppellito. E' in una cella frigo a Sassari. Nessuno ha fatto richiesta della piccola salma. Nessuno si è presentato a reclamare il corpo. Nessuno vuole farle un funerale. Non ha nemmeno un nome. Forse se ne dovrà occupare il sindaco, primo e a volte ultimo cittadino. Quale pena, venire al mondo, andarsene subito, e non avere nessuno ad aspettarti, nessuno a salutarti. Quale punizione.

Si nasce così, si muore così, si aspetta la vita così, si aspetta la sepoltura così. Questa è l'Italia del family day, che si prende cura della vita, che si angoscia così tanto sulla sorte dei bimbi da non volergli negare un padre e una madre, ma che poi li fa vivere e subito morire senza un nome, nel freddo, nel degrado. Una Italia che si chiede angosciata se una coppia gay può dare amore ed educazione ad un bambino, e poi non spende un minuto di attenzione sulle mille coppie etero che annegano nella povertà, nell'inconsapevolezza, nell'indaeguatezza, nel delirio e si moltiplicano, moltiplicando l'abbandono, lacrimando sulle loro stesse lacrime, innocenze che nascono e muoiono in un secondo.

Questa è l'Italia che mentre si chiede chi è titolato a dare amore a un bambino, non spende un euro sulla povertà, non si accorge di chi partorisce morte in caverne senza acqua e senza luce e ama così tanto la famiglia naturale da rimuovere le mille volte che proprio da queste, arriva l'orrore di un figlio di nessuno, che nasce senza nome e muore senza un pianto.