Quando “laureato in scienze politiche” significa essere esperto in raccomandazioni

Questa è la storia di un laureato honoris causa in scienze politiche perché esperto in raccomandazioni. Giovedì 5 dicembre 2013, nell’Aula magna storica dell'Ateneo Federico II, in corso Umberto I, a Napoli Laurea honoris causa in Scienze Politiche a Mario Orfeo, giornalista e direttore Tg1 Rai radiotelevisione italiana.

La laurea  è assegnata con questa motivazione: “Mario Orfeo viene insignito della Laurea Honoris Causa in Scienze Politiche per la brillante carriera giornalistica che lo ha portato in età giovane alla direzione di una delle principali testate giornalistiche italiane, dopo aver guidato importanti quotidiani nazionali. Orfeo ha basato il suo lavoro, sia di giornalista, sia di organizzatore del prodotto della comunicazione, su principi di professionalità ed etica configurando la tipologia del professionista del Sud che, attraverso l’impegno sul territorio, conquista posizioni di primo piano nel panorama nazionale, così da affermare come il radicamento intelligente e impegnato sul territorio meridionale possa costruire carriere di successo ed essere modello positivo per i nostri studenti. L’attenzione costante alle vicende della società, della politica e dell’economia del Mezzogiorno, sempre orientata ad intercettarne le implicazioni per lo sviluppo di quest’area e dell’intero Paese in una prospettiva di riequilibrio in scala europea, sono gli elementi di merito sociale e culturale di proposta di conferimento della laurea ad honorem”.

Chi sta studiando, chi ha conseguito una laurea, con lode o senza, in Scienze Politiche e proprio mentre come Giancarlo Siani, cronista precario del quotidiano “Il Mattino” barbaramente ucciso, lavorava da precario nelle redazioni napoletane o italiane, ed ancora oggi vive una condizione da disoccupato o precario nonostante vent’anni di attività professionale, o ha conseguito con sacrificio e pagando salatissime tasse una qualunque laurea a Napoli come in altre città italiane, non può che sentirsi offeso e mortificato da questa assegnazione. Soprattutto se honoris causa: di quale causa parliamo? Di quella dei raccomandati dalla culla?

La prima nomina di Mario Orfeo alla Rai, in qualità di direttore del Tg2 è avvenuta per raccomandazione, caldeggiata da tutti i partiti; la seconda al Tg 1, caldeggiata da qualche politico in meno, ha seguito comunque la stessa strada: definire la carriera di Mario Orfeo un  “modello positivo per i nostri studenti”, oltre ad offendere tutti i lavoratori e i giornalisti italiani in particolare, mortifica tutti coloro che ancora oggi si illudono che con sacrificio si possa raggiungere l’obiettivo di realizzazione professionale e personale. Un’università prestigiosa come quella degli Studi di Napoli non dovrebbe proprio incorrere in questi errori.

Basti pensare inoltre, che non si è assegnata una laurea in “Scienze della Comunicazione” magari triennale che forse avrebbe potuto presentare una maggiore attinenza, com’è avvenuto nel caso del “dottor Valentino Rossi”. Non considerare che la nomina a direttore è avvenuta grazie alle raccomandazioni clientelari e politiche – e non in una pubblica selezione come si addice ad una società concessionaria del servizio pubblico – così come non considerare che “la brillante carriera giornalistica che lo ha portato in età giovane alla direzione di una delle principali testate giornalistiche italiane”, significa ampliare il divario formativo tra giovani e università ma anche non poter fare più affidamento su Università come quella degli Studi di Napoli.

Infatti Mario Orfeo ha lavorato da praticante al “Giornale di Napoli” per entrare nella redazione napoletana de La Repubblica, trasferendosi alla sede centrale di Roma, come caporedattore, sotto la guida di Ezio Mauro ed essere, nel 2002, scelto dall'editore Francesco Gaetano Caltagirone per sostituire Paolo Gambescia alla direzione de “Il Mattino” di Napoli. Il 23 luglio 2009 è nominato direttore del Tg2, su proposta del direttore generale Mauro Masi. Il 21 marzo 2011 viene nominato direttore de Il Messaggero, un altro quotidiano dei Caltagirone, e ne assume la direzione il 28 marzo. Il 29 novembre 2012 viene nominato direttore del Tg1, a differenza della nomina al Tg2, Orfeo verrà nominato a maggioranza con quattro voti contrari, dei due consiglieri di area PDL Todini e Pilati e dei due consiglieri di area PD Tobagi e Colombo. Come si fa a non riconoscergli la corsia di pluriraccomandato? E’ forse questo “il prestigio” di cui parlano il Rettore dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, Massimo Marrelli, ed il Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche, Marco Musella? Ma il merito non era quello che si conquistava sul campo? Essere “laureato in scienze politiche” significa allora essere esperto in raccomandazioni!

In verità, l’assegnazione della laurea in Scienze Politiche è assolutamente inappropriata quanto meno ed in proposito basterebbe fare un rapido conteggio dei crediti formativi universitari di Mario Orfeo  e connessi ad esperienze tanto contestate come “laureare l’esperienza” e sulle quali il Ministero dell’Università è intervenuto con la katana.

Se è questo tipo di “carriera” che deve rappresentare una prospettiva per l’Italia e se questa è la “attenzione costante alle vicende della società, della politica e dell’economia del Mezzogiorno, sempre orientata ad intercettarne le implicazioni per lo sviluppo di quest’area e dell’intero Paese in una prospettiva di riequilibrio in scala europea” sarebbe meglio – per il bene delle giovani generazioni e per far rinascere davvero l’Italia - cancellare questi “elementi di merito sociale e culturale di proposta di conferimento della laurea ad honorem”.

Assegnare a Mario Orfeo questa laurea è uno schiaffo a chi nella formazione e in un Paese senza raccomandazioni vorrebbe credere ancora. E lo schiaffo viene proprio da una delle Università italiane maggiormente rappresentative: in barba a chi muore sul lavoro e per il lavoro, ridendo sulla pelle di chi, genitore o studente, fa sacrifici economici e personali per un futuro diverso, per sè e per i propri figli.