Il centro di Roma viene ripulito, le periferie crollano

E così tra due palazzi di Centocelle si è aperta una voragine, le famiglie sono state trasferite in albergo e qualcuno da domani comincerà a tappare il megabuco. Per anni a Centocelle il buco da sistemare è stato quello della metropolitana, la nuova linea è arrivata fino a piazza dei Mirti e anche oltre, ora punta verso San Giovanni e tutta le periferia sud-est della città dovrebbe trarne beneficio. Passo spesso per questo quartiere, che tra quelli periferici è senz’altro uno dei più vivaci, e devo dire che sono rimasto deluso dalla sistemazione della piazza, per tanto tempo cantiere aperto sulle viscere di Roma e ora lastra di cemento assolutamente anonima.

Mi domandavo come mai si è sprecata un’occasione così preziosa per ridefinire il centro del quartiere, in fondo siamo pieni di archistar o anche soltanto di bravi architetti disoccupati, e allora perché nessuno ha pensato a dare una fisionomia più allegra e funzionale a questo luogo? Abbiamo inventato le piazze più belle del mondo, come mai in periferia ci accontentiamo di sdraiare tonnellate di cemento e di piazzare quattro anonime panchine? Perché Centocelle non può meritarsi una bellissima e nuovissima piazza, una di quelle che finiscono sulle riviste di architettura e che rendono la vita migliore agli abitanti?

Perché sul centro di Roma si spendono giustamente tanti soldi per ripulire, restaurare, recuperare e in periferia non si investe un euro per dare forma a uno spazio dove confluiscono migliaia di esistenze? E adesso, da un’altra parte del quartiere, collassa la superficie, sprofonda il mondo. Mi sembrano due eventi paralleli e confluenti – la piazza mancata, la voragine improvvisa – che rivelano una scarsissima attenzione verso le esigenze dei cittadini che stanno fuori dai riflettori.

Il denaro è poco, questo si sa, però quel rivoletto non va mai a irrigare le terre più asciutte e dimenticate. Noi siamo felici di vedere fontana di Trevi che biancheggia dopo il restauro, e piazza del Popolo tirata a lucido, e il Colosseo spolverato per bene: però chi vive a un’ora dal centro merita lo stesso riguardo, merita il pane e le rose. Questo deve essere il problema fondamentale di chi diventerà sindaco di Roma. Tutti promettono alle periferie mari e monti, e poi se le scordano in un minuto. Le piazze delle periferie non contano, i crepacci che si spalancano dopo un attimo sono solo un vago ricordo.

La vita in periferia è difficile, spesso brutta da tutti i punti di vista, perché la bellezza, grande o piccola, abita dentro le Mura Aureliane. I teatri aperti in periferia già sono stati chiusi, le biblioteche arrancano, le piazze servono solo a girarci qualche film brutale. No, così non va bene. Ripuliamo pure le nostre cartoline, ma per favore caro sindaco futuro, non girare la testa dall’altra parte di fronte ai crolli, allo squallore, alla miseria.