Erano partite per inseguire un sogno: le ragazze Erasmus morte in Spagna e quella vecchia canzone che fa male al cuore

Valentina Gallo, una delle ragazze morte

?Morire per il colpo di sonno del guidatore di un pullman, morire su una strada lontana da casa, nella Spagna che immaginiamo sempre festaiola, allegra, giovane: morire così sembra un’ingiustizia feroce. Le ragazze sul pullman tornavano da Valencia a Barcellona, le loro fotografie ce le mostrano belle e sorridenti, come chi va fiducioso verso il futuro.

“Lunga e diritta correva la strada/ forte il motore cantava…”, mi torna in mente una delle prime canzoni di Francesco Guccini, una ballata dedicata a una ragazza morta in un incidente stradale. Suonarla e cantarla era proibito, dicevano che portava sfortuna, che non bisognava nemmeno accennarla. Perché morire a vent’anni “tra le lamiere contorte” è un pensiero che ci offende, che vogliamo evitare a ogni costo.

Erano ragazze dell’Erasmus, una delle invenzioni che più ho invidiato alle generazioni che sono arrivate dopo di me. Erasmus significa partire e inseguire un sogno insieme ai propri coetanei, abbandonare la cameretta malinconica dell’adolescenza e volare in Europa, Parigi, Amsterdam, Barcellona: e non è un viaggio turistico, sette giorni a visitare monumenti e scattare fotografie, no, Erasmus significa trasferirsi per sei mesi o un anno in un altro paese, un bel pezzo della propria vita liberato dai v incoli abituali, dagli orari familiari, dal solito tran tran e consegnato a una speranza di indipendenza.

Sei mesi da organizzare e vivere felicemente, studiando le materie dei propri corsi universitari e imparando molto di più. I ragazzi dell’Erasmus sono diventati grandi confrontandosi con amici arrivati da tutta Europa, condividendo i libri e le serate. Hanno stabilito rapporti inportanti, una rete di relazioni affettuose che non è più quella del quartiere o della città natale, ma di un continente intero.

Chi è entrato nel progetto Erasmus ne è uscito migliore, più colto, più ricco d’esperienze, davvero cittadino del mondo. Per questo stringe il cuore la notizia di questo orribile incidente. E’ un’onda alta e azzurra che si schianta su una roccia, è l’illusione che si spezza sull’asfalto, è la giovinezza più bella che si spegne in un attimo. La morte è sempre ingiusta, ma stavolta sembra ancora più crudele, perché ha atteso su una curva chi pensava di avere un futuro meraviglioso davanti a sé. “Non lo sapevi che c’era la morte/ quel giorno che ti aspettava…”: ho preso la chitarra e ho suonato i primi accordi di quella vecchia canzone che faceva male al cuore. L’ho subito posata, perché fa ancora male, fa sempre male sentire i vent’anni che sprofondano nel nulla.