L'identikit del nuovo sindaco di Roma. Non accettiamo omuncoli di partito e nemmeno dilettanti allo sbaraglio

?Ma come vorremmo che fosse il nuovo sindaco di Roma? Quale potrebbe essere la persona giusta, o per lo meno in quale direzione andrebbe cercato? Bisogna fare in fretta perché si rischia grosso, potremmo ritrovarci al Campidoglio uno strampalato dilettante o un mezzo fascista, un politicante navigato e già naufragato o un tecnico senz’anima e senza cultura. Se torno indietro negli anni, trovo due figure che hanno lavorato bene in questo marasma capitolino, che hanno rilanciato speranze e in gran parte le hanno tradotte in lavoro proficuo, in risultati apprezzabili: Argan e Rutelli.

Loro due, uno già anziano, l’altro giovane e carico d’energie, riaccesero gli entusiasmi, in qualche modo impersonarono positivamente la voglia di voltare pagina e scrivere storie nuove. Argan fu un grande critico d’arte, un uomo sapiente, conosceva bene il potenziale creativo della città, la sua tradizione millenaria, la sua posizione nella Storia occidentale; Rutelli invece allora aveva la spregiudicatezza e la fantasia dei trent’anni, quel coraggio inventivo che gli derivava dalla sua appassionata militanza radicale. Erano entrambi puliti e puntavano alto, erano politici ma soprattutto uomini con un forte senso ideale, erano persone che sapevano sognare in grande.

Conoscevano bene la città, le sue magagne, le sue ricchezze, e seguendo la rotta dell’onestà e della fantasia hanno fatto molte cose buone, hanno seminato e raccolto. Erano romani, capivano che questa città tende al fatalismo, spesso alla rassegnazione, e che per questo va scossa, perché nel fatalismo e nella rassegnazione sguazzano i barracuda, i lestofanti, i torbidi pescatori. Ecco, oggi vorrei un sindaco che sappia risvegliare le energie, che smuova lo stagno.

Deve essere assolutamente un sindaco romano, che conosca il linguaggio delle periferie, dei mercati rionali, della gente che affolla gli autobus, ma anche dell’arte e dell’immaginazione. Uno rapido, capace di tagliare i troppi nodi gordiani, la tendenza ad aggrovigliare problemi e soluzioni nell’immobilità più contorta e fetente. Uno che conosce bene Tor Bella Monaca e la Galleria Borghese, il caos e la grande bellezza, uno che ha passato tanto tempo tra le borgate e il centro, tra la miseria e lo sfarzo, che ha il piede in tutte le scarpe.

Deve essere un sindaco che sta qui da sette generazioni, che i romani sentano come figlio di questa città. Uno che sappia scegliere i suoi collaboratori tra le persone che amano le luci e le ombre romane, che sanno come muoversi tra i problemi reali e le nuove prospettive. Non accettiamo omuncoli di partito e nemmeno dilettanti allo sbaraglio. Non tolleriamo più maneggioni e intriganti, e nemmeno gente paracadutata da cieli lontani. Non vogliamo finti tonti e neppure manager che parlano solo con i numeri. Il nuovo sindaco deve essere povero e colto, limpido e appassionato, deve essere un romano vero, che percepisca subito le priorità del presente e abbia smania di futuro. Io un nome ce l’ho. Eccomi, sono qua, sono io. Scherzo, ovviamente, sto scherzando… So che la politica ha altre logiche, sceglie nei suoi ovili, tra le sue pecore ruggenti.