Cari insegnati, non seppellite il Natale sotto i compiti

?So bene che i problemi gravi sono altri, l’Isis che avanza in Libia, la crisi economica superata e non superata, la temperatura del mondo che sale, prosciuga, desertifica, le banche che ingannano, le tensioni politiche in mezza Europa, la spaesamento collettivo eccetera eccetera: però, forse proprio per questo, lasciamo che le famiglie italiane passino serene vacanze natalizie, che la pace regni incontrastata nelle case di tutti quanti. E dunque l’invito che faccio a maestre e professori è questo: non caricate di compiti i nostri figli! Il giusto, ecco, un numero sopportabile di pagine da studiare, di esercizi da risolvere, di ricerche da fare, senza gravare ragazzini e famiglie di un peso troppo faticoso da portare e smaltire.

La scuola italiana ha compiuto una conversione drastica: prima forse era esageratamente accomodante, comprensiva, leggerina, ora invece pretende mari e monti. I genitori si ritrovano a trascorrere i fine settimana chini sui libri, a tirare tardi fino alle undici, a mezzanotte, si ritrovano da capo sui banchi di scuola, compagni dei propri figli sgomenti. Il motivo di queste pretese smisurate credo sia da ricercarsi nella nuova pedagogia scolastica: ora si pretende che gli alunni siano tutti capaci di sviluppare performance (mi scuso per la brutta parola) in linea con le aspettative, che la scuola produca risultati misurabili secondo standard generali.

L’individualità dello studente conta poco, come conta poco quella del lavoratore: ciò che conta è quello che produce. La cultura non è più illuminazione, conoscenza, risveglio, è soprattutto competenza. E allora bisogna fare e rifare le stesse operazioni, impadronirsi degli strumenti, eseguire a oltranza un compito. La quantità spesso si sostituisce alla qualità. Ne consegue che anche il bambino di nove o dieci anni è oberato da una mole spaventosa di richieste: e intimorito arretra, si scoraggia, cerca aiuto. Così ogni sabato e ogni domenica i genitori si piegano sui libri e sui quaderni, a volte per collaborare con i figli, a volte addirittura per sostituirli, perché a una certa ora della sera i pargoli crollano.

Matematica, italiano, storia, geografia, inglese, tecnica, scienza, ogni materia rovescia nelle nostre case una caterva di esercizi da fare, e tutto il resto salta. Le visite ai nonni, i giochi con gli amici, la puntata al centro per vedere una mostra, la passeggiata al parco, tutto scompare sotto la slavina dei compiti. Ma ora è Natale, le famiglie devono ricompattarsi nella quiete e nell’ascolto, nell’affetto, non possono trasformarsi in fabbriche in cui tutti lavorano sodo per venire a capo dei compiti per le vacanze. Insomma, cari insegnanti, non calcate troppo la mano, potrebbe crollare il presepe, venire giù l’albero con tutte le palline e tutte le belle ore del Natale.