Non neghiamo ai bambini la verità e la bellezza del Presepe

Il Presepe mi commuove, riesce sempre a infrangere ogni mia adulta resistenza ai sentimenti più semplici e diretti, quella capanna mi si incastra nel cuore con tutta la sua misteriosa potenza. Ho l’impressione che tutta la grande arte discenda in qualche modo dal presepe, che sia cioè una riproposizione ogni volta diversa dell’infinito che si manifesta nel finito. Le bottiglie di Morandi, le ninfee di Monet, i Karamazov e i barboni di Godot, la cupola di Michelangelo e i rarefatti versi di Ungaretti e tutte le meravigliose esperienze artistiche che facciamo nel corso della nostra vita sono la riproposizione di quel miracolo accaduto a Betlemme. Ogni scheggia di vita, ogni poesia davvero ispirata, ogni fremito estetico contengono una luce infinita, il mare che per un attimo prende posto nel bicchiere.

L’arte autentica è solamente questo: una confluenza del tempo e dell’eternità, dunque una rivelazione che ha sempre a che fare con il senso profondo del nostro breve trascorrere nel mondo, del nostro perenne desiderio di trovare un senso più vasto. Trovo quindi assurdo negare ai bambini delle scuole italiane questa visione, questa esperienza. L’umiltà del presepe è la premessa della rivelazione. La verità si presenta solo là dove ogni superbia cade, dove l’amore ha scandalosamente cancellato ogni vanità. Per un momento, un pomeriggio, un inverno bisogna sentirsi perduti, fragili, vulnerabili, indifesi, soli come una bottiglia vuota, come un fiore che galleggia sull’acqua, come un ragazzo che non sa più cosa fare, dove andare. E allora può accadere che un sentimento di infinito allaghi quello smarrimento, che una stella si posi sulla nostra stalla desolata.

Il presepe è il mondo intero? - L’arte - ma la vita intera, direi - sta tutta in questa epifania, nella scoperta che la nostra insensatezza è contenuta in un senso assoluto, che la nostra debolezza è la premessa e la sostanza della rivelazione e di ogni bene. Tutto ciò è raccontato meravigliosamente dal presepe. Nel freddo e nella povertà Dio diventa mondo, vita, felicità. La paglia è il nostro oro, il fiato caldo di un bue e di un asino sono il vento che ci porta. Negare ai bambini questo sublime e poetico insegnamento significa rubargli ogni dolcezza. La stalla contiene l’assoluto, il finito contiene l’infinito, la verità e la bellezza stanno nell’imperfezione. Il presepe è il mondo intero, così fangoso e gelido eppure pieno di amore e di senso, di doni generosi.