Dare il voto ai sedicenni ha senso?

Da qualche tempo si è ripreso a parlare del voto ai sedicenni, c’è chi sostiene che siano pronti per mettere croci e nomi sulle schede, per scegliere chi dovrà governare città, regioni, il paese intero. Sono svegli, moderni, responsabili, dice qualcuno, in Austria i ragazzi di sedici anni votano tranquillamente, e l’Austria è un paese civile, dove tutto funziona, dove la democrazia è sana e forte. Sarà. Probabilmente esiste qualche sedicenne che segue con passione la politica, che legge i giornali, segue i dibattiti, approfondisce i temi: probabilmente esistono anche i marziani, peccato che non riusciamo a incrociarli in incontri del terzo tipo. In realtà ai ragazzi italiani di questa generazione, e direi anche di quella precedente e immagino anche della prossima, della politica non importa assolutamente niente: ma proprio niente, zero assoluto.

Se governassero i filosofi di Platone, oppure i militari, o zia Peppina e zia Adele o anche Gerry Scotti e Linus, sarebbe quasi uguale. Chi vuol dare il voto ai sedicenne, si faccia un giro nelle nostre scuole e ponga qualche domanda di politica spicciola ai ragazzi, che so, chi è il Presidente della Repubblica, chi è il Presidente del Consiglio, cosa significa destra e cosa significa sinistra, cos’è il liberismo, il socialismo, il fascismo. Venga e domandi tranquillamente, ascolti le risposte. E però io dico: non c’è niente di male a non avere certe nozioni a sedici anni, in fondo si va a scuola per imparare, e il percorso della conoscenza è lungo, ha tappe, stazioni, diversi momenti di crescita. Non si può pretendere che un ragazzino sia laureato in dottrina dei partiti politici, in filosofia morale, in storia del Novecento e così via.

Un sedicenne deve studiare, innamorarsi, giocare, guardare, pensare. Non è il caso di scaricargli sulle spalle responsabilità esagerate. Lasciamo i sedicenni in pace, diamo loro tutto il tempo che serve per diventare adulti pensanti e partecipanti. Non li obblighiamo a un teatrino ridicolo, non li costringiamo a fare discorsoni plitici, a motivare, a incartarsi in ragionamenti che non li riguardano ancora. Lasciamoli alla loro bella e confusa età, i loro ormoni ruggenti, alle loro emozioni, non trasformiamoli in “grandi” da burletta. Piuttosto ci si potrebbe chiedere: ma invece di dare il voto ai nostri simpatici sedicenni, non sarebbe il caso di toglierlo a tanti adulti mascalzoni, ignoranti, mafiosi, opportunisti, analfabeti della cosa pubblica? La democrazia si basa sulla conoscenza, e oggi mi sembra che troppa gente sia felice di non sapere un tubo.