Record di turisti in Giappone. Ma la sfida per accoglierli è ancora aperta

I numeri del turismo in Giappone sono da record. Nel 2015 sono stati quasi 20 milioni coloro che hanno visitato il paese del Sol Levante. Una cifra che ha superato tutte le aspettative e che sta portando il governo giapponese a rivedere le stime che indicavano quel traguardo nel lontano 2020. Ma il paese dei robot e delle auto elettriche non sembra ancora del tutto preparato per un flusso così massiccio di turisti. Al punto che il governo sta già studiando le strategie per superare una serie di gap che certo non si addicono a una super-potenza tecnologica.

Le cifre parlano del 50% in più di turisti rispetto all'anno precedente, il 2014, e più del doppio rispetto a quelli arrivati in Giappone nel 2012. Merito certe delle politiche di attrazione del Primo ministro Shinzo Abe, ma anche di una moneta locale più debole e di un calo delle tariffe dei voli verso il Giappone. I turisti stranieri, la metà di loro proveniente dalla Cina, l’anno scorso hanno speso la cifra astronomica di quasi 27 miliardi di euro. Quasi la stessa cifra che il paese ricava dalle esportazioni di ricambi auto, ha detto martedì un funzionario governativo. “E’ ragionevole pensare che possiamo puntare ai 30 milioni di visitatori per il 2020 contando sull’onda lunga delle Olimpiadi che si svolgeranno a Tokyo”, ha aggiunto.

Eppure, a partire dal numero delle camere d’albergo, il Giappone è impreparato. "La mancanza di luoghi di soggiorno potrebbe essere un collo di bottiglia per il raggiungimento dei suoi prossimi obiettivi", ha detto Shunpei Fujita, economista presso l’istituto di ricerca Mitsubishi UFJ. Inoltre, secondo alcuni, l’incertezza dell’economia cinese potrebbe frenare da qui in avanti i numeri del turismo. Tokyo, la megalopoli da 30 milioni di abitati, Kyoto, l’antica capitale imperiale, il monte Fuji e Osaka le mete preferite. Una concentrazione di luoghi in un’area relativamente piccola del paese.

Prima delle Olimpiadi di Tokyo 2020, il Giappone dovrà affrontare la carenza di 41mila camere d'albergo, che richiederebbe, per essere colmata, un investimento di quasi 4 miliardi di euro, secondo una ricerca del Mizuho Financial Group, una delle tre grandi banche del Giappone. Per ora, l'agenzia del turismo giapponese ha stanziato diverse decine di milioni di euro per rinnovare le camere esistenti, rafforzare le informazioni in lingua inglese presso gli uffici turistici, promuovere le zone più periferiche del paese, e incoraggiare l'uso dei minpaku, l’affitta camere private, con prezzi più accessibili rispetto ai tradizionali alberghi.
Secondo Airbnb, un servizio internazionale di stanze a noleggio online, gli annunci delle camere in Giappone sono raddoppiati ogni anno dal 2010.

Uno degli ostacoli riscontrati sta nelle esigue dimensioni delle camere tradizionali giapponesi, dove si entra sempre senza scarpe per non rovinare il tatami, il pavimento di paglia caldo d’inverno e fresco d’estate, e dove il letto, il futon, è un austero materasso alto pochi centimetri. Alcune norme sull’accoglienza ospiti non potevano certo essere tralasciate dalla scrupolosa società giapponese. La maggior parte dei possessori di case che intendono darle in affitto non possiede una regolare licenza, e stanno diventando sempre di più una sfida ai governi locali. Un esempio? Nella circoscrizione di Ota, a Tokyo - 700mila abitanti nella zona dell’aeroporto Haneda - il mese scorso è stato approvato un regolamento per i minpaku relativo alle dimensioni delle camere, lunghezza dei letti e durata del soggiorno. Tutto deve essere a “misura” di turista straniero.

Nel paese dove la puntualità è sacra, non poteva nemmeno mancare uno sguardo ai tempi di attesa nelle code degli aeroporti. Troppi i 38 minuti attuali all’aeroporto di Kensai e i 51 a Naha. La richiesta del governo è abbassarli di almeno 20 minuti. Detto, fatto. Ci penseranno i nuovi agenti, circa sessanta, che i due aeroporti hanno intenzione di assumere nelle prossime settimane.

Ma il gap più grande resta quello dell’utilizzo delle carte di credito. Molti, troppi, negozi e ristoranti accettano solo contanti. Il che complica molto le vacanze ai turisti. Anche trovare Atm non è semplicissimo. Tre delle più grandi banche giapponesi hanno cominciato solo di recente a prendere misure per facilitare l’utilizzo dei bancomat anche agli stranieri, aggiornando i propri sportelli dopo anni di pressione da parte del governo.

?

?