Mentire sapendo di mentire: breve storia di devozione alla “casta” ecclesiastica-militare

Non è la prima volta che l'emendamento presentato dai parlamentari radicali in materia di retribuzione dei cappellani militari viene dichiarato inammissibile dalla Presidenza della Camera, e recentemente anche da quella del Senato. L'ultimo caso è stato quello della proposta emendativa n. 4.6 al ddl 5569, disegno di legge sulla revisione dello strumento militare.

Se durante la discussione nell'Aula del Senato del ddl 3271 “pro industria bellica”, tanto caro al Ministro Di Paola e ora anche al Presidente Napolitano, lo stesso identico emendamento è passato nel giro di poche ore da “ammissibile” a “inammissibile”, con una motivazione sorprendentemente priva di ogni fondamento giuridico e degna del peggiore leguleio di regime, la cosa che sconcerta - e che però rende evidente la prostrazione e l'estrema devozione della partitocrazia alla sacralità della “casta ecclesiastica-militare”-, sono le parole del Presidente della IV^ Commissione (Difesa) della Camera che, forse anche con religiosa convinzione, ha affermato che «Risulta in ogni caso inammissibile l'emendamento Maurizio Turco 4.6. in conformità alle precedenti pronunce relative a emendamenti di identico contenuto, in quanto reca disposizioni riferite al trattamento economico dell'ordinario militare, le quali, incidono su un'intesa tra il Governo italiano e la CEI».

Anche in questo caso una giustificazione che non regge all'evidenza dei fatti. Sulla questione non esiste, ad oggi, alcuna “intesa” tra Governo italiano e CEI e le norme mi danno ragione e vi spiego il perché.

L'Ordinariato militare fino al 9 ottobre 2010 era disciplinato da alcune norme (legge 1 giugno 1961, n. 512; decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490; decreto legislativo 28 giugno 2000, n. 216), poi abrogate dal decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 che all'Art. 17 (Servizio di assistenza spirituale) recita testualmente: «1. Il Servizio di assistenza spirituale alle Forze armate, istituito per integrare la formazione spirituale del personale militare di religione cattolica e disimpegnato da sacerdoti cattolici in qualità di cappellani militari, fino all'entrata in vigore dell'intesa prevista all'articolo 11, comma 2, dell'Accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato Lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, ratificato e reso esecutivo con la legge 25 marzo 1985, n. 121, è disciplinato dal presente codice e, in particolare, dal titolo III del libro V.». Il testo dell'articolo è stato modificato integralmente dal decreto legislativo 24 febbraio 2012, n. 20 e il testo originale stabiliva che «1. Il Servizio di assistenza spirituale alle Forze armate, istituito per assicurare l'esercizio delle pratiche di culto del personale militare di religione cattolica e disimpegnato da sacerdoti cattolici in qualità di cappellani militari, e' disciplinato dal titolo III del libro V. ».

Il citato comma 2 della legge 25 marzo 1985, n. 121 stabilisce che «L'assistenza spirituale ai medesimi è assicurata da ecclesiastici nominati dalle autorità italiane competenti su designazione dell'autorità ecclesiastica e secondo lo stato giuridico, l'organico e le modalità stabiliti d'intesa tra tali autorità.». La recente riformulazione dell'articolo 17 conferma chiaramente che "l'intesa" a cui fanno riferimento le diverse Istituzioni parlamentari non esiste. È di la da venire, e il voler ancora, a tutti i costi, imporre allo Stato di sostenere le spese per il mantenimento dei cappellani militari, delle loro “ottime” pensioni e della gestione degli uffici dell'Ordinariato, è solo una scelta politica perpetrata a danno dei cittad,ini.

Sostenere contrariamente alla legge e al diritto, come hanno fatto alcuni parlamentari, che la disciplina del trattamento economico dei cappellani militari sia tra le questioni tutelate dal Concordato, e quindi indirettamente elevata a norma di rango costituzionale, dimostra chiaramente una scarsa conoscenza della materia. L'emendamento dichiarato inammissibile non incide in alcun modo sul Concordato perché non modifica alcuna “intesa”, che di fatto è inesistente.

La proposta emendativa vuole semplicemente modificare, e nell'interesse dello Stato, una materia che sottrae ingenti risorse dalle tasche dei cittadini. Un decreto legislativo è facilmente modificabile con una legge ordinaria. Voler insistere nel dichiarare inammissibile l'emendamento equivale a “mentire sapendo di mentire”. Come si può incidere su qualche cosa che non esiste? Bocciarlo poi significa voler fare un regalo di oltre 15 milioni di euro all'anno alla casta dei preti-militari. Un regalo ingiustificato che si aggiunge a quello miliardario dell'otto per mille.

La laicità dello Stato è stata ancora una volta vittima degli interessi partitocratici. Per adesso lo stipendio dei cappellani militari è salvo, e il popolo paga.

I preti-militari potranno distribuite le “indulgenze” ai membri dell'altra casta: la partitocrazia.


L'emendamento dichiarato inammissibile:

Al comma 2, dopo la lettera a), aggiungere la seguente: a-bis) l'articolo 1621 è sostituito dal seguente:

1621.(Trattamento economico dell'Ordinario militare, degli ispettori e dei cappellani militari) 1. Al personale del servizio assistenza spirituale non compete il trattamento economico a carico dello Stato, ovvero del Ministero della difesa. 2. In coordinamento con l'Ordinariato militare, il trattamento economico e previdenziale del personale del servizio assistenza spirituale è assicurato dalla diocesi dell'ambito territoriale del comando militare.

4.6.?Maurizio Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Zamparutti.