Forze dell'ordine e cittadini, due facce disperate della stessa medaglia: un paese verso il caos

Le botte al manifestante riprese e diffuse ormai da quasi tutti i media come se fosse l'ennesima notizia del giorno sono destinate a durare poco più di un edizione, poi scivoleranno nelle pagine di fondo della cronaca cittadina. Notizie scomode che dopo la Diaz si ripetono ormai ad ogni manifestazione. E se cambiassimo il nostro punto d'osservazione? Non tanto per una diversa visuale in cui inquadrare il poliziotto “cattivo” o il manifestante colla spranga in mano, o per poter ipotizzare una angolazione che potrebbe farci vedere il candelotto lacrimogeno rimbalzare nella parte interna della finestra ministeriale e piroettare fuori verso il basso come impazzito, ma per comprendere se, e a chi, convenga continuare fino alla nausea a replicare scene di guerriglia urbana che ormai fanno parte della quotidianità e forse non appassionano più nessuno, nemmeno i tuttologi o gli opinionisti. 

Scene che lasciano spazio alla riflessione. Provate a immaginare perché questi gruppi di manifestanti, quasi sempre composti anche da persone normali  (studenti, operai, impiegati) all'improvviso si trasformano in ondate di contestatori esasperati e violenti, istintivamente organizzati e addestrati alla guerriglia urbana, e altrettanto improvvisamente poi scompaiono mimetizzandosi fra quelli che, invece, in quella giornata di “civile” protesta avevano riposto la speranza di poter lanciare un messaggio. Provate a immaginare le motivazioni degli altri, i cittadini in divisa, quelli che dietro uno scudo o sotto un casco, schierati a difesa delle istituzioni pregano e imprecano perché tutto finisca presto e senza incidenti, mentre forse si scoprono a domandarsi se ne valga la pena di difendere uno Stato che li paga 6 euro e mezzo all'ora per prendere sputi e insulti, quando gli va bene.

Poi parte il primo sasso, la prima bottiglia e quasi contemporaneamente dalla parte opposta quelle grida: “serrate”, “caricate”; che preludono allo scontro fisico. Botte, cariche e ritirate che si ripetono secondo schemi sempre uguali. Sui due fronti opposti c'è chi ha esperienza da vendere e cicatrici che faranno sempre male. Poi tutto finisce e inizia la conta. Quella ufficiale riporta numerosi poliziotti, carabinieri e manifestanti feriti, arrestati. Dall'altra parte della barricata restano solo i cocci delle bottiglie di birra e l'ennesima occasione persamentre le agenzie di stampa iniziano a riportare i comunicati di solidarietà che i rappresentanti delle istituzioni e quelli politici rivolgono alle Forze dell'ordine o ai manifestanti arrestati, secondo la convenienza che l'appartenenza politica detta prima di ogni campagna elettorale. 

Queste scene e questi epiloghi ormai li conosciamo tutti, l'indignazione “pelosa” del politicante di turno e la strumentalizzazione ad arte. Come sempre la maggior parte degli italiani finisce col focalizzare l'attenzione sul fatto che un lacrimogeno possa essere stato sparato da o contro una finestra, se sia meglio un numero o un codice a barre per identificare il poliziotto “eccessivo”. Così le ragioni della protesta passano in secondo piano e il poliziotto è violento come il manifestante. Ma di chi e quali ragioni che li hanno portati su quella piazzanessuno ne parla, non fa notizia. 

Forse sarebbe anche ora di domandarsi se invece non si siano trovati a fronteggiarsi soltanto dei cittadini esasperati: gli uni dalla mancanza di lavoro, dalle tasse e da un futuro sempre più incerto, e gli altri con i medesimi problemi e con l'aggiunta dell'essere costretti a combattere i primi senza mezzi e risorse per difendere quelle “istituzioni” che a ben vedere sono complici e mandanti dei violenti. Sicuramente poliziotti e manifestanti sono le facce di una stessa medaglia.Le ragioni della protesta sono frutto di una classe politica malsana e putrescente che contrappone abilmente il “dovere” degli uni ai “diritti” degli altri e sarebbe sciocco negare che oggi molti sperano che prima o poi i due lati della piazza si uniscano per ridare un senso al paese.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Sciopero generale - Corteo Cobas e studenti
Nella foto Scontri con la Polizia sul Lungotevere
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