Revisione dello strumento militare: la vera festa ai militari l'hanno fatta i senatori

Il 3 luglio scorso ho affermato che i tagli al bilancio e la riforma pensioni sono atti necessari, "ma prima bisogna realizzare la revisione dello strumento militare e l'unificazione delle forze di polizia". Il concetto è stato tradotto in emendamenti: gli hanno presentati al Senato nell'ambito della discussione del disegno di legge sulla delega al governo,  i parlamentari radicali Perduca e Poretti. Il 6 novembre ho quindi ascoltato tutta la discussione che si è svolta nell'aula di Palazzo Madama: sarebbe stato meglio leggere il resoconto stenografico se non altro avrei evitato l'imbarazzante "ignoranza" di alcuni senatori. ?

La conclusione della discussione e del voto sono apparse scontate fin dall'inizio della mattinata. A cominciare dalle affermazioni del Ministro di Paola, abilissimo oratore e comandante di truppe, capace di imporre ai subalterni senatori il suo diktat e quello dell'industria bellica nazionale, passando dalle elucubrazioni mentali di una commissione permanente (bilancio) che si è spinta fino a reinventarsi il senso dell'articolo 81 della Costituzione per cassare degli emendamenti presentati dai senatori radicali Perduca e Poretti che in realtà avrebbero introdotto dei tagli di indennità dei vertici e sprechi, e non dei costi aggiuntivi, per finire alla volta dei relatori proni al Governo.

Ovviamente l'Aula non è stata da meno e alla faccia dei bei discorsi buttati al vento solo lo scorso 4 novembre in occasione della festa delle Forze Armate ha respinto tutte le proposte del gruppo radicale. In buona sostanza: nel corso della seduta è stata fatta la festa ai militari, ma i regali, però, sono andati solo ai generali (alcuni, come presidenti di Cocer, hanno avuto il coraggio di lamentarsi preventivamente).

Da molto tempo sostengo che per rendere concreto il processo di revisione dello strumento militare si sarebbero dovuti tagliare gli sprechi nell'interesse del paese, invece il Senato ancora una volta ha posto particolare attenzione a non urtare le sensibilità più altolocate, salvando così gli interessi dei generali o comunque gli affari dei vertici militari, senza considerare che il complesso degli emendamenti proposti avrebbe portato nelle casse dello Stato oltre 4,5 miliardi di risparmi.

E' chiaro che ciò che per noi ciò che è ovvio e logico non lo è per la partitocrazia in cui militano e sono presenti proprio gli ex generali. Inoltre, tanto per non esulare dal tema delle incomprensibili illogicità che regolano l'attività del Senato, nella ripresa pomeridiana dei lavori la presidenza ha dichiarato inammissibile l'emendamento, sempre dei senatori radicali Perduca e Poretti, volto a porre il trattamento economico dei cappellani militari a carico della chiesa e non del bilancio della Difesa. La proposta era stata accantonata durante la discussione antimeridiana a seguito di un accesso dibattito che visto gli appassionati interventi in dissenso di alcuni senatori: sono sembrati quasi sul punto genuflettersi e battersi il petto per allontanare il pericolo di una scomunica. La provvidenza divina non ha limiti e sicuramente molta influenza. Quel diabolico emendamento che era ammissibile fino alla ripresa dei lavori pomeridiana poi è stato poi dichiarato inammissibile perché a seguito dell'interpretazione dell'ultimo momento fatta dagli esperti della presidenza andrebbe ad incidere sui patti tra lo Stato Italiano e il Vaticano.

Per dovere di cronaca riporto l'emendamento incriminato: Al comma 2, dopo la lettera b), aggiungere la seguente: «b-bis) l'articolo 1621 è sostituito dal seguente: "1621. - (Trattamento economico dell'Ordinario militare, degli ispettori e dei cappellani militari) - 1. Al personale del servizio assistenza spirituale non compete il trattamento economico a carico dello Stato, ovvero del Ministero della Difesa. 2. In coordinamento con l'Ordinariato militare, il trattamento economico e previdenziale del personale del servizio assistenza spirituale è assicurato dalla diocesi dell'ambito territoriale del comando militare"».

Un'interpretazione di comodo quella della presidenza. Una dichiarazione di inammissibilità intervenuta "in extremis" per evitare il rischio che l'emendamento fosse approvato e che quindi la casta dei cappellani perdesse i suoi privilegi e i benefici per oltre 10 milioni di euro che gli pagano i cittadini italiani. Ancora una volta il pressapochismo della politica dei politicanti si è rivelato in tutta la sua assurdità salvando gli affari dei generali e la paga dei cappellani militari e ignorando i reali sprechi e le esigenze dei militari tra cui quelli ammalatisi o morti a causa dei vaccini e dell'uranio.

Il complesso del provvedimento e solo una razionalizzazione della truppa per difendere privilegi e affari di generali e industrie belliche nazionali. Adesso il testo di questa ennesima legge "ad industria" passerà alla Camera, e poi finalmente sarà legge, con buona pace di coloro che supinamente continueranno a bocciare le nostre proposte di razionalizzazione della spesa per ricevere dai generali quella pacca sulla spalla di cui ormai anche i militari della truppa ne fanno volentieri a meno, se non altro per non sentirsi presi per i fondelli.

Il ministro della Difesa, Giampaolo di Paola (foto Mauro Scrobogna/LaPresse)?

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