Il Cocer GdF scende in piazza, mentre altri parlano ancora di "ideale partecipazione all'esercizio di un diritto"

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", lo recita il primo comma dell'articolo 21 della Costituzione. Eppure nel 2012, nel terzo millennio, vi è ancora una categoria di cittadini italiani ai quali sembra essere impedita ogni forma di "manifestazione": i militari. Dico "sembra" perché, se nei fatti ogni volta che la situazione politica ed economica spinge le masse a manifestare pubblicamente il dissenso o il favore verso questo o quel governo, politico o gerarca, loro - i militi - si limitano a striduli comunicati stampa ma si astengono timorosamente dal partecipare ad ogni iniziativa che richieda il classico "metterci la faccia". Anzi lo fanno solo idealmente. Domani (23 ottobre) gli appartenenti alle forze di polizia, con in testa i loro rappresentanti sindacali manifesteranno contro l'ennesima manovra finanziaria, l'ennesimo boccone amaro che non riescono a digerire.

A prescindere dalle loro motivazioni, che sono certamente importanti ma che qui non interessano, va fatto notare a chi ha la pazienza di leggermi che nei giorni scorsi le sezioni del Cocer dei Carabinieri, dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, quella specie di organismo rappresentativo che la legge impone ai militari, precludendogli di fatto ogni possibile esercizio di quei diritti che la Costituzione stessa gli riconosce a tutti e che non vieta, hanno scoperto un nuovo modo di manifestare il proprio dissenso: "l'ideale partecipazione". E chiaro che questi impavidi difensori dei diritti dei militari, che nei lunghi mesi della cruenta campagna elettorale (finita solo il 15 luglio con un risultato pietoso) hanno sciorinato proclami a iosa, ora fanno un po' ridere con la loro "ideale partecipazione" all'esercizio di un diritto.

E mentre loro idealizzano la Costituzione gli appartenenti a una differente sezione della medesima rappresentanza militare, il Cocer della Guardia di Finanza, scendono in piazza in modo reale e con il concreto supporto di tutto il personale rappresentato che, per far ciò, si è preso un giorno di congedo dal servizio. Si perché loro - i finanzieri - come del resto tutti i militari, possono manifestare liberamente osservando determinate condizioni: liberi dal servizio senza qualificarsi come appartenenti alle Forze armate o ai Corpi armati dello Stato. E ciò al fine di garantire una parvenza di estraneità alle competizioni politiche. Ben più avanti dei loro timorosi colleghi con la divisa verde, azzurra e bianca, il personale della GdF ha deciso - è non credo sia la prima volta - di scendere in piazza. Sicuramente lo faranno sorvegliati a vista dai generali e comunque dai loro vertici che, per quanto possano considerarsi progressisti, sono sempre l'espressione di una militarità che a mio avviso, proprio in quel Corpo, non ha più alcuna ragion d'essere.

Ma questo è un discorso più ampio che mi riprometto di affrontare in un prossimo futuro. Ovviamente quelli della GdF hanno scelto la concretezza per sostenere la ragione delle loro idee, mentre agli impavidi delegati dei Carabinieri, dell'Esercito della Marina e dell'Aeronautica che domani saranno solo "idealmente" presenti alla manifestazione che si svolgerà in numerose piazze d'Italia resterà la certezza di aver nuovamente perso un'occasione per onorare e difendere la Costituzione, il diritto e i diritti. Peccato, sarà per un'altra volta.