Prelievo fiscale, ovvero un'altra ordinaria incostituzionalità di Stato. Chi controlla il controllore?

Spesso le notizie appaiono improvvise e sono trattate con il massimo riguardo solo  quando gli attori sono quelli della "partitocrazia" o quando una "tegola" si abbatte improvvisamente sulle casse dello Stato. Questa volta la tegola ha un nome ben preciso: Corte costituzionale. E non è la prima volta che colpisce lo Stato e le sue leggi che, forse, con un po' più di attenzione - ma anche intelligenza - da parte degli addetti ai lavori, non sarebbero mai state scritte, approvate e infine promulgate in spregio ai principi stabiliti dalla Carta fondamentale su cui si fonda la Repubblica.

Lo scorso 8 ottobre il Giudice delle leggi ha dichiarato l'illegittimità del prelievo fiscale del 2,50 per cento dell'80 per cento della retribuzione dei dipendenti pubblici e quindi ha dato ragione a tutte quelle migliaia di militari e poliziotti che a seguito del nostro invito avevano chiesto alle proprie amministrazioni la restituzione del maltolto ricevendo per risposta un lapidario "non appare che le istanze di cui trattasi possano trovare accoglimento". Per effetto della sentenza della Corte adesso dovranno essere restituire ai dipendenti pubblici le somme che dal 1 gennaio 2011 gli sono state indebitamente trattenute dalla busta paga sotto la voce  "opera previdenza". Un importo mensile che va dai 30 ai 40 euro per i ruoli non direttivi.

A molti, se non a tutti, è sfuggito il fatto che sulla questione del prelievo solo noi, tramite il deputato radicale Maurizio Turco cofondatore del Pdm, già il 5 marzo 2012, condividendo le motivazioni del giudice remittente, avevano presentato una interrogazione  al Presidente del Consiglio dei ministri (4-15185), per conoscere quali immediate iniziative intendesse avviare affinché fosse correttamente applicata la norma nei confronti dei dipendenti pubblici, secondo l'interpretazione data dal tribunale amministrativo regionale della Calabria.  La risposta non è mai arrivata. Che il prelievo fosse illegittimo lo avevamo detto in tempi non sospetti ma nessuno ha saputo ho voluto ascoltarci e quindi adesso non resta che attendere le dovute risposte del Governo e, intanto, però, mi sembra doveroso invitarlo a restituire i soldi, circa 1000 euro - con i dovuti interessi e rivalutazione monetaria – a tutti i lavoratori delle pubbliche amministrazioni, civili e militari, con la stessa rapidità con cui se li è presi dalla loro retribuzione.

Le motivazioni che hanno portato la Corte a dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'articolo 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l'applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall'art. 37, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032, mi inducono concretamente a ritenere che anche il c.d. "blocco dei contratti", di cui si annuncia la prosecuzione fino alla fine del 2014, prima o poi seguirà la stessa sorte. Ciò a conferma – semmai ce ne fosse ancora bisogno – che non sempre chi governa ha ragione. Anzi, ultimamente accade sempre più spesso il contrario ed è una fortuna che l'ordinamento e i poteri dello Stato siano separati e tali che uno – la Corte – possa, nel caso, agevolmente sopperire alle mancanze di altri.

Ancora una volta quell'alta funzione di garanzia sulla legittimità degli atti dello Stato, che dovrebbe essere prerogativa dell'inquilino del colle, sembra essere venuta meno e tale mancanza m'induce a una riflessione – certamente più ampia e quindi da rimandare - sulla necessaria anticipazione del vaglio di legittimità sulle norme prima della loro promulgazione. Un controllo che non può essere rimesso a dei consiglieri che poi, troppo spesso, finiscono col poggiare le loro decisioni sulla convenienza e sull'interesse politico.