Esercito, caporale maggiore denuncia ammanchi di benzina: punito per mancanza di spirito di corpo

E' stato punito per aver denunciato dei presunti illeciti. Questo è quello che è accaduto nelle scorse settimana a un caporale maggiore capo scelto dell'Esercito in servizio presso il 1° reggimento bersaglieri con sede a Cosenza. Il militare ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco una circostanziata denuncia e indirizzarla ai propri superiori, tutti.

In quella lettera, già oggetto di una precedente interrogazione (leggi qui) parlamentare presentata prima della pausa estiva dei lavori parlamentari dal deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm, si legge che «[...] In altre circostanze sono stati coperti ammanchi di gasolio di 200-300-400-500 litri e anche oltre, spostamenti di gasolio per riscaldamenti al posto di gasolio per autotrazione, furti di gruppi elettrogeni, furto di un compressore, furti di batterie e furti continui di materiale alla ditta civile edile, ogni volta che l'officina civile preleva un mezzo per riparazione, rientra quasi sempre con metà serbatoio. [...]».

Nei giorni scorsi il militare è stato processato e punito con la sanzione disciplinare della privazione della libertà per sette giorni perché secondo il suo comandante avrebbe violato alcuni articoli del codice dell'ordinamento militare: non avrebbe seguito la via gerarchica.

La motivazione della "grave" infrazione disciplinare è un assurdo paradosso.  «Graduato in servizio al Distaccamento del reggimento bersaglieri, in data 18 luglio 2012, faceva pervenire una lettera raccomandata, a sua firma, in cui esponeva questioni attinenti il servizio di particolare gravità e delicatezza. La missiva veniva indirizzata al Comandante della compagnia di appartenenza e per conoscenza alla catena gerarchica sovra ordinata ovvero al Comandante di reparto, al Comando della Brigata, al 2° Comando delle Forze di Difesa ed Comando delle Forze Operative Terrestri, non rispettando la via gerarchica ed evidenziando nel contempo un comportamento gravemente lesivo del prestigio e della reputazione del reparto d'appartenenza».

Maurizio Turco ha depositato una seconda interrogazione (leggi qui) , sempre rivolta al Ministro della difesa, in cui definisce «gravemente lesivo dell'onore e del prestigio delle Forze armate il fatto di aver sanzionato il militare che ha avuto il coraggio di segnalare al proprio superiore diretto degli avvenimenti che certamente meritano accurate indagini da parte delle autorità giudiziarie competenti».

Tra le accuse rivolte al caporal maggiore capo scelto vi è anche quella riferita all'articolo 719 (spirito di corpo) del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90. Invero lo "spirito di corpo", secondo la classica definizione, "è il sentimento di solidarietà che, fondato sulle tradizioni etiche e storiche del corpo, deve unire i membri di una stessa unità al fine di mantenere elevato ed accrescere il prestigio del corpo cui appartengono". Non è certo "omertà"!

Infatti, prosegue l'interrogazione, «ci si chiede se tale accusa sia dovuta ad una svista dell'autorità militare che ha inflitto l'incomprensibile sanzione disciplinare, dal momento che essa potrebbe essere interpretata quale monito al destinatario della sanzione affinché, in futuro, non riferisca ad altri gli avvenimenti di cui dovesse venire a conoscenza». Come se si sia voluto dire al militare "i panni sporchi si lavano in famiglia".

Personalmente ritengo ciò che è accaduto sia semplicemente assurdo. È l'ennesima conferma che il lavoro da fare per riportare la legalità e la cultura del diritto negli ambienti militari è ancora lungo e difficile e mi auguro, per il bene delle Forze armate, che il Ministro della difesa intervenga con la massima urgenza e severità per ricondurre l'azione di governo del personale,oggi così  evidentemente "deviata", al più rigoroso rispetto di quei chiari principi di legalità e trasparenza che ad ogni livello devono caratterizzare l'azione amministrativa.