Google Maps: scopre i "segreti" e la "mondezza" di uno Stato che non c'è

Nel giugno del 2009 con una interrogazione parlamentare (pubblicata qui) incentrata sul più potente motore per la ricerca di informazioni e dati, disponibile gratuitamente sul web, “Google”,  evidenziavamo all’allora Ministro della difesa, Ignazio La Russa, come tutte le istallazioni militari presenti sul territorio dello Stato italiano fossero – e lo sono ancora oggi - visibili con dovizia di particolari da parte di chiunque.

Basta consultare un normale elenco telefonico e digitare l’indirizzo nella barra del motore di ricerca di "Google Maps" e con un po’ di pazienza è possibile identificare, basi missilistiche, depositi di munizioni e carburanti, centri radar, centri di trasmissione radio, aeroporti, basi navali e quanto altro d’interesse militare e strategico. Installazioni che certamente meriterebbero una tutela più appropriata, o almeno la “logica” suggerirebbe questo.

Il 18 gennaio 2010 La Russa ci ha finalmente fatto pervenire la sua risposta (sempre pubblicata qui) con la quale, ci ha prontamente – dopo oltre sei mesi - informato che quanto da noi segnalato  “È un fatto di comune dominio” e che “risponde pertanto a verità il fatto che siano visibili da parte di chiunque, con dovizia di particolari, anche installazioni militari presenti sul territorio dello Stato italiano.”. Evviva.

Il ministro si è poi voluto dilettare in alcune considerazioni che, più che chiarire il problema e rispondere nel merito alle domande rivoltegli (cosa ha fatto per garantire la riservatezza ?), hanno evidenziato chiaramente che la questione “sicurezza” nel nostro paese è lasciata al caso, o meglio alla speranza che non succeda mai nulla. Un po’ come a dire: “speriamo che io me la cavo”. E intanto la sovranità dello Stato può tranquillamente essere messa da parte difronte agli interessi commerciali, al cospetto dei quali pure la legislazione vigente – come ha sottolineato lo stesso La Russa - sembra essere impotente.

 “Dall'altro, – si legge nella risposta del Ministro - ci si è resi conto che l'impostazione limitativa della libertà di informazione sia nei rapporti cittadini-Stato, sia nei rapporti fra gli Stati, era in netto contrasto sul piano interno, con la crescente richiesta di trasparenza, e sul piano internazionale, con l'obiettivo di creare un clima di reciproca fiducia, basata sul massimo livello di visibilità, nonché di salvaguardare la libertà commerciale, oggetto di precisi impegni previsti dai trattati della Comunità europea.”.

Benissimo questa affermazione è segno della più condivisibile “idea liberale”, ma non posso fare a meno di affermare che sarebbe stato opportuno, almeno in quei casi di istallazioni particolarmente sensibili come lo sono ad esempio i depositi di munizioni, chiedere a Google di provvedere al loro mascheramento. Cosi non è stato e quindi chiunque può tranquillamente venire a conoscenza della loro esatta ubicazione e, con un po’ di esperienza, capirne l’architettura, la tipologia di materiale custodito, i sistemi di difesa passiva e gli eventuali “buchi” (vedi qui e qui, sono solo due esempi delle centinaia possibili in Italia).

La garanzia della libertà commerciale, che inevitabilmente si trascina dietro quella dell’informazione, se da un lato rischia di mettere in pericolo determinati aspetti della sicurezza del paese, perché rende immediatamente disponibili a chiunque delle immagini sufficientemente realistiche e aggiornate, al contrario di quanto vuol far credere il ministro, dall’altro ci fa oltrepassare quel muro di riservatezza che rappresentano le rigide regole di accesso alle installazioni militari. Le recinzioni e i muri diventano improvvisamente trasparenti e può capitare di scoprire, tra le piste di atterraggio di un aeroporto, delle vaste aree adibite a discarica di rifiuti o deposito di mezzi vecchi e inutilizzati o ancora aerei da buttare (vedi Aeroporto militare di Pratica di mare, Pomezia - Roma).

Google come tutte le cose tecnologiche di questo mondo ha i suoi pregi e i suoi difetti e in questo caso i depositi munizioni e le discariche militari sono le due facce della stessa medaglia. Una che può rappresentare un pericolo per il paese e l’altra, invece, che può servire al paese e alla salute dei cittadini. Insomma, “la conoscenza della disponibilità delle informazioni da parte di organizzazioni potenzialmente ostili, consente agli stessi responsabili per la sicurezza dei siti di predisporre le opportune misure di protezione” ha affermato convintamente il Ministro della difesa a conclusione della sua risposta.

Chissà, forse non ai terroristi, ma a coloro che abitano in prossimità di caserme, aeroporti o altri enti militari potrebbe venire la curiosità e la voglia di farsi un viaggetto all’interno di quell’istallazione impenetrabile che hanno sempre visto da fuori. Con Google è possibile superare virtualmente la recinzione e magari accorgersi che proprio a pochi passi da casa loro c’è una bella discarica abusiva protetta da un cartello giallo con sopra la scritta: “Divieto di accesso zona militare”.

E se ciò dovesse accadere non sarebbe comunque una novità, visto che le cronache riportano numerosi avvenimenti simili: da quello venuto alla ribalta lo scorso 24 novembre 2010 quando i piacentini hanno scoperto che proprio nella loro città un generale e due marescialli dell’esercito erano finito davanti ai giudici per aver “creato” due discariche abusive presso aree militari del Polo di mantenimento pesante nord (interrogazione e risposta del Ministro della difesa), al più recente caso del poligono sardo di Perdasdefogu - Salto di Quirra.

(Foto Patrizia Fiori)