L'insegnamento “omofobo” del generale Clemente Gasparri. L’apparenza inganna: il “re” è sempre più nudo

Mai come oggi la frase “il re è nudo” si è attagliata alla condizione delle forze armate italiane, all’Arma dei carabinieri. Non mi riferisco alla disastrosa situazione economica, né a quella degli esuberi o delle spese folli per gli armamenti, ma ai “diritti e al diritto” che ogni cittadino può vantare ed esercitare nel pieno rispetto della Carta costituzionale. Nelle scorse settimane alcuni avvenimenti si sono incrociati. Fatti apparentemente senza alcun legame, distanti e distinti, come si usa dire, dalla realtà quotidiana di 109.000 cittadini “carabinieri”.

La militarità dell’Arma, estesa all’estremo irrazionale, è balzata alle cronache con l’infelice “exploit” del generale Clemente Gasparri (fratello del più noto parlamentare pidiellino) e con la questione del manuale per il concorso dei marescialli contenente un evidente ed esasperato insegnamento “omofobo”. Questi due episodi hanno scatenato una ridda di proteste e anche interrogazioni parlamentari alle quali il vertice della Benemerita non sembra aver dato alcun peso.

Il primo, Vice Comandante Generale dell’Arma : «Bene! Chi si è dato la morte lo ha fatto senza motivo, senza dare o lasciare spiegazioni. Come si può affidare a queste persone "psicolabili" la sicurezza delle nostre comunità nazionali? Ammettere di essere gay, magari facendolo su un social network, come un graduato della Guardia di Finanza, non è pertinente allo status di Carabiniere.».

 Il secondo il manuale per la preparazione al concorso per maresciallo dell’Arma: inserisce l'omosessualità tra le principali degenerazioni sessuali accanto all'esibizionismo, al feticismo, al sadismo, al masochismo, all'incestuosità, alla necrofilia ed alla zoofilia.

Eppure rileggendo le affermazioni del “generale” riportate dagli organi di stampa e quello scritto sul “manuale” è evidente la perfetta sintonia, che cozza violentemente con la dichiarazione «L'Arma dei Carabinieri è in prima linea nella difesa di tutti diritti, come testimoniano concretamente sia le quotidiane attività sul territorio per garantire i cittadini da ogni forma di discriminazione e di violenza, sia i programmi di insegnamento per tutto il personale, ove trovano ampio risalto i diritti umani e la loro assoluta tutela».

Se veramente le cose stessero come afferma il Comando Generale dell’Arma allora non trovano spiegazioni tutti quei ricorsi per rivendicare i diritti che proprio i carabinieri rivolgono contro l’Arma, ne ci sarebbero stati tutti quei casi di suicidio. Forse gli appartenenti all’Arma non sono anch’essi cittadini meritevoli delle stesse tutele e garanzie? A questo punto mi sembra chiaro che non lo sono. Loro sono soltanto i fedeli servitori dello Stato: un numero di matricola.

L’Arma è l’istituzione più amata dagli italiani, l’Arma è efficienza e professionalità, l’Arma è l’Istituzione “ove trovano ampio risalto i diritti umani e la loro assoluta tutela”. Questo è quello che i vertici vogliono far credere a chi guarda l’Arma da fuori e riesce a vedere solo il “vestito” che i generali le cuciono addosso.

Ho imparato a conoscere i carabinieri, ascolto le loro storie, i loro disagi, faccio mie le loro rivendicazioni di giustizia sociale e di equità. Come il bambino della favola di Andersen “I vestiti nuovi dell'imperatore”, riesco a vedere oltre l’illusione dei generali: il re è nudo. L’Arma rischia di implodere se il prossimo Comandante Generale non avrà la saggezza e l’umiltà di ascoltare il grido di dolore che si leva incessante da ogni carabiniere.