Militarità deviata: quando i valori su cui l'arma si fonda sono assenti

Sabato scorso un articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano, dal titolo "L’altro Gasparri: "Gay sì, ma è vietato dirlo. Lezione-show alla scuola carabinieri del Generale Clemente, fratello di Maurizio" ha attirato la mia attenzione per le sconcertanti elucubrazioni dialettiche e mentali del generale Clemente Gasparri, che è anche il Vice comandante dell’Arma dei carabinieri.

L’articolista ha riportato in virgolettato le affermazioni di Gasparri, ma quelle che maggiormente rendono l’idea di chi sia realmente il personaggio che occupa il secondo posto al vertice dell’Arma dei carabinieri sono: "Bene. Chi si è dato la morte lo ha fatto senza motivo, senza dare o lasciare spiegazioni.  Come si può affidare a queste persone "psicolabili" la sicurezza delle nostre comunità  nazionali?" e ancora "Gli ufficiali del Ruolo Speciale che fanno il ricorso, i giovani ufficiali dell`applicativo che fanno istanze per avvicinarsi alla famiglia, gli omosessuali che ostentano la loro condizione, sono in sintesi tutti passeggeri sciagurati dellantico treno, potenzialmente responsabili della sporcizia o del deragliamento", "II Comandante Generale è una persona seria, che cammina da solo con il suo autista, non come il capo della Polizia che cammina con la scorta e una fila di macchine avanti e dietro.  Che cambia tra i due? Il Comandante Generale è, forse, meno importante del capo della Polizia?", "Sono stato più volte chiamato dai magistrati come persona informata sui fatti, lo non ho paura di loro e loro lo hanno capito, e se lavorassero di più non avrebbero di certo tanto arretrato".

Ora, lungi da me l’idea di polemizzare con un simile personaggio, mi domando il perché di queste affermazioni così esasperate, addirittura offensive. Forse al generale non sono andate giù le ultime interrogazioni che sono state presentate proprio sulla morte dell’ufficiale suicidatosi a Brescia e sulle rivendicazioni degli ufficiali del ruolo speciale che hanno osato denunciare alla commissione del Parlamento Europeo l’irragionevole discriminazione che esiste tra gli ufficiali appartenenti al ruolo normale e gli appartenenti al ruolo speciale dell'Arma dei Carabinieri. 

È difficile riuscire ad immaginare che un generale - che dicono essere molto importante - si lasci andare a simili affermazioni. Sarà stato il caldo di questi giorni oppure il timore che i vertici dell’arma nutrono verso la possibile smilitarizzazione quindi lo smacco di dover finire sotto le dipendenze del Ministero dell’interno (leggi : Capo della Polizia) ma le parole dette da Gasparri pesano come macigni sull’immagine dell’Arma, già pesantemente offuscata da vicende del recente passato.

Celebrare le "differenze di classe" , negare il diritto alle "libertà fondamentali" dell’individuo e criticare l’operato di altre Istituzioni, sono tutti comportamenti estremamente pericolosi per l’Istituzione militare e per il paese ma realizzati contemporaneamente sono devastanti. Sicuramente il generale avrà parlato a titolo personale perché non leggo in quelle frasi, che ritengo assolutamente fuori luogo e retaggio di una militarità pericolosamente deviata, i ben noti valori su cui l’arma fonda la sua esistenza da 198 anni.

Mi sembra quindi doveroso chiedere pubblicamente al Ministro della difesa un suo autorevole intervento (ne ha l'obbligo istituzionale e il dovere morale), nel caso anche concedendo un comprensibilissimo e congruo periodo di assoluto riposo al carabiniere Gasparri.