La direttiva sulle spese di missione potrà essere aggirata dai soliti furbetti del quartierino

Che l'attuale situazione di crisi economica ''richiede uno sforzo comune e una particolare attenzione all'impiego delle risorse disponibili in quanto una loro oculata gestione, ancorché non possa risolvere le carenze persistenti in taluni settori, sicuramente incide sull'esecuzione di attività e servizi indispensabili per l'operatività' della forza armata'' noi del Pdm lo avevamo capito da tempo e lo avevamo messo nero su bianco in ogni nostra azione politica e parlamentare rivolta alla Difesa assieme ai deputati e senatori radicali.

Nei giorni scorsi sul portale d’informazione dei militari www.forzearmate.org, è stata resa nota l’emanazione di  una circolare da parte dello Stato Maggiore dell’Esercito che in molto aspettavano con ansia e sete di giustizia sociale, pochi “satrapi” la temevano come una sventura capace di fargli perdere parte di quei privilegi maturati nell’ombra dell’ossequioso servizio alle dipendenze dei vertici militari.  Credo che sia superfluo ricordare ancora che gli unici a godere delle spese di missione intera o forfettaria  (110 euro/giorno) sono i delegati del Cocer e che i costi dichiarati dal Ministro della difesa superano i 5 milioni di euro all’anno, mentre tutti gli altri militari da anni vengono inviati in missione con l’aggregazione per vitto e alloggio. 

Gli alloggi sono spesso inadatti e fatiscenti  e spesso il personale che si lamenta viene ricondotto alla “ragione del capo” con metodi che non sempre brillano per correttezza. Eppure questa direttiva sembra scritta ad arte, a più mani, nel tentativo di lasciare una via d’uscita ai soliti noti, a quelli amici degli amici, ai potenti di turno e ai semplici ruffiani e faccendieri. I vertici militari sanno perfettamente quali siano le strategie e l’inventiva di taluni per aggirare la norma e le recenti delibere sull’argomento dell’organismo rappresentativo dei militari (Cocer) dimostrano come proprio quelli che ancora godono del trattamento di missione intero o forfettario siano i più restii a rinunciare al privilegio, tanto da sindacare la situazione degli alloggi per il personale di passaggio, problema questo che negli ultimi 10 anni non ha mai interessato nessuno.

Ora però il problema li tocca da vicino. Troppo vicino per i loro gusti raffinati, ormai assuefatti agli agi degli alberghi e ai menù dei ristoranti che non si fanno certo invidiare dalla spesso squallida e spartana ospitalità delle caserme dove il “rancio” e le “brande” non sembrano essere migliorati dai tempi della naja. La direttiva sulle spese di missione emanata lo scorso  15 febbraio dal Segretariato Generale della Difesa è quindi un buon inizio per dare applicazione all’articolo 4, comma 98 della legge 183/2011, sebbene contenga un vistoso errore sull’entrata in vigore della norma , ma certamente non basta perché se la Difesa vuole realmente tagliare i costi di missione allora dovrebbe cominciare col sanzionare, con severità esemplare, ogni abuso e violazione della legge.

L’istituto dell’“aggregazione” per vitto e alloggio presso le strutture militari di fatto è sempre esistito però la norma veniva applicata nell’italica maniera a volte chiudendo un occhio, spesso tutti e due. Oggi però le cose sembrano veramente cambiate e forse la nostra insistenza nel denunciare gli sprechi dei “forfettizzati” - quelli del Cocer tanto per essere chiari - ha avuto l’effetto sperato di una vera “moral suasion” che non deve essere abbandonata a se stessa, ma coltivata e possibilmente diventare la regola per tutti.

Colgo l’occasione per ricordare al Ministro Di Paola che proprio sull’argomento “spese di missione”, sul quale da tempo indagano le procure militari e ordinaria, nel cassetto della sua scrivania ha molte delle nostre interrogazioni che il deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm, gli ha rivolto e alle quali sarebbe opportuno fosse data una risposta, anche per dimostrare che alle parole “tagli e sacrifici” è capace di far seguire il “rigore” dando concreta applicazione alla legge 183/2011 che è in vigore già dal 1° gennaio scorso.