F-35: quando la sostenibilità economica della Difesa dipende da una questione lessicale

“Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle mozioni all'ordine del giorno e sugli emendamenti presentati” . Mercoledì 28 marzo 2012, ore 17.40. Inizia così, nell'Aula della Camera dei deputati, l'esame delle mozioni sull’F35 che tanto hanno fatto discutere in questi giorni l’opinione pubblica e non solo. Come ho scritto già altre volte noi del Pdm con i deputati radicali abbiamo presentato nuovamente degli emendamenti tesi a far assumere al Parlamento prima, e al Governo poi, un indirizzo preciso sulla questione. Un obiettivo di riduzione delle spese militari coerente con la sostenibilità economica che il Paese può dare allo strumento militare e una chiara politica per la realizzazione di una difesa comune europea.

Il Sottosegretario di Stato per la difesa Gian Luigi Magri esordisce con l’espressione dei pareri sugli emendamenti affermando che «Sono sostanzialmente da raggruppare in tre parti. Il primo gruppo di emendamenti identici propone «in merito alla riduzione delle spese militari», mentre abbiamo detto più volte che si tratta di una rimodulazione che avrà il suo termine con la valutazione della revisione dello strumento militare. Per il secondo gruppo il parere è contrario perché si parla di sospendere un programma in atto. Per il terzo gruppo il parere è contrario anche se nello spirito accoglibile laddove si parla della realizzazione di una difesa comune europea, perché partire dall'unificazione è quanto meno da considerarsi velleitario ed irrealizzabile. Possiamo partire da un tentativo di integrazione per cercare di giungere in ultima analisi all'unificazione, ma partire dall'unificazione francamente non è accettabile.

Riferendosi al primo gruppo di proposte emendative il sottosegretario Magri ha formulando un parere contrario fondato su una questione “lessicale” riferita al termine «riduzione» in luogo di quello più gradito di «rimodulazione» 

Una contrarietà che di fatto avrebbe annullato l’accoglimento di un precedente ordine del giorno n. 9/4829/61,  nelle cui premesse è chiaramente usato il termine «riduzione»,  che ha impegnato il Governo «ad adottare le opportune iniziative volte a rivedere profondamente il programma pluriennale di acquisizione di sistemi d'arma.» . Infatti, Turco ha prontamente replicato che «è davvero singolare la motivazione contraria ad aggiungere nelle premesse alcune valutazioni fatte dal Ministro della difesa legate ad un ordine del giorno che questo Governo ha adottato. Se il problema è la terminologia relativa alla riduzione delle spese, si può semplicemente riformulare. Non posso proporla io la riformulazione; se lei propone una riformulazione, io la accetto. Quindi, aspetto dal Governo una riformulazione legata alla riduzione delle spese militari. Possiamo scrivere «rimodulazione», come lei ha proposto e va benissimo.».

Al rappresentante del Governo non è restato altro da fare che accettare l’invito di Turco e quindi ha poi dato parere favorevole. In effetti, se al posto del termine «riduzione» il termine è «rimodulazione», non c'è nessun problema a dare parere favorevole. Ma vorrei fosse chiaro il differente significato dei due termini. Non è un problema lessicale, onorevole Maurizio Turco, è un problema sostanziale.

Conseguentemente il testo posto in votazione è stato il seguente: «Nella premessa, aggiungere, in fine, il seguente capoverso: le intenzioni del Ministro della difesa Giampaolo Di Paola, in merito alla rimodulazione riduzione delle spese militari per gli armamenti, in particolare al programma relativo all'acquisizione di 131 caccia multiruolo F-35, rese note anche al termine del Consiglio supremo di difesa dell'8 febbraio 2012, sembrano voler concretamente dare attuazione all'ordine del giorno n. 9/4829/61 presentato dai deputati radicali e accolto dal Governo il 16 dicembre 2011,».

La votazione nominale n.8, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti (Maurizio Turco 1-00781/1, 1-00909/1, 1-00920/1, 1-00943/1, 1-00963/1, nel testo riformulato, accettati dal Governo)  ha visto solo 5 contrari (BELCASTRO Elio Vittorio, DAL LAGO Manuela, IANNACCONE Arturo, MARTINO Antonio e MOLES Giuseppe) e quindi mi è sembrato un ottimo inizio l’aver sottolineato nelle premesse delle principali mozioni che la primogenitura della “riduzione”del numero dei caccia F-35 è un risultato perseguito e ottenuto da noi del Pdm e dai radicali.

Ma l’esame per misurare la credibilità dei proclami fatti in queste ultime settimane dai presentatori delle differenti mozioni si è concentrato tutto sugli identici emendamenti (nn.rr. 1-00781/2, 1-00943/2, 1-00963/2), il cui testo non lascia spazio a mezze misure o dubbie interpretazioni d’indirizzo: Nel dispositivo, sostituire il primo capoverso con il seguente: a sospendere il programma pluriennale di A/R SMD n. 02/2009 relativo all'acquisizione del sistema d'arma Joint strike fighter e alla realizzazione dell'associata lineaFACO/MRO&U per un periodo di tre anni, a decorrere dal 2012, e nel contempo ad avviare ogni possibile azione per la riduzione, anche graduale, nella misura del 50 per cento dell'importo complessivo di spesa del medesimo programma e conseguentemente destinare i maggiori risparmi di spesa ottenuti per il rilancio dell'economia e il sostegno all'occupazione giovanile, sui quali Turco ha precisato che avrebbe voluto «illustrare questo gruppo di identici emendamenti presentato quando, all'inizio, la prima versione della mozione Pezzotta, Sarubbi n. 1-00943 prevedeva l'annullamento del programma degli F-35. » ha poi proseguito «Abbiamo pensato ad una proposta di Governo intesa a garantire comunque quanto è necessario alle Forze armate senza eccedere in quello che riteniamo essere oggi l'inutile. Quindi prevediamo con gli emendamenti in questione di sospendere e non di cancellare il programma degli F-35 per un triennio e, nel contempo, avviare ogni possibile azione per la riduzione, anche graduale, nella misura del 50 per cento dell'importo complessivo di spesa. È vero quanto ha detto il sottosegretario che questo programma è stato avviato, tuttavia non è stato spiegato quanto costerebbe interrompere oggi questo programma. Peraltro, ci sono contratti simili fatti dagli Stati Uniti d'America che, invece, hanno sospeso il contratto. Quindi, c'è la possibilità, secondo noi, di poter ragionare su un'ipotesi del genere. Il Ministro della difesa ha sostenuto che si poteva passare da 130 F-35 a 90: e come avrebbe fatto? Come avrebbe potuto realizzare questa diminuzione in presenza di un contratto che ormai è in vigore? Noi chiediamo che la stessa cosa possa essere fatta prevedendo una sospensione del contratto e prevedendo una riduzione, anche graduale, fino al 50 per cento, dell'importo complessivo di spesa.».

Per comprendere la reale intenzione dell’Assemblea sulla questione “F-35” ci basta guardare al voto dell’emendamento riferito alla mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00781 di cui l’emendamento vuole sostituire il terzo capoverso del dispositivo (impegna a..) dove IDV chiede la soppressione totale del programma d’armamento. 

L’Assemblea con una maggioranza schiacciante ha ovviamente detto “NO” alla nostra proposta e come la volta precedente – 7 luglio 2010 - sono stati pochissimi i deputati che con il loro voto hanno dimostrato di aver compreso la validità logica dell’emendamento e delle parole di Turco.

Credo sia necessario fare i loro nomi, sono solo 13. Oltre ai 4 radicali (Mecacci assente) TURCO Maurizio, FARINA COSCIONI Maria Antonietta, BERNARDINI Rita, ZAMPARUTTI Elisabetta, hanno votato a favore del nostro emendamento: BARANI Lucio, COLOMBO Furio, DAL LAGO Manuela, GASBARRA Enrico, GIULIETTI Giuseppe, LEHNER Giancarlo, NICCO Roberto Rolando, PILI Mauro e SARUBBI Andrea. Chi legge può trarre da solo le ovvie considerazioni in merito alla reale volontà di ridurre le spese destinate all’acquisto di armamenti. Come si dice dalle mie parti “le chiacchiere stanno a zero” e a quanto sembra i fatti non sono da meno.

Anche l’ultimo gruppo di emendamenti riferiti a tutte le mozioni in discussione per impegnare il Governo «a promuovere un'iniziativa formale in sede di Consiglio europeo volta alla realizzazione di una difesa comune europea a partire dall'unificazione delle forze armate e dello sviluppo dell'industria europea della difesa è stato bocciato previo parere contrario del rappresentante del Governo facendo diventare il motto «Ognuno per se» il grido di tutti quelli che vogliono una Europa unita solo negli “affari”: più eserciti, più armi, più affari!.

Dopo i pareri del Governo sulle singole mozioni si sono svolti gli interventi per le dichiarazioni di voto: ha nuovamente preso piede l’enfasi delle chiacchiere e dei proclami. Tuttavia mi è sembrato che l’unico intervento degno di nota sia stato quello del deputato Giulietti che in buona sostanza si è rivolto al sottosegretario tecnico Gianluigi Magri per ricordargli che «La rimodulazione, signor sottosegretario, non è sufficiente. Non è l'orizzonte possibile. Rimodulazione significa stare dentro lo status quo, dentro ciò che esiste. La mozione Pezzotta, Sarubbi ed altri n. 1-00943 introduce un elemento importante e riguarda l'italiano, sottosegretario, e la politica. «Subordinare» vuol dire aprire un dibattito vero, reale, con una discussione sui modelli di difesa. Non significa innescare un pilota automatico della politica in questo settore. Per questo tale mozione è solida e deve diventare un punto di riferimento, al di là degli schieramenti, perché mantiene aperta la discussione, e lo dico al Governo. Noi voteremo tutti in modo diverso su questo mozioni, ma vi è un'Italia, fuori da qui, di associazioni e movimenti, che hanno rappresentato il più grande movimento per la pace e per i diritti in questi anni. Non la possiamo rimuovere. È un grande interlocutore che dovete tenere presente. È un interlocutore diverso dal punto di vista religioso, politico, etico e sociale. Fare finta di non sentirli e girarsi altrove crea un corto circuito pericoloso. Questa è la ragione del nostro voto favorevole sulla mozione Pezzotta, Sarubbi ed altri n. 1-00943, con una richiesta, signor Presidente. Auspico che quando ridiscuteremo le missioni militari, si possa fare un grande dibattito su questi temi e si possa discutere come in tutti i parlamenti europei, perché in tutti i parlamenti europei si sta parlando di questi temi e non vi è nessuna reazione di fastidio nei confronti dei punti di vista critici, che sono considerati parte fondamentale di una discussione di questa natura ».

L’intervento di Maurizio Turco è stato brevissimo, solo il tempo per dire che «abbiamo apprezzato e condividiamo buona parte degli interventi che abbiamo qui ascoltato, ma vi è un piccolo particolare: tra quello che è stato detto e quello che è stato scritto, e quello che è stato poi modificato ed accettato dal Governo, vi è un abisso. Pertanto, idealmente votiamo a favore di interventi, ma ci asterremo sulle mozioni.».

Il sottosegretario sembra risvegliarsi dal torpore che lo ha preso nel corso dei lunghi interventi per le dichiarazioni di voto e quello stato evidentemente gli è servito per riflettere e rendersi conto di aver commesso alcuni errori che a un “tecnico” possono essere perdonati e quindi ha preso atto che «con riferimento alla mozione Pezzotta, Sarubbi ed altri n. 1-00943 e Di Stanislao ed altri n. 1-00781, l'avvenuta votazione sul mantenimento dell'inciso in occasione dell'esame degli emendamenti presentati dall'onorevole Maurizio Turco, rende impossibile la riformulazione del medesimo. Quindi, il parere del Governo è contrario sulla mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00781 e si invita al ritiro della mozione Pezzotta, Sarubbi ed altri n. 1-00943, perché, ove non vi fosse la riformulazione, il parere sarebbe necessariamente contrario.».

Immediata è stata la replica di Pezzotta che ha presentato una risoluzione – accettata dal Governo – e sottoscritta anche dai parlamentari radicali: « udito il dibattito, tenendo conto della mozione presentata il 23 marzo, impegna il Governo ad assicurare la piena disponibilità ad approfondire il quadro delle scelte sommariamente enunciato dal Ministro della difesa, scelte che riguardano funzioni fondamentali per il nostro Paese che possono essere formalizzate soltanto con decisioni assunte in Parlamento e che non possono essere delegate a sedi di carattere tecnico-amministrativo. Impegna il Governo a subordinare qualunque decisione relativa ad assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore d'arma al processo di ridefinizione degli assetti organici operativi e organizzativi dello strumento militare italiano; a dare impulso a tutte le iniziative utili a realizzare la progressiva integrazione delle Forze armate nell'ambito europeo della politica di sicurezza e difesa comune, considerandola un passaggio ormai ineludibile nel processo di riorganizzazione dello strumento militare. A questo aggiungo le firme che sono Pezzotta, Sarubbi, Marco Carra, Enzo Carra, De Pasquale, Bossa, Ruvolo, Giovanelli, Castagnetti, Fogliardi, Graziano, Rubinato, Delfino, Lucà, Marchioni, Bobba, Mattesini, Tassone, Codurelli, Gasbarra, Giulietti, Nico, Colombo.».

Per concludere questo lungo, seppure sintetico, resoconto continuo a domandarmi per quali ragioni il Partito Democratico e l’Italia dei Valori non abbiano voluto assolutamente impegnare il governo ad un fare concreto. Da più parti si continua a ripetere che il Parlamento è sovrano ma la coerenza delle parole dette in quell’Aula avrebbe voluto che il voto del PD e dell’IDV fosse stato a favore del nostro emendamento: fermare il programma JSF per tre anni e ridurlo fino del 50%.