Milleproroghe: errare è umano perseverare è diabolico. Per fortuna il “milleproroghe” si è notevolmente ristretto

Come ogni fine anno e poi nei 60 giorni successivi , anche in questo inizio del 2012 si è consumato il rito per salvare i mille affari e le mille inefficienze dalla gogna della prescrizione dei termini delle mille leggi inattuate. Un modo come un altro per far diventare i fallimenti della gestione della “cosa pubblica”; un modo come un altro per continuare a lasciare spazio ai “furbetti”, cioè quelli che per soddisfare interessi collaterali o altro vi provvedono con gli “aggiustamenti” dell’ultimo minuto. Come è noto il “milleproroghe”, che per fortuna con il governo Monti si è notevolmente ristretto, è quel provvedimento normativo con carattere d’urgenza – il decreto-legge -, che consente di posticipare dei termini disposti da altre norme la cui scadenza comporterebbe il verificarsi di situazioni di inapplicabilità di altre leggi o regolamenti, o l’interruzione di procedimenti amministrativi che si potrebbero tramutare in disastri per le amministrazioni pubbliche o per l’economia che talvolta faticano ad adeguarsi a regole spesso di difficile attuazione.

E come ogni volta, ci sono - e ci saranno sempre - i soliti “furbetti” che non perdono l’occasione per inserire nel testo le modifiche che più gli aggradano, o che più soddisfano gli appetiti e gli interessi di amici, lobbies, caste e degli amici degli amici. Modifiche che spesso null’hanno a che vedere con l’urgenza o con le finalità del provvedimento.  Questa volta l’attenzione non può non essere volta verso le norme che regolano il mandato dei Consigli della rappresentanza militare, quella specie d’inutile carrozzone che dovrebbe servire a tutelare gli interessi collettivi del personale militare ma che invece tutela quelli di coloro che ne fanno parte in regime di proroga dal 2006.

Infatti, con la scusa di prorogare ancora una volta il termine dell’attuale mandato elettivo dei membri di quei Consigli  un operazione bipartisan del PD-PdL ha permesso di modificare sensibilmente l’impianto normativo che regola, appunto, la composizione e l’attività dei medesimi organismi rappresentativi e, a prescindere dalle motivazioni pretestuose adottate, come quella che gli attuali delegati sarebbero i più intelligenti e preparati sulle materie da discutere con il Governo, è naturale domandarsi se il PD-PdL abbia voluto rispondere a talune richieste troppo compromettenti per essere fatte in modo trasparente.

Dal 2009 ripeto incessantemente che questo modo di fare è incostituzionale. L'ho detto e scritto in tutti i modi, perfino al Capo dello Stato che evidentemente ha preferito non ascoltare. Ma ora non sono più il solo a sostenere "giuste" delle rivendicazioni di legalità e, dopo l'azione dei parlamentari radicali, è giunta la Corte Costituzionale con la sua recente sentenza n. 22 del 16 febbraio scorso, a seguito della cui pronuncia pure il Presidente Napolitano non ha potuto fare a meno di "bacchettare " i Presidenti dei due rami del Parlamento, richiamandoli ancora una volta al rispetto dei principi che la Costituzione afferma all'articolo 77.

Meno male! Lo scorso 16 febbraio avevo scritto anch'io una lettera per affermare l'incostituzionalità dell'emendamento Scanu-Saltamartini ma non voglio certo pensare che quella mia sia stata lo stimolo per il Presidente a rivolgersi alle altre due alte cariche dello Stato prendendo poi giusto e ineccepibile spunto da quella Sentenza che non lascia certamente spazio a interpretazioni di sorta. Ma allora perché il Presidente ha promulgato un testo normativo ben sapendolo a rischio di una possibile dichiarazione di incostituzionalità? Il caso trattato dalla Corte Costituzionale in via di principio è analogo a quello che in questa versione 2012 del milleproroghe riguarda l'intervento modificativo al testo originale che i senatori del PD hanno voluto far approvare con il concorso di quelli del PdL, e quindi l'autorevole avallo del Presidente della Repubblica appare quantomeno inopportuno.

Sono sicuro che ora in molti si stanno domandando per quale motivo il Presidente abbia voluto emanare un atto che sa essere sicuramente incorso in quei vizi d'incostituzionalità che hanno caratterizzato l'analogo milleproroghe dell'anno scorso e abbia invece ritenuto di dover  garantire la Costituzione dall'ennesimo assalto dei "furbetti", rimettendo al Parlamento l'atto legislativo sul quale non ha mancato di muovere le dovute censure . I decreti legge come il "milleproroghe" sono una anomalia tutta italiana di cui uno Stato efficiente dovrebbe sicuramente farne a meno. Ma siamo in Italia e quindi poco importa se l'atto sarà dichiarato nella parte che riguarda taluni diritti dei militari costituzionalmente illegittimo e se i diritti di quei 182.467 cittadini in divisa saranno stati nuovamente stuprati dall'arroganza di chi del potere di legiferare ne fa un uso piegato a scopi e interessi personali cercando poi di farli passare come un'innovazione democratica.

La scelta di promulgare la legge di conversione in legge del decreto legge 216/2011 (milleproroghe) è stata sicuramente dettata dalle valutazioni degli interessi in gioco, ma chissà se, e quando, verrà il tempo in cui i diritti di pochi (i militari) potranno avere lo stesso valore e la stessa attenzione di quelli di tutti gli altri cittadini. In attesa di quei tempi migliori non resta che impugnare davanti a un giudice questa ennesima violazione del diritto e dei diritti, con la certezza che la giustizia, anche se lentamente farà il suo corso.

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