Sul taglio delle spese per gli armamenti ora sono tutti "moralizzatori"

In questi giorni sui maggiori quotidiani e sulle agenzie di stampa impazzano le dichiarazioni degli esponenti del Pd e dell’IDV sugli sprechi che rappresentano le spese militari e in particolar modo quelle relative agli armamenti come il famigerato caccia JSF (F-35.); persino quelli di FLI e dell’UDC si sono dichiarati contrari a queste spese: finalmente si sono accorti che esiste un problema di spese militari. Bene, meglio tardi che mai!

Da Vendola a Di Pietro, passando per Scanu, la Pinotti e la Mogherini fino a Bosi, chi più chi meno, tutti si sono lanciati in una interminabile sequenza di dichiarazioni sull’inutilità dei caccia JSF e degli altri armamenti.  Con differenti “distinguo” e “motivazioni” hanno aggredito e criticato principalmente quel programma pluriennale di acquisizione dei 131 caccia multiruolo Joint Strike Fighter che fino a qualche settimana fa ignoravano o appoggiavano apertamente. Un micidiale aereo da guerra che costerà agli italiani circa 17,363 miliardi di dollari, che al cambio attuale corrispondono a poco più di 13,303 miliardi di euro.

Le dichiarazioni che sono state riportate dai “media” sembrano volutamente ignorare il fatto che noi del PDM, assieme ai deputati radicali - anche se forse non era di moda - abbiamo sempre, in ogni occasione possibile, presentato emendamenti e Ordini del Giorno per chiedere - tra l'altro - la riduzione delle spese destinate all’acquisto di sistemi d’arma, in particolare proprio dei 131 caccia JSF. Ciò che ci ha meravigliato è che perfino a Bonelli dei Verdi, che da sempre è contrario a simili spese, siano sfuggiti i nostri atti parlamentari di indirizzo.

Ma vediamo un po’ dove erano questi novelli “moralizzatori” quando nelle aule parlamentari solo i deputati radicali parlavano di tagli alle spese della difesa. Tanto per fare un esempio – ma non sarebbe l’unico - possiamo ricordare che lo scorso 7 luglio 2010, proprio in occasione della discussione di alcune mozioni tra cui la n. 1-00395 (Franceschini), furono solo 13 i deputati (Colombo, Grassano, Sarubi, Nicco, Causi, Portas, Touadi, Buttiglione e 5 radicali, Mecacci era in missione) che votarono a favore degli emendamenti per chiedere la riduzione del programma pluriennale sul caccia JSF e sulle spese militari che il Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm) aveva presentato tramite il suo cofondatore, il parlamentare radicale Maurizio Turco.

Tutti quelli che oggi parlano - forse solo per sentito dire - e fanno dichiarazioni ad effetto, hanno evidentemente ben compreso l’importanza del problema “spese militari e costi armamenti” e la capacità dell’argomento di attrarre consensi elettorali. Dobbiamo ammetterlo, lo fanno con una certa spigliatezza anche sé, probabilmente, non hanno mai letto la documentazione allegata all’Atto di Governo n. 65 – quello sul JSF - o gli altri 31 che dall’inizio della legislatura fino allo scorso mese di novembre sono stati trasmessi alle competenti Commissioni parlamentari per il prescritto parere.

Insomma, oggi tutti gridano allo scandalo e fanno finta di dimenticare di aver sempre fatto “orecchie da mercante” e di aver sempre detto “SI” alle richieste di spesa dei militari,  anche quando noi ponevamo il problema dal punto di vista dell’insostenibilità economica. Abbiamo visto come è andata a finire, come hanno sempre bocciato le nostre proposte per poi giustificarsi davanti ai propri elettori tirando in ballo il “senso di responsabilità” verso la sicurezza dei militari e quegli  impegni internazionali capaci di giustificare l’acquisto di immense quantità di armamenti. 

Però sappiamo tutti come vanno queste cose e non è un caso che nei vari schieramenti politici siano sempre presenti “parlamentari generali” che premono e spingono verso questo o quel sistema d’arma o quell’interesse di questo o quell’ex collega o amico d’infanzia che guarda caso, manco a farlo apposta, dopo il congedo si è ritrovato per i grandi meriti e competenze catapultato in qualche CDA di qualche industria che produce sistemi d’arma o tecnologie militari, oppure a fare il consulente di studi strategici e politiche industriali.

Il costo degli armamenti è un “problema”. Si, perché di problema si deve parlare  quando in un Paese che affonda nel baratro della crisi c’è ancora una parte non tanto nascosta che pensa a fare affari con le armi, al vantaggio industriale, facendo leva sul miraggio occupazionale millantando 10.000 posti di lavoro, mentre il paradosso è che oggi per gli operai e gli impiegati – quelli che fortunatamente ancora hanno un lavoro - diventa perfino difficile raggiungere la fabbrica o l’ufficio a causa dell’impennata dei costi dei carburanti e dei mezzi di trasporto.

Tutti quei deputati che in questi giorni parlano reclamando la paternità di una lotta che non gli appartiene, e a cui i giornali hanno dato e danno ampio spazio, quel 7 luglio del 2010 si astennero o votarono contro quell’unico emendamento che sarebbe stato in grado di cambiare per tempo il trend della crescente spesa militare. Un emendamento che solo noi del Pdm, con i radicali, avevamo osato proporre per impegnare il Governo (Berlusconi) «a sospendere il programma pluriennale di A/R SMD n. 02/2009 relativo all'acquisizione del sistema d'arma Joint strike fighter e alla realizzazione dell'associata linea FACO/MRO&U per un periodo di tre anni, a decorrere dal 2010, e nel contempo ad avviare ogni possibile azione per la riduzione nella misura del 50 per cento dell'importo complessivo di spesa del medesimo programma e conseguentemente destinare i maggiori risparmi di spesa ottenuti ai comparti difesa e sicurezza.».

Mi sembra giusto ricordarlo anche agli "smemorati" del PD, dell’IDV e di FLI, per non parlare poi di quelli della Lega e del PdL  e dell’UDC, che da quando il Pdm si è costituito nel luglio del 2009, con il fondamentale supporto e partecipazione dei deputati radicali, in ogni manovra finanziaria che è approdata in Parlamento sono sempre stati presentati – dai radicali - emendamenti e Ordini del Giorno per chiedere il taglio delle spese militari e l’eliminazione delle regalie e prebende riservate alla casta dei generali.  Atti di indirizzo ai quali i parlamentari del PD, IDV, FLI, PdL, Lega e UDC hanno sempre opposto la loro  indifferenza o il loro voto contrario.

Eppure però, nonostante determinate “opposizioni, resistenze, lobbies e caste dei generali e degli industriali” partitocrazia e veti incrociati, è solo grazie a noi del Pdm e ai radicali se oggi  – per la prima volta nella legislatura - c’è un Ordine del Giorno che impegna formalmente il Governo (Monti) «ad adottare le opportune iniziative volte a rivedere profondamente il programma pluriennale di acquisizione di sistemi d'arma» (presentato lo scorso 16 dicembre 2011 dal deputato radicale Matteo Mecacci - n. 9/4829/61).

Forse qualcosa sta realmente cambiando in questo Paese e adesso, nella speranza che questa riflessione sia letta anche da qualche testa pensante e di Governo, noi del Pdm vorremmo capire se i mezzi di informazione, oltre ad enfatizzare le dichiarazioni di quei parlamentari che vogliono arrogarsi i meriti di lotte politiche che non gli appartengono, siano felici di scrivere sotto richieste e dettature della partitocrazia, oppure abbiano intenzione di dare spazio anche alle notizie concrete sulla questione delle "spese militari" che - e non da ora – abbiamo portato all’attenzione del Parlamento e dell’opinione pubblica con interrogazioni, emendamenti e Ordini del Giorno.

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