Il Cocer fa finta di alzare la voce, ma tende la mano per trenta denari

Ieri un lancio di agenzia con il roboante titolo "Difesa, il Cocer: i militari non hanno più fiducia nel governo; approvata delibera: no a misure punitive" ha  annunciato la presa di posizione delle rappresentanze dei militari - i Cocer - sulle barricate che altri, fin dall’inizio di questa sciagurata legislatura, hanno eretto a baluardo della legalità e della sicurezza del Paese.

Ora arrivano loro i “coceristi” e nel tentativo di ripulirsi agli occhi dei loro rappresentati vogliono elevarsi a paladini dei militari e dei carabinieri, ma le cose non stanno cosi e vi spiego il perché.

I militari non hanno libere e indipendenti organizzazioni sindacali che ne tutelano gli interessi professionali, hanno solo dei Consigli di rappresentanza, strutture interne all’amministrazione militare con funzioni propositive e consultive che, nel tempo – esistono da oltre trenta anni –, si sono trasformate in appendici del vertice fino a confondere la funzione – seppure limitata - di tutela con il mercanteggiare, scambiando favori e interessi personali con quelli del personale.

E tanto lo abbiamo visto in occasione delle proteste dell’autunno 2009 contro la famosa legge “Brunetta”, al Cocer carabinieri è bastato minacciare la loro presenza a fianco dei 40.000 poliziotti che scesero in piazza al grido di “buffoni” , per spingere il Governo a prorogarne il mandato fino al luglio del 2011 e poi in modo uguale, proprio cavalcando l’onda della protesta dei sindacati di polizia contro i tagli di bilancio fatti con la manovra finanziaria del luglio 2010, con una conferenza stampa congiunta delle differenti sezioni del Cocer, hanno gettato le basi per la trattativa della loro nuova proroga fino all’aprile del 2012.

In tutto questo ovviamente i militari i carabinieri e i finanzieri, quelli che abbiamo visto a Roma sabato scorso con il volto insanguinato a fronteggiare centinaia di delinquenti, hanno ricevuto solo calci nel culo, il blocco degli stipendi e delle indennità legate all’avanzamento di grado e tante altre cose negative che sarebbe difficile elencarle tutte, ma sono comunque la conseguenza della carenza di mezzi e risorse adeguate di cui necessiterebbe chi è obbligato a garantire la sicurezza degli altri.

E loro i delegati del Cocer che hanno fatto? Nulla. Come da prassi hanno solo alzato nuovamente la voce, guardandosi bene dallo scendere in piazza a fianco dei poliziotti, si sono indignati per le tante promesse mancate a cui, però, fino a ieri prestavano il loro complice silenzio nell’attesa che dal tavolo dei potenti potesse venire un nuovo provvedimento di proroga del loro mandato o qualche altra norma che gli consentisse di restare in carica sine die.

Non c’è che dire: il Cocer, quelli che dovrebbero assicurare ai militari il pieno rispetto delle regole ed essere controparte a questo Governo, come ha fatto in passato è pronto a violare nuovamente il diritto di ogni militare di poter eleggere liberamente i propri rappresentanti possibilmente in seno alle tanto auspicate organizzazioni sindacali.

Quali sono gli interessi degli attuali delegati a rimanere in carica al Cocer? È presto detto. Quelli economici perché percepiscono il trattamento di missione di 110 euro al giorno, alberghi e ristoranti a spese dei contribuenti per un importo di oltre 5 milioni di euro all’anno, come dichiarato da La Russa; quelli che gli permettono di curare con intrecci e scambi politici, gli interessi personali o quelli di una associazione di carabinieri in servizio di cui alcuni coceristi dell’Arma ne sono i fondatori e che solo alcuni giorni fa è stata destinataria di beni confiscati alla mafia; quelli di poter ottenere trasferimenti comodi o promozioni, scavalcando le migliaia di onesti militari che ancora sono convinti dell’esistenza di criteri logici e trasparenti nei procedimenti dell’amministrazione. 

Insomma i coceristi e il Cocer sono il classico esempio di come i metodi della “prima repubblica” esistano ancora e siano, negli apparati dello Stato, ancora capaci di deviarli verso interessi che non gli dovrebbero appartenere ma che con una buona dose di deodorante diventano appetibili e merce di scambio, anche per chi come i membri del Cocer ha giurato fedeltà alle libere Istituzioni democratiche, e oggi accusando i suoi mandanti vuole continuare a far finta di rappresentare gli interessi del personale con le stellette o gli alamari.

Visti i precedenti ho solo il forte timore che il Cocer abbia voluto alzare il prezzo della trattativa per ottenere una terza proroga del mandato in corso e non credo affatto a un loro rinsavimento ne a una loro volontà di difendere gli interessi della truppa, perchè ogni volta che hanno protestato così duramente il Governo li ha tacitati prorogandogli, e per ben due volte, il mandato elettivo scaduto nell’aprile del 2010, mentre ha continuato a tagliare risorse e mezzi ai militari e ai carabinieri con il loro compiacente silenzio.

Ecco, queste in sintesi le motivazioni per cui il Cocer adesso protesta contro il Governo e quindi contro La Russa e i suoi compari: vuole alzare il prezzo della trattativa e, prima che arrivi la nuova scadenza del mandato già in regime di proroga, ottenere una terza proroga o la rieleggibilità perpetua. Le loro lacrime di coccodrillo sono l’ammissione  di una chiara volontà di perpetrare ancora danni ai 178.000 militari che da oltre trenta anni, a differenza di quello delle Forze di polizia, sono drammaticamente senza nessuna tutela, alla merce di squallidi personaggi  al servizio di una parte politica che oggi purtroppo è ancora alla guida del Paese, e non certamente per suo merito ma per la compiacenza di chi vi si dovrebbe opporre.

A molti però è sfuggito che lo scorso 22 giugno il Ministro della difesa ha confermato «l’impegno concernente l’opportunità di non concedere ulteriori proroghe per il futuro», in attuazione dell’ordine del giorno 9/4086/5 accolto dal Governo nella seduta dell’Assemblea del 25 febbraio 2011 che il deputato radicale Maurizio Turco aveva presentato proprio per evitare che ai militari fosse imposta ancora una rappresentanza non più degna di tale nome.

Quindi, adesso sarebbe gravissimo se in cambio del silenzio di cui ha goduto in questi anni il Governo Berlusconi si concedesse una terza proroga al Cocer o si permettesse a questi personaggi, capaci di sfruttare fatti come quelli accaduti sabato scorso a Roma per curare i propri interessi e non  - lo ripeto – quelli del personale, di restare ancora un solo minuto in più al loro posto ed essere quindi titolari di quel potere rappresentativo che non gli deriva più dal popolo dei militari ma, invero, dal favore di chi, pagandolo, ne cercherà ancora il complice silenzio.

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