Il bilancio dello Stato si può sanare condannando chi evade le tasse. Ma la legge non si farà, ecco perché

In una mia precedente nota avevo scritto: “Vi siete mai domandati perché non è mai passata una legge che preveda la pena della reclusione per chi elude o evade le tasse, ma solo per quelli che commettono i reati di frode fiscale che è una cosa del tutto differente?”. Maliziosamente - ma poi mica tanto - si potrebbe rispondere che forse è perché nell’ambito delle istituzioni parlamentari i legami con chi è abituato a questi tipi di comportamenti illeciti sono stretti e assidui. “Tra qualche giorno – scrissi ancora - avremo l’ennesima conferma che noi Italiani un governo che punisca severamente chi evade le tasse e che sia improntato al rispetto delle regole e delle sue stesse leggi lo possiamo solo sognare”.

Ieri il governo ha ingranato la retromarcia rispetto alla stronzata degli anni di laurea e della leva che volevano sottrarre dal computo di quelli utili al pensionamento, tant’è che nel tardo pomeriggio quasi tutte le agenzie hanno battuto la notizia “Manovra: carcere per chi evade e ipotesi di concordato fiscale”.  I soldi per quadrare i conti devono pur uscire da qualche parte. Ovviamente le considerazioni che feci in quell’altro articolo rimangono valide e sono certo – ma vorrei essere smentito dai fatti – che alla fine a pagare saranno i soliti lavoratori dipendenti, cioè quelli cui le tasse sono sottratte alla fonte e che, quindi, non potranno mai evaderle.

Ma se dopo questi balletti e retromarce, metti e leva, proposte fantasiose e al limite del ridicolo, si decidesse anche ad ascoltare la controparte non sarebbe meglio per tutti? In fin dei conti – che poi sono quelli che importano – fare un gesto di umiltà e mettere da parte interessi di bottega e di casta e chiedere aiuto a tutti per tirare fuori un testo condiviso e condivisibile, ma soprattutto rispondente alle richieste dell’Europa, sarebbe la soluzione più ovvia: ma sembra che nei palazzi l’ovvietà sia quella dell’ottusità. In ogni famiglia di questi tempi si fanno i conti con la crisi e si cerca di spendere meno di quanto guadagna tagliando il superfluo e l’inutile.

Quante volte in passato ci siamo trovati a scegliere di cambiare l’auto, o qualsiasi altro bene strumentale e per il solo fatto di avere la possibilità economica, tra la riparazione e la sostituzione abbiamo preferito la seconda nella convinzione che sarebbe stata sicuramente più conveniente? Credo che oggi la scelta più ovvia sarebbe invece la prima: riparazione e manutenzione perché finché dura è meglio. Invece le amministrazioni pubbliche, e in particolare mi riferisco a quella del Ministero della Difesa, spendono e spandono indebitando lo Stato fino al collo, o meglio caricando sui cittadini - sempre quelli che pagano le tasse - i nuovi balzelli per coprire i debiti contratti.

Comprano di tutto, e se comprare non basta si inventano innovazioni che vanno a sostituire ciò che ancora funziona. Il più delle volte per favorire ditte compiacenti e affaristi pagatori di mazzette e di voti. Insomma, acquisti dettati dalla logica del favore e della corruzione. Quindi per non  essere tra i molti che parlano, e avendo ne la possibilità, come Pdm, insieme ai parlamentari radicali, abbiamo presentato solo 15 emendamenti che in buona sostanza consentirebbero di ottenere 3,69 miliardi di euro di risparmi per il triennio 2012-2014. Gli emendamenti riguardano sostanzialmente l'eliminazione di alcuni benefici economici a esclusivo vantaggio degli alti gradi delle Forze armate e la sospensione e successiva riduzione del programma di acquisizione del caccia JSF-F35. Il contributo che abbiamo voluto dare alla manovra non è assolutamente trascurabile e rappresenta un 15-20% del bilancio del Ministero della Difesa.

Contro cui stiamo facendo una lotta per la trasparenza nella convinzione che poi, il giorno dopo la definitiva approvazione di questa ennesima manovra correttiva, possa iniziare concretamente il reale adeguamento delle Forze armate e delle Forze di polizia alle mutate esigenze di sostenibilità e di disponibilità economica del Paese, mettendo al primo punto dell’agenda dei lavori la revisione e la flessibilità dello strumento professionale militare e della sicurezza, dando priorità all’eliminazione del precariato anche attraverso una concreta azione di razionalizzazione delle risorse umane e del necessario turn - over, prediligendo la componente umana e il mantenimento dell’efficienza delle dotazioni acquisite alla più costosa pratica del soddisfacimento degli appetiti delle industrie della difesa.

A parte tutto questo, vorrei far notare che ogni cittadino può comunque offrire il suo contributo alla manovra e quindi inviare ai Presidenti del Parlamento una petizione (ex art. 50 Costituzione) per chiedere di valutare nell’ambito della discussione del provvedimento in esame anche altre proposte emendative o aggiuntive. Sarà poi cura dell’Istituzione parlamentare valutare e fare proprio il suggerimento del cittadino, affinché la “democrazia partecipata” sia realmente compiuta.