E' giunto il tempo di mettere le mani anche nelle tasche dei super-ricchi

E adesso che è iniziata la discussione sull’ennesima manovra finanziaria di assestamento del bilancio dello Stato vedremo se alle tante chiacchiere dei giorni scorsi dei pidiellini e dei leghisti, come quelle dei frondisti, dei dipietristi o dei vendoliani e chi più ne ha ne metta,  seguiranno i fatti concreti. Tassare i super tartassati ceti medi (ormai ex) oppure cominciare a mettere le mani anche nelle tasche dei super-ricchi? Credo sia questo il problema principale per quelli che fino ad oggi non hanno voluto vedere oltre il proprio naso limitandosi alle ovvietà di una politica che si regge su una cultura che la colloca nell’ambito delle cose fini a se stesse.

Eppure esistono altre strade, meno ovvie e più ardue perché richiedono una buona dose di coraggio, di legalità e di trasparenza. Tutte qualità che mancano all’autoreferenzialismo delle sparate o delle elucubrazioni mentali dei tanti che in queste ore cercano di galleggiare nell’attualità fino al punto di non rendersi conto di essere quasi patetici, come del resto è ancor più patetico il Presidente del Consiglio dei ministri. Berlusconi ha sempre cercato di nascondere agli occhi degli Italiani (di quelli che pagano le tasse) la vera entità della crisi e, forse, non è un caso che anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo aver rinunciato al suo incremento stipendiale mensile, che alcune voci stimerebbero nella stratosferica cifra di una sessantina di euro mensili, si sia finalmente reso conto che le cose vanno a “puttane”.  Ma il capo dello Stato sostiene che i suoi poteri sono limitati alla "moral suasion", nonostante l'articolo 88 della Costituzione afferma che: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.».

Eppure eliminare lo spettro di “nuove tasse per tutti” potrebbe essere più semplice di quanto si voglia fare credere agli Italiani, a cominciare dal farle pagare a tutti, inclusa la chiesa, e non solo ai soliti lavoratori che le pagano direttamente con i prelievi in busta paga. Nel 2004 la Cassazione decise che le attività commerciali dovessero pagare l'Ici anche se gestite da ecclesiastici. Ma il Governo Berlusconi nel 2005 introdusse un'esenzione totale valida anche per il passato. Leviamoci dalla testa che tassare nuovamente i capitali scudati servirebbe a poco o che aumentare l'imposta per quelli che ancora non hanno fatto rientrare i propri capitali dalle fruttuose vacanze all'estero sarebbe un errore, o che si violerebbero degli accordi già stipulati fra evasori e Stato perché uno “Governo” civile, e soprattutto improntato alla legalità, non sarebbe mai dovuto scendere a patti con degli evasori - quindi con dei delinquenti-, né quelli occasionali, né quelli incalliti. Quindi a maggior ragione nell’attuale situazione proporre sanatorie e condoni di facciata servirebbe solo a favorire la permanenza di ampi bacini di illegalità. Diverso sarebbe applicare il principio secondo cui chi evade le tasse va in galera e paga il doppio di quanto evaso.

Vi siete mai domandati perché non è mai passata una legge che preveda la pena della reclusione per chi elude o evade le tasse, ma solo per quelli che commetto i reati di frode fiscale che è una cosa del tutto differente? Maliziosamente - ma poi mica tanto - si potrebbe rispondere che forse è perché nell’ambito delle istituzioni parlamentari i legami con chi è abituato a questi tipi di comportamenti illeciti sono stretti e assidui. Tra qualche giorno avremo l’ennesima conferma che noi Italiani un governo che punisca severamente chi evade le tasse e che sia improntato al rispetto delle regole e delle sue stesse leggi lo possiamo solo sognare.

Il Paese è sull’orlo del baratro oltre il quale c’è il fallimento e questo certamente grazie anche e soprattutto alla politica degli ultimi anni dove all’arroganza e impunità di un governo si è contrapposta la “mollezza indecisa e accondiscendente” di un’opposizione fantasma relegata al ruolo passivo da meccanismi che, nell’alternanza bipartisan, è stata capace si di dare solo una maggiore durata al governo del momento o dell’occasione in ossequio al principio di autoconservazione della specie. Per uscire da questa situazione ci vorrebbe uno scatto di orgoglio e soprattutto il coraggio da parte del popolo di ripetere quel 30 aprile del 1993, senza incertezze o timori di ripetere gli errori che seguirono a quel giorno, perché altrimenti il passo dal bordo del baratro al fondo sarebbe brevissimo.

I nostri rappresentanti del popolo, quelli nominati dalle segreterie di partito che premono i bottoncini a comando secondo gli interessi più o meno spinti al limite della liceità da cricche e comitati d’affari - per capirci i parlamentari -, avranno il coraggio necessario per restituire alla loro funzione istituzionale quella dignità che ormai si è definitivamente persa nella sessantennale occupazione partitocratica del Paese, oppure continueranno a far finta che tutto va bene e scivoleranno sull’ovvio per non toccare gli sprechi e le prebende che, oltre a essere ingiusti sono anche anacronistici? Io continuo a essere fiducioso perché in fin dei conti la speranza è sempre l’ultima a morire, ma per non farmi trovare impreparato ogni giorno mi alleno al lancio della monetina o del pomodoro troppo maturo. Un domani non vorrei sbagliare bersaglio.

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