Marina militare: per salvare i migranti rischiano di ammalarsi di legionella

I marinai italiani, ma anche i migrati che vengono salvati a migliaia nel Mediterraneo, rischiano di ammalarsi di legionella o chissà quale altra malattia perché le acque destinate all'uso umano a bordo delle navi della Marina militare non possono essere analizzate. Lo si legge chiaramente nel messaggio di risposta che il Dipartimento Militare di Medicina Legale (DMML) della base navale di La Spezia ha inviato lo scorso 20 maggio al comandante della Nave della Marina militare “Grecale”: «il laboratorio analisi del DMML di La Spezia non possiede attrezzature per poter effettuare le analisi della legionella richieste».

È passato poco più di un mese dalle dichiarazioni fatte dal sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano, lo scorso 27 aprile al Senato in occasione della risposta all'interrogazione presentata quasi un anno fa (il 16 giugno 2015) dai senatori pentastellati che avevano chiesto alla Ministra della difesa, Roberta Pinotti, chiarimenti in merito alla salubrità delle acque destinate all'uso umano a bordo delle navi della Marina militare. L'iniziativa dei senatori del M5S era nata dopo che uno scambio di messaggi tra il DMML di La spezia e la Nave Elettra aveva fatto emergere la non veridicità della risposta data nel 2012 ad una analoga interrogazione del parlamentare radicale Maurizio Turco.

Seppure dopo quasi un anno, Alfano ha risposto sottolineando nuovamente “l'assoluto impegno della Difesa e delle Forze armate ad attenersi, nello svolgimento di ogni attività e in ogni circostanza, all'imprescindibile principio di precauzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, volto a tutelare la salute del proprio personale”. Proseguendo ha poi dichiarato che «presso tutte le strutture sanitarie della Marina militare è possibile analizzare soltanto alcuni parametri (come quelli microbiologici) delle acque mentre  quelli chimico-fisici sono affidati a laboratori terzi convenzionati che dispongono delle strumentazioni idonee». Alfano ha anche rassicurato i parlamentari che «in entrambi i casi, comunque, sono sempre garantiti minuziosi controlli analitici».

Mentre il sottosegretario stava illustrando la risposta della Ministra Pinotti ai parlamentari pentastellati, il comandante della nave Grecale chiedeva l'effettuazione delle analisi sulle acque di bordo destinate all'uso umano (lavanda, cottura ecc. ecc.). Dopo pochi giorni, il 9 maggio, il DMML rispondeva di non possedere «attrezzature per poter effettuare le analisi chimico-fisiche delle acque». Evidentemente le parole del sottosegretario e la risposta del DMML non hanno convinto il comandante della Nave Grecale che per tutelare la salute dei suoi uomini, il 17 maggio, è tornato all'attacco con un nuovo e chiarissimo messaggio (vedi pag. 2) per chiedere l'effettuazione delle analisi richieste in applicazione delle linee guida della forza armata, per il controllo della legionellosi e per la gestione della profilassi da parte del dipartimento della sanità militare.

La richiesta avanzata dal comandante della Nave Grecale e l'ennesima risposta negativa del Dipartimento militare di medicina legale dell'arsenale spezzino sono la conferma che la salute dei marinai non è tra le priorità della ministra Pinotti. 

Niente analisi chimico-fisiche ma nemmeno quelle microbiologiche. Il DMML non le può fare. Le lapidarie risposte date alle richieste del comandante della Nave Grecale hanno completamente smontato ogni più rassicurante dichiarazione dell'esponente del governo guidato da Matteo Renzi e stanno facendo sorgere nel personale imbarcato, anche sulle altre unità navali della Marina militare, costantemente impegnate nelle operazioni di soccorso ai migranti clandestini, dei seri dubbi  sull'effettiva esecuzione delle analisi e dei protocolli sanitari previsti dalla disciplina vigente e quindi sulla reale bontà (potabilità) delle acque di bordo utilizzate dagli equipaggi per ogni sua necessità, nonostante nella risposta all'atto di sindacato ispettivo lo stesso sottosegretario non si è risparmiato nell'illustrare anche i titoli e le certificazioni possedute dai laboratori della forza armata che però, a questo punto, sembrano essere solo carta straccia.