Cappellani militari: si tengono gradi e soldi. La riforma annunciata è solo un bluff

L'accordo tra Santa sede e lo Stato italiano sui cappellani militari sarà l'ennesima riforma gattopardiana. Un bluff. I cappellani militari continueranno a pesare sulle tasche dei contribuenti per molti milioni di euro all'anno e vi spiego perché.

In questi giorni non si fa altro che parlare di un epocale riforma dei Cappellai militari. Un accordo tra la Santa Sede e lo Stato italiano che sarebbe quasi pronto per essere partorito dopo una gestazione di oltre trentanni. Una stratosferica riduzione della spesa che passerebbe dagli attuali 10 e passa milioni di euro ai poco più di 5 o 6 per effetto della riduzione del numero dei preti-soldato, della revisione dei loro avanzamenti di carriera e del taglio di alcuni generali e colonnelli.

Fino al 2010 la legge 512/61 aveva garantito una certa copertura anche economica alla mancanza di una “intesa” espressamente prevista dall'Accordo firmato a Roma nel lontano 18 febbraio 1984, che aveva apportato delle modifiche al Concordato Lateranense dell'11 febbraio 1929, poi con l'abrogazione di quella legge, operata dal Codice dell'ordinamento militare, inevitabilmente il problema è arrivato in Parlamento con una iniziativa che io stesso avevo proposto al radicale Maurizio Turco. La proposta laica e radicale ebbe l'effetto di scatenare l'immediata levata delle croci e delle spade da parte dell'intera classe politica schierata e genuflessa a difesa del portafoglio dei Cappellani militari. La battaglia per la laicità dello Stato, mai messa da parte dai radicali, riprendeva con un nuovo impulso e vigore, mentre all'esterno delle aule parlamentari cresceva l'indignazione di quella parte della società civile che finalmente aveva scoperto l'ennesimo inciucio che, dopo quello dell'otto per mille, sottraeva ogni anno altre importanti risorse dalle casse dello Stato in eterna crisi.

La mia insistenza riusci a portare il rappresentante dell'Ordinariato militare, prima a Radio Radicale, dove ammise candidamente l'assoluta mancanza di quell'accordo (intesa) che perfino i presidenti dei due rami del Parlamento avevano ritenuto esistente e intoccabile, e poi direttamente davanti alle telecamere della iena Luigi Pelazza, dove fu proprio il generale Santo Marcianò in persona ad impegnarsi formalmente a rinunciare ai gradi militari (e ai relativi stipendi). Siccome siamo in Italia le solenni promesse dei rappresentanti di una istituzione molto spesso hanno il valore dell'aria fritta e così oggi leggiamo quel che ne resta: le eclatanti dichiarazioni del numero due dell'Ordinariato militare che ci racconta a modo suo dell'epocale riforma a che da qui a qualche settimana i massimi esperti del Vaticano e dello Stato italiano metteranno definitivamente nero su bianco. Dalle anticipazioni e facilissimo constatare che praticamente non cambierà nulla o quasi.

Dai 204 cappellani previsti dal Codice militare si dovrebbe passare a circa 160. Una riduzione che è solo apparentemente drastica e che altrettanto solo apparentemente produrrà degli effetti concreti. Fino a quest'anno la spesa imposta dalla Chiesa per il mantenimento dei Cappellani militari, annotata sul bilancio di previsione dello Stato (quello che di fatto mette le mani in tasca ai cittadini), è stata un continuo crescendo e solo per quanto riguarda il pagamento degli stipendi si è passati dai 7.680.353 euro del 2013 agli oltre 10 milioni di euro (10.445.732) nel 2015.

Per quanto riguarda i numeri dei cappellani in servizio nelle Forze armate, nell'Arma dei Carabinieri e nel Corpo della guardia di finanza, dai rendiconti dello Stato emerge che i sacerdoti effettivamente pagati coi soldi dei contribuenti sono stati: 183 nel 2012, 184 nel 2013 e solo, si fa per dire, 165 nel 2014. Lo stato di previsione di bilancio per gli stessi anni ne aveva spesati rispettivamente 188 (2012), 169 (2013) e 173 (2014). Come si vede nel 2013, l'anno in cui Papa Francesco ha chiamato Santo Marcianò a indossare i gradi da generale di corpo d'armata per guidare l'esercito di preti in divisa, in sostituzione del precedente generalissimo Vincenzo Pelvi, il numero dei cappellani effettivamente in servizio è stato superiore di ben 15 unità rispetto a quello previsto dal bilancio dello Stato. Una spesa extra di circa mezzo milione di euro. 

La riforma tanto sbandierata ai quattro venti dai preti con le stellette non cambia praticamente nulla rispetto ad oggi, sebbene possa essere letta come l'inizio di una resa dei preti alle armi e il riconoscimento che la nostra civilissima e pacifica battaglia per la laicità dello Stato è quella giusta. Dalle casse dello Stato, quindi dalle tasche dei cittadini, compresi quelli di altre confessioni religiose o i non credenti, continueranno ad essere presi molti milioni di euro per pagare i costi di mantenimento e funzionamento dell'Ordinariato militare che nel 2014 sono stati ben 2.129.401 euro. A questi si dovranno aggiungere anche i milioni di euro necessari a pagare gli stipendi e le grasse pensioni dei Cappellani. Proprio riguardo al trattamento pensionistico corrisposto dallo Stato ai cappellani cessati dal servizio fu lo stesso Ministro della difesa nel 2012, rispondendo ad una interrogazione dei radicali, a dire di non conoscere l'ammontare della spesa previdenziale ma che da una stima fatta dall'amministrazione militare ogni ex cappellano militare percepirebbe una pensione di 43.000 euro lordi all'anno.

Come dicono quelli più saggi e informati di me, occorre aspettare che la Commissione paritetica Chiesa-Stato, composta da esperti giuristi, concluda i suoi lavori per poter giudicare il risultato ma se le premesse sono quelle che abbiamo potuto leggere fino ad oggi mi sembra ovvio che la battaglia per la laicità delle Forze armate e dello Stato è tutt'altro che conclusa. Comunque, pare che i preti-soldato abbiano anche intenzione di rinunciare al compenso per le faticosissime ore di lavoro straordinario per celebrare la messa la domenica. Intanto la legge di Previsione del bilancio dello Stato per gli anni 2016 – 2018 ci dice che l'Ordinario militare e il suo esercito di preti-soldato ci costeranno la bellezza di 9.431.061 euro.