Missioni di “guerra”: La Russa e Frattini non sono preoccupati. Tanto quelli che rischiano la pelle sono i soldati

Il 3 agosto scorso un missile ha sfiorato la nave “Bersagliere” impegnata nella guerra contro la Libia, e per tutti è stato il chiaro segnale che le truppe del rais libico sono ancora armate e per nulla intimorite o ficcate dall’alleanza atlantica. Tutti, tranne i due ministri italiani La Russa e Frattini che hanno minimizzato l’accaduto dichiarano di non essere per nulla preoccupati e che la rivendicazione del governo di Tripoli è sola propaganda. Una propaganda che però si è basata su un fatto concreto – la capacità offensiva delle truppe libiche - che contrasta violentemente con i ripetuti proclami degli italici ministri sull’imminente fine di Gheddafi.

Il giorno 4 agosto un ordigno improvvisato esplode al passaggio di un Lince e manda in ospedale quattro militari italiani in missione di “pace” in Afghanistan, dopo che nel solo mese di luglio altri tre di loro erano morti, portando a quota quarantuno il macabro elenco delle vittime italiane di questa snaturata missione. Il fatto si ripete il successivo giorno 7, ma è domenica e la politica è al mare, ma non mancano però i soliti messaggi augurali pieni di ipocrisia. C'è perfino chi si spinge a dichiarare «solidarietà e vicinanza ai nostri uomini impegnati quotidianamente nel difficile teatro afghano, nel nome della libertà e della democrazia?». Va bene per la "solidarietà" ma affermare che sono lì in nome della libertà e democrazia mi sembra fuori luogo quando per dare concretezza a queste parole si spende solo l1,5% del costo totale delle missioni.

?La Russa e Frattini, i nostri due ministri del “non si sa bene cosa”, ci hanno offerto in queste settimane e ancora prima, già dal maggio scorso, i loro trionfalisti proclami di una imminente vittoria sulle “truppe cammellate“ libiche: in tre o quattro settimane Gheddafi sarà sconfitto. Infatti, Mu?ammar Ab? Minyar ?Abd al-Sal?m al-Qadhdh?f? ? (Gheddafi) sta ancora al suo posto. E come non poter non ricordare quelle sulle "bolle" di sicurezza in Afghanistan che alla luce dei recenti fatti assomigliano sempre di più a "balle" sulla sicurezza.

Una guerra di propaganda e contro-propaganda dove la verità di ciò che i nostri soldati fanno viene accuratamente coperta parlando di solidarietà verso i militari. Questo loro sentimento solidaristico è la chiave su cui poggia ogni ragionamento che li spinge a votare “si” e quindi a mandarli in guerra? Oppure è solo perché bisogna sostenere le loro missioni anche se costano miliardi e fruttano morti e feriti mettendo da parte la sovranità dello Stato e quindi del popolo? A queste domande i “peones” bipartisan, compresi quelli padani che tanto hanno criticato queste missioni, hanno risposto pigiando il bottoncino per approvare il rifinanziamento alle missioni. Loro dicono che il voto favorevole è per il senso di responsabilità, per non abbandonare i nostri militari.

Tutte esternazioni di alto profilo mediatico che se rilette assieme ai tanti autorevoli “siamo contrari ma..” , "vorrei ma non posso", e così via dicendo, danno la netta impressione che, più che essere vicini ai militari, abbiano voluto opportunamente salvaguardare le loro posizioni personali e magari qualche affaruccio di quelli che “non si sa come e perché” ogni volta finiscono per essere inseriti nei decreti sulle missioni.

Per La Russa e Frattini quella di Gheddafi è solo propaganda e quello che avviene in Afghanistan è il risultato della fase di transizione iniziata con la riconsegna della “pacificata” zona di Herat al governo afghano. Ma se queste fossero missioni di pace - e non lo sono - forse nessuno sparerebbe missili  o minerebbe le strade del suo stesso paese per ammazzare chi gli porta  aiuti e cooperazione, non ci sarebbero attacchi e scontri a fuoco. Siamo in guerra, e in guerra il nemico si difende e spara per uccidere.

Tutto questo chi oggi governa ancora non lo vuole capire. Fanno finta di costernarsi davanti alle bare battendosi il petto e si affrettano a fare gli auguri ai feriti mentre l’81% degli italiani (secondo un recente sondaggio di Sky Tg 24) continua a chiedere il ritiro delle truppe da tutte le missioni internazionali di guerra e sono comunque molti quelli che comunque sarebbero favorevoli a continuarle se fossero davvero missioni di cooperazione allo sviluppo di quelle aree geografiche che, comunque, rispetto ai criteri di valutazione dell’Occidente, appaiono realmente sottosviluppate.

La crisi globale avanza mentre l’Italia è ridotta con le pezze sul sedere, alla mercé di cricche che la stanno spolpando da oltre 60 anni, eppure i soldi per queste missioni si trovano sempre, come si trovano quelli per far fare affari a chi vende gli armamenti, i missili e le bombe. Dall’1° agosto la civilissima Norvegia ha detto basta alla guerra e, nonostante faccia parte della Nato come noi, ha fatto i bagagli e ha abbandonato la guerra contro la Libia ritirando i suoi militari e i suoi caccia. E noi? Noi lì, a voler continuare a tutti i costi a giocare a “Risiko”con questi due ministri che non si preoccupano di nulla tanto chi rischia la pelle, in queste missioni che hanno perso tutti i loro caratteri di costituzionalità, sono i nostri militari.

Qualcuno potrebbe obiettare che sono pagati (e bene) per quello che fanno, ma in questo caso la battuta non regge perché i militi hanno giurato di essere fedeli alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del loro stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni. Non hanno mica giurato di servire gli interessi della politica, che è ben altra cosa.

La Costituzione è quella che tutti siamo tenuti a osservare, a prescindere dall’abito che indossiamo; quella Carta che spesso è dimenticata ma dove è scritto a chiare lettere che l’Italia ripudia la guerra. Perché oggi moltissimi si lamentano ma nessuno ha il coraggio di dire basta? Tra i militari aumentano sempre di più coloro che vorrebbero la fine di queste guerre insensate ma non parlano. Chi per amore del dovere e della divisa chi per il denaro che poi gli verrebbe a mancare per pagare le rate del mutuo o quelle della macchina. Chissà quanti degli ultimi 8 ragazzi feriti, e di quelli che prima di loro hanno avuto la fortuna di poter raccontare i fatti, si è pentito di essere partito, magari anche facendosi raccomandare. Chissà se anche a loro i solerti vertici militari hanno dato il bugiardino? con le frasi già scritte da leggere ai giornalisti, e buone per ogni occasione.

Su questi spazi mediatici gli adulatori dell’interventismo utile agli americani hanno più volte criticato quello che ho scritto, ma anche i commenti di altri lettori, con argomentazioni che a mio avviso non giustificano le violazioni continue ai principi dettati dalla Costituzione. Principi la cui violazione spesso passa inosservata sotto gli occhi di quelli che ne dovrebbero essere i garanti ma che non sentono, o non vogliono sentire, la voce della protesta di chi ama il proprio Paese e ripudia la guerra.

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