Tempa Rossa: dopo Matteo Renzi anche la Pinotti partecipa all'operazione di soccorso dell'ammiraglio De Giorgi.

La Ministra Roberta Pinotti e l'amm. De Giorgi

Ormai è chiaro. Per il Governo e per la Ministra della difesa Roberta Pinotti la “discrezionalità amministrativa” consiste nell’usare due pesi e due misure e la risposta data dalla all'interrogazione dei deputati del Movimento cinque stelle è chiara: riguardo all'inchiesta Tempa Rossa non c'è alcun motivo per sospendere o rimuovere l'ammiraglio De Giorgi.

De Giorgi non si tocca. È questo in estrema sintesi la risposta che la Ministra della difesa ha dato ieri al parlamentare pentastellato Luca Frusone che con una interrogazione a risposta immediata aveva chiesto «se non reputi il Governo di dover valutare se sussistono i presupposti per sospendere o revocare a fini cautelativi dal proprio incarico l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi ed in particolare sospendere gli atti di acquisizione delle navi (legge navale) oggetto dell'inchiesta della magistratura».

A parte la questione politica e le nuove rivelazioni sui rapporti interni al Governo e tra ministri e sottosegretari (resi noti da importanti fonti di stampa), per rendersi conto di quanto sia discutibile la posizione assunta dalla Ministra è sufficiente fare un veloce confronto tra la Guida tecnica “Procedure disciplinari” (Ed. 2014) del Ministero della difesa e il contenuto della risposta data all'interrogazione del deputato Frusone.

La Guida tecnica. «Il potere di sospensione precauzionale dall'impiego si basa, difatti, sulla preminente tutela, normativamente accordata, degli interessi di rilievo pubblico coinvolti, stanti, da un lato, la peculiarità e delicatezza delle funzioni esercitate in virtù dello status di militare e, dall'altro, la corrispondente necessità di tutela del prestigio, della imparzialità e della immagine interna ed esterna dell’Amministrazione. Lo strumento della sospensione cautelare concorre, infatti, alla crescente necessità di tutela dell’immagine dell’Amministrazione e della moralità dei suoi dipendenti, perseguendosi la prima attraverso lo strumento della sospensione cautelare di un soggetto che, a causa degli addebiti contestatigli o in sede penale o in sede disciplinare, non possa più svolgere le proprie funzioni con pienezza di autorità e credibilità (le così dette “esigenze cautelari”). La descritta natura dello strumento della sospensione precauzionale prescinde da qualsiasi accertamento della responsabilità dell’inquisito e non implica, quindi, alcun giudizio, neppure approssimativo e provvisorio, circa la colpevolezza dell’interessato (ex plurimis: T.A.R. Lazio – Roma, Sezione I, n. 7999 del 2 settembre 2008; n. 6433 dell’8 luglio 2008), non dovendo la condotta del Militare formare oggetto di apprezzamento (accertamento proprio di altro procedimento) e inerendo le valutazioni discrezionali, sottese alla sospensione precauzionale, alla necessità di rimuovere il pregiudizio derivante dalla permanenza del Militare nelle funzioni proprie, nel generale interesse sia dell’Amministrazione sia degli amministrati.».

La risposta della Ministra. «Con specifico riferimento allo speciale ordinamento militare, per assumere provvedimenti cautelari quale ad esempio la “sospensione precauzionale facoltativa dal servizio”connessa a procedimento penale, secondo la legge e consolidata giurisprudenza, si rende necessario un provvedimento discrezionale dell'amministrazione di appartenenza, nel caso in cui il comportamento del militare implichi una incompatibilità con la prestazione delle funzioni cui è preposto. Allo stato, ai fini di tale responsabile valutazione non sussistono formali e concreti elementi di conoscenza …. Alla luce di tali premesse è agevole comprendere come neppure sussistano, allo stato, i presupposti per apprezzare la possibilità di attivare le procedure di cui all'articolo 23 del Codice dell'ordinamento militare al fine di dare corso alla revoca dell'incarico di capo di stato maggiore …..».

Rispetto alla prescrizione della Guida tecnica sopra ricordata la risposta della Pinotti appare sicuramente come una vera e propria difesa d'ufficio che sottovaluta la “preminente tutela degli interessi di rilievo pubblico” e la “necessità di tutela del prestigio, della imparzialità e della immagine interna ed esterna dell’Amministrazione”, cosi pure la “moralità” e la necessità di “svolgere le proprie funzioni con pienezza di autorità e credibilità”. Insomma, in questo caso sembrerebbe che la storica frase di Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo, “Mi dispiace ma io so io e voi non siete un cazzo”, abbia trovato nuovi interpreti

Ed è proprio su queste basi che oggi gli italiani sono costretti a sopportare un premier e una Ministra della difesa che si spendono in ogni modo (il primo in televisione, la seconda in Parlamento) per lasciare al proprio posto l'ammiraglio De Giorgi che, per quanto ci è noto, è coinvolto in due distinti procedimenti giudiziari: uno che lo vede già imputato per il reato di omicidio colposo in relazione alla morte del sottocapo Alessandro Nasta, volato giù dall'albero maestro dell'Amerigo Vespucci lo scorso 24 maggio 2012, l'altro che lo vede come indagato per il reato – secondo fonti di stampa – di abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta della Procura potentina su Tempa Rossa.

La reverenza e la convenienza che spesso la classe politica ama esprimere nei confronti di taluni alti gradi della gerarchia militare è cosa ormai nota da tempo e spesso travalica anche quello stile che il ruolo istituzionale richiederebbe ma leggere una simile difesa d'ufficio fatta a prescindere e con l'aggravante di voler continuare ad ignorare l'esistenza di un processo penale che vede proprio l'ammiraglio De Giorgi sul banco degli imputati, come hanno puntualmente ricordato i parlamentari del Movimento 5 Stelle nel loro atto di sindacato ispettivo (fatto ribadito anche nella replica alla risposta della Ministra), lascia poco spazio alle libere interpretazioni da parte della titolare del Ministero della Difesa che con la sua risposta data all'interrogazione ha dimostrato di non possedere più l'obiettività, la terzietà e la serenità per continuare a ricoprire l'incarico di ministro.

Tali mancanze sono evidenti nelle decisioni assunte dalla Ministra della difesa per altre questioni che hanno riguardato altre forze armate, peraltro per fatti (ed è una mia opinione personale) irrilevanti da un punto di vista disciplinare e penale, verso i quali ha avuto un comportamento completamente differente ed estremamente intransigente che l'ha portata ad assumere decisioni decisamente opposte a quella presa nei confronti dell'ammiraglio De Giorgi. Questo perché  tutti i militari sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri.