Un maresciallo da 14 anni chiede giustizia. I vertici militari e il Ministro della difesa tacciono.

Michele Daloiso

Era il 14 dicembre del 2001 quando sulla gazzetta ufficiale apparve l'avviso del bando di concorso per l'arruolamento di 90 ufficiali nella Marina militare. Quel giorno Michele Daloiso, un sottufficiale della Marina militare in servizio a Taranto, decise di partecipare alla selezione, voleva diventare un ufficiale della Marina militare ma non poteva certo immaginare che quella domanda avrebbe cambiato radicalmente la sua vita. Michele è stato collocato in congedo assoluto per infermità il 25 giugno del 2014. La sua storia potrebbe somigliare a quella dei tanti italiani rimasti vittime di grossolani errori di qualche amministrazione statale e delle conseguenti ed estenuanti lungaggini processuali ma la colpa più grande dell'ex militare è stata quella di aver chiesto giustizia.

Qualche settimana fa Michele mi ha chiamato e mi ha raccontato la sua assurda storia. Assurda per non dire inquietante. «Ho avuto la grandissima colpa di partecipare ad un concorso pubblico per titoli ed esami per la nomina a guardiamarina in servizio permanente del ruolo speciale del Corpo di Commissariato Militare Marittimo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 dicembre 2001 - mi ha detto Michele – e terminata la selezione sono risultato idoneo e non vincitore e più precisamente mi ero classificato ventesimo su trenta partecipanti nella graduatoria generale e decimo nella graduatoria riservata ai soli concorrenti provenienti dal ruolo dei marescialli.».

Detta così in effetti potrebbe indurre il lettore anche a riderci sopra e pensare “eccone un altro che crede di essere vittima di qualche inesistente errore”. In effetti per l'amministrazione militare Michele è risultato idoneo ma non vincitore. Bene, tutto a posto? Ma neanche per sogno! Questa volta l'errore, gli errori, ci sono e sebbene siano stati confermati, ancorché in modo parziale, dalla stessa amministrazione militare non possono passare inosservati e non sollevare degli inquietanti interrogativi.

Come avviene normalmente (il contrario sarebbe assurdo) per tutti i concorsi pubblici, quindi anche per quello a cui aveva partecipato il nostro amico Michele, i candidati non devono incorrere in alcuna delle cause di esclusione espressamente previste dal bando. In buona sostanza i partecipanti non dovevano aver riportato condanne penali per delitti non colposi o avere procedimenti penali in corso o aver ricevuto sanzioni disciplinari di stato.

«Doveva essere così – dice Michele - a maggior ragione per la natura dei posti messi a concorso e della provenienza dei partecipanti dai ruoli del personale già in servizio nelle forze armate che quindi dovrebbero possedere a priori elevate e indiscusse doti morali e di servizio. In fin dei conti – continua - da quel concorso sarebbero usciti degli ufficiali della Marina militare che un domani avrebbero potuto gestire appalti milionari o comunque ricoprire incarichi di elevata responsabilità in tutte quelle attività giuridiche e amministrative della forza armata.».

Alla data del bando Michele non era sottoposto nè a procedimenti penali per delitti non colposi in qualità di imputato nè aveva a suo carico sanzioni disciplinari di stato o di corpo. Insomma era il concorrente perfetto. Nei suoi confronti non esisteva nessuna causa di esclusione al contrario di quanto, invece, è poi risultato a carico di altri tre concorrenti - tutti provenienti dal ruolo dei marescialli – che inaspettatamente furono ammessi a partecipare alle selezioni e si classificarono davanti a lui in graduatoria risultando così idonei e vincitori.

Michele come hai reagito quando hai saputo che non saresti mai diventato ufficiale? «Ovviamente male. Mi sono immediatamente rivolto ad un avvocato e ho avviato una serie di azioni legali che sono ancora in corso. L'iter giudiziario è stato molto complesso e in prima battuta il Tar mi ha dato torto. Poi il Consiglio di Stato ha ribaltato il risultato ma nonostante ciò ora siamo ancora al punto di partenza a seguito della revocazione della sentenza d'appello per un mero errore di notifica così tutto è ritornato davanti al Tar che non ha fatto altro che replicare la sua prima sentenza e, quindi, la causa ora pende nuovamente davanti ai giudici di Palazzo Spada.».

Per la cronaca occorre ricordare che con la sentenza poi revocata il Consiglio di Stato aveva già espresso il suo giudizio sulla questione ritenendo illegittimo l'operato della Commissione che aveva ammesso al concorso i tre militari del ruolo marescialli – quelli posizionatisi davanti a Michele nella graduatoria - dichiarandoli non solo privi dei requisiti morali e di condotta necessari per partecipare ma escludendo gli stessi dalla graduatoria degli idonei e vincitori e statuendo al contempo che quindi Michele Daloiso era risultato idoneo e vincitore, con tutte le conseguenze economiche e previdenziali.

Come pensi andrà a finire? «Spero bene altrimenti la giustizia verrebbe sconfitta. Rispetto ai precedenti giudizi questa volta c'è una novità perché lo scorso 27 maggio 2015, cioè dopo oltre 14 anni dal concorso, e numerose richieste, è stata la stessa Direzione Generale del Personale Militare ad aver ammesso che nei confronti di due dei tre concorrenti esistevano le cause impeditive e/o ostative all'avanzamento nel ruolo degli ufficiali già alla data di pubblicazione del bando. Riguardo al terzo concorrente era già emerso che alla data ultima di presentazione della domanda di partecipazione ancora non aveva ottenuto la riabilitazione agli effetti militari né della condanna subita né delle pene accessorie. Anche in questo caso il Consiglio di Stato aveva deciso l'esclusione dalla graduatoria ma come sappiamo l'Amministrazione ha presentato un ricorso per revocazione della sentenza e quindi , di fatto, l'intero procedimento giurisdizionale è ricominciato dall'inizio. Fatto sta che oggi sono tutti e tre tranquillamente tenenti di vascello della Marina militare, per di più con incarichi di importanti responsabilità amministrative.».

Per quali ragioni non sono stati immediatamente estromessi dal concorso? «Perché non sono stati estromessi bisognerebbe chiederlo al Direttore Generale del Personale militare. Anche perché non si comprende come mai il Capo del 1 Reparto – Reclutamento e Disciplina – da un lato abbia confermato l'esistenza di cause impeditive e/o ostative all'avanzamento nel ruolo per due dei tre concorrenti che mi hanno preceduto in graduatoria mentre dall'altro ha inspiegabilmente ritenuto che queste cause di esclusione non fossero tali alla luce della normativa dell'epoca. È sconcertante! Per la Direzione Generale le condanne e i procedimenti penali per i reati di concorso in corruzione, truffa militare, furto militare e falso ideologico, la rimozione dal grado e la destituzione dall'impiego sono tutti fatti che non potevano impedire ai tre concorrenti di partecipare e vincere il concorso.».

«Mi domando per quale ragione i vertici della forza armata e il Ministro della difesa non intervengono spontaneamente per risolvere questa situazione che è, innegabilmente, uno scandalo tutto italiano. - si chiede il mio interlocutore che aggiunge - Prima o poi il Consiglio di Stato dovrà porre la parola fine a questa inquietante vicenda e allora qualcuno dovrà essere chiamato a risarcirmi dei danni subiti.

Prima di salutarci Michele Daloiso - il primo maresciallo luogotenente della Marina militare in congedo che da 14 anni rivendica la sua promozione a ufficiale - mi domanda: «Fino a quando noi cittadini dobbiamo continuare a pagare gli stipendi di tre ufficiali che forse non avrebbero mai dovuto essere ammessi a partecipare a quel concorso?».  

Gli rispondo che «Non lo so, siamo in Italia.».