Sicurezza: il Re è nudo.

Un uomo cammina indisturbato lungo un binario della Stazione Termini di Roma portando un'arma con la mano destra distesa lungo il fianco e uno zainetto sulla spalla sinistra. Una donna lo nota, scatta l'allarme. Le immagini diffuse in prima serata da tutti i media ritraggono quello che sembra essere un terrorista e non uno dei tanti pendolari che in quelle ore affollano la stazione.

Un carabiniere viaggia sul treno diretto ad Anagni, nota l'uomo e l'arma. Non sa che nella Stazione Termini dalla quale è partito poco prima i suoi colleghi, poliziotti e militari in assetto da guerra, lo stanno cercando e che l'allarme “terrorismo” è al massimo livello. Gli chiede spiegazioni su quell'arma e l'uomo risponde che è un giocattolo per il figlioSicuramente quel viaggiatore ancora non sa di essere ricercato dalle forze di polizia né sa di aver messo in crisi il sistema sicurezza, di averne scoperto tutte le falle a dispetto delle continue rassicurazioni dei ministri dell'Interno e della Difesa.

C'è veramente poco da commentare ma moltissimo da riflettere. Cosa non ha funzionato nell'imponente e costosissimo dispositivo messo in piedi in fretta e furia dopo i fatti di Parigi dello scorso 13 dicembre? Sicuramente non e mancato l'impegno dei poliziotti o di quei militari che si sono trovati a dover fronteggiare una situazione reale per la quale non sono mai stati addestrati ma il risultato è che, alla prova dei fatti, la sicurezza italiana ha fatto un vistoso flop. E se quell'uomo fosse stato realmente un terrorista?

Per Daniele Tissone, Segretario Generale del Silp-Cgil, "In questi momenti non va alimentata in nessun modo la paura nella gente e le preoccupazioni, anche alla luce dei tanti allarmi terroristici rivelatisi successivamente falsi. Attendiamo - prosegue Tissone - una ricostruzione più precisa di quanto accaduto ma ricordiamoci anche che presso la Stazione Termini l'unico filtraggio in accesso ai binari è costituito da personale che chiede la sola esibizione del biglietto. Non esistono, pertanto controlli più accurati alle persone. Personali o con il metal detector» precisa il Segretario del Silp che per questo si chiede se «dobbiamo rendere ogni stazione d'Italia, o anche solo la più importante, un ulteriore obiettivo sensibile militarizzandola ancor di più? Certo – conclude - il rischio zero non esiste, non esiste per l'Italia come per tutti gli altri paesi, è chiaro che bisogna essere sempre vigili e allerta e operare sempre più sul versante della prevenzione".

Dello stesso avviso è Giuseppe Tiani, Segretario Generale del Sindacato italiano Appartenenti Polizia (SiAP). "Il fatti di ieri- dichiara Tiani - dimostrano quanto sia fondata la rivendicazione del SiAP sui temi della sicurezza presentate ai governi degli ultimi 10 anni che hanno un fondamento realistico e dunque le attività di polizia vanno considerate non la priorità di una stagione ma un bene istituzionale e comune, necessario sempre. Ciò detto -prosegue - certamente per le mutate esigenze della società multimediale e multietnica in cui viviamo assumono rilevanza l'aggiornamento e la formazione professionale del personale, le dotazioni logistiche e tecnologi che devono essere rivisitate e integrate attraverso investimenti permanenti e mirati. Personalmente - conclude il leader del SiAP - ritengo che l'attività di prevenzione espletata con il pattugliamento dinamico dalle forze di polizia possa essere integrato ma non sostituito dai sistemi di video sorveglianza".

Ancora più chiaro ed esplicito lo è Gianni Tonelli, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), che da quando è stato eletto ai vertici del suo sindacato non ha mai smesso di puntare il dito sui tagli e le inefficienze del sistema sicurezza. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente nei pressi del Quirinale dove da giorni sosta con un gazebo per sollecitare un intervento del Presidente della Repubblica in merito ai provvedimenti adottati nei confronti degli agenti ed esponenti del SAP che nelle settimane scorse avevano evidenziato pubblicamente le inefficienze delle dotazioni  e dei mezzi in uso alla Polizia di Stato. "Quello che è accaduto – spiega Tonelli - è la diretta conseguenza di scelte adottate dal governo che hanno voluto privilegiare la sicurezza virtuale da far percepire ai cittadini con il massiccio dispiegamento di militari in assetto da guerra piuttosto che quella reale fatta di uomini, mezzi, equipaggiamenti adeguati e addestramento del personale delle forze dell'Ordine che sono chiamati a fronteggiare anche situazioni come quella accaduta alla Stazione Termini di Roma".

A conti fatti la sensazione sulla "sicurezza" è che quell'uomo col giaccone azzurro e il cappellino abbia fatto scoprire agli italiani che il Re è nudo.