Una volta fatti i conti, i carabinieri si pagano da soli il bonus del governo

Alla fine il bonus di 80 euro promesso da Renzi è arrivato nella busta paga degli appartenenti alle Forze di polizia, ai militari e ai vigili del fuoco. L'idea di Renzi non piace però a chi opera in mezzo alla strada, di giorno e di notte, sabati e domeniche compresi.

Prendiamo ad esempio i Carabinieri, quelli che nelle oltre 4000 Stazioni sparse sull'interro territorio nazionale fanno turni massacranti 24 ore su 24 per controllare il territorio e, come dice la norma inserita in extremis nella legge di stabilità per il 2016, per «fronteggiare le eccezionali esigenze di sicurezza nazionale». Questi, come anche i poliziotti, percepiscono delle indennità per compensare i turni esterni, i cambi di turno non programmati o i servizi notturni e festivi il cui importo complessivo a fine mese corrisponde a circa il 35 - 40 % dell'intera retribuzione mensile, che per un appuntato generalmente non supera i 1.700 euro.

Come ho detto gli 80 euro sono arrivati regolarmente nelle buste paga di tutti i carabinieri (esclusi i dirigenti) però l'amara sorpresa è stata quella di vedersi pagate le indennità con l'applicazione delle detrazioni fiscali nella misura massima anziché quella generalmente applicata nel corrispondente periodo degli anni precedenti. In questo modo la riduzione del netto pagato è stata di circa 150 – 200 netti. Ovviamente i militi impiegati negli uffici che non percepiscono queste indennità si sono trovati 80 euro in più in busta paga. Loro si sono contenti.

A prescindere dalle complicate regole sull'applicazione delle aliquote fiscali, e dalle eventuali domande del dipendente che può sempre chiedere l'applicazione di quelle più favorevoli, la sensazione che hanno avuto migliaia di carabinieri e poliziotti è stata quella di essere stati presi in giro dal buon Matteo. Per loro è il risultato finale che conta ed è stato solo quello di vedersi mettere in una tasca 80 euro e prelevare dall'altra 150 o 200 sotto forma di tasse anticipate.

Già in passato il buon Matteo ha adottato il metodo “con una mano ti do e con l'altra ti tolgo” ma questa volta ha tutto il sapore della beffa senza contare il fatto che del rinnovo del contratto di lavoro non ne parlano più neanche i rappresentanti del Cocer che ormai sanno di poter contare su un anno di proroga del loro mandato per effetto di un emendamento targato PD che verrà presentato nei prossimi giorni in Commissione Difesa della Camera al decreto legge di proroga di termini (c..d. milleproroghe), che in soldoni vale circa 2.200 euro al mese per i delegati che fruiscono del trattamento di missione.

Qualcuno ha cercato di giustificare la scelta dell'applicazione delle aliquote massime come un vantaggio per il dipendente che nel prossimo mese di febbraio 2017 non dovrà fronteggiare un conguaglio fiscale a debito. Invece, la concreta realtà sembra essere un'altra. Facciamo l'esempio dell'appuntato Tizio il cui trattamento economico complessivo in sede di conguaglio determina l'applicazione di una aliquota massima del 27%. Appare ovvio che la differenza tra l'aliquota applicabile e quella del massima (38%) pagata sulle indennità rappresenta un effettivo prestito di denaro da parte di Tizio allo Stato che se lo vredrà restituire solo dopo un anno. In altre parole Tizio si è autofinanziato il bonus di 80 euro.

La ragione di questa anomalia la si può comprendere dalla lettura del comma 972 dell'articolo 1 della legge 20872015 (stabilità 2016). Il costo dell'operazione “bonus” dovrebbe essere di 510,5 milioni di euro per l'anno in corso ma i soldi realmente resi disponibili sono soltanto un decimo in attesa che il ministero dell'Economia e delle finanza effettui il «monitoraggio mensile dei maggiori oneri» derivanti dal pagamento agli aventi diritto.

Ma le sorprese non sembrano essere finite. Come più volte annunciato da Renzi, e come scritto chiaramente nel testo della norma, «Il contributo non ha natura retributiva, non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'imposta regionale sulle attività produttive e non è assoggettato a contribuzione previdenziale e assistenziale» tuttavia – prosegue la norma - «Ai soggetti destinatari del contributo straordinario si applicano altresì, ricorrendone le condizioni, le disposizioni contenute nell'articolo 13, comma 1-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni». Ora, pure a voler superare ogni possibile dubbio che può sorgere dalla lettura congiunta delle norme citate non può essere escluso che i destinatari del bonus complessivo di 960 euro, con un reddito lordo superiore a 24.000 e fino a 26.000 euro, in sede di conguaglio fiscale correranno il rischio di dover restituire parte di quanto percepito mentre i dipendenti con un reddito superiore a 26.000 euro potrebbero dover restituire l'intero importo.

Insomma, a conti fatti, vista la poca chiarezza della norma e gli effetti sulle buste paga dei carabinieri e poliziotti impegnati giorno e notte in mezzo alle strade, che certamente faranno discutere anche nei prossimi mesi, sarebbe stato meglio aggiungere i 510,5 milioni del bonus ai 74 già stanziati per il rinnovo dei contratti di lavoro del personale dei Comparti difesa e sicurezza che ora, invece, dovranno accontentarsi di aumenti mensili di circa 10 euro lordi, questi si utili anche ai fini della futura pensione.