Il PD spara sui diritti dei militari: non si escludono effetti collaterali sulle elezioni amministrative.

Il 20 gennaio scorso è stata l'ennesima brutta giornata per i diritti dei militari. Ancora una volta il Partito democratico (ultimamente la parola “democrazia” ha perso il suo significato) ha voluto preannunciare la sua intenzione di affossare uno degli ultimi diritti che potevano vantare i nostri cittadini con le stellette: il diritto di voto.

La promessa di riformare il sistema di rappresentanza degli interessi dei militari – i Cocer - che da oltre venti anni entra ed esce dai cassetti delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, senza mai concretizzarsi in uno straccio di provvedimento normativo, ha trovato una nuova ragione di vita: è la scusa con cui il partito democratico ha intenzione di annullare le elezioni dei consigli della rappresentanza militare che si dovrebbero svolgere a partire dal prossimo mese di aprile. In altre parole i militari non potranno esercitare il loro diritto di scegliersi i propri rappresentanti, quelli che poi dovrebbero curare i loro interessi economici e lavorativi.

I lettori sanno da tempo che i militari italiani, dopo quelli nord-coreani, sono gli unici ad essere privati di ogni seppur minimo diritto civile e democratico. Tra i tanti diritti negati la legge vieta loro, in modo assoluto, anche di poter aderire ad associazioni di categoria o sindacali. L'unico modo che questi novelli "minus habentes" hanno per poter avanzare delle rivendicazioni, ma solo per alcune ben limitate materie (es. decidere se a mensa sono meglio le pere o le mele), e quello di affidarle alla sensibilità e alla correttezza dei loro stessi colleghi che ogni quattro anni hanno il diritto-dovere di eleggere nei Consigli della rappresentanza militare, cioè quegli organismi rigorosamente gerarchizzati e strutturati su tre distinti livelli, Cocer , Coir e Cobar dove è perfino naturale che il presidente dell'organismo di vertice (Cocer) sia anche il Direttore generale del personale militare, cioè la naturale controparte dell'organo di rappresentanza.

A nessun militare sfugge il fatto che dal lontano 1978 – data dell'approvazione della legge di principio sulla disciplina militare con cui sono stati introdotti nell'ordinamento i Consigli della rappresentanza militare - il livello di informazione e culturale dei militari è notevolmente cresciuto, e con questo anche la consapevolezza dell'esistenza di una Costituzione che gli garantisce gli stessi diritti degli altri cittadini, fino al punto da far apparire i Cocer, Coir e Cobar i costosi simulacri di un sistema di false tutele degli interessi dei lavoratori con le stellette.

Anche i poco attenti deputati che siedono in Parlamento, sanno che questi organismi non sono più neanche paragonabili ai sindacati gialli (come storicamente vengono definiti quelli al servizio del padrone dell'impresa), sono peggio e pesano sulle tasche dei contribuenti per decine di milioni ogni anno (3,8 sono i milioni spessi ogni anno per mantenere i delegati militari negli alberghi romani o pagargli la missione forfettaria di 110 euro/giorno il resto è per il funzionamento) ed è per questo che la riforma annunciata da oltre venti anni è più urgente che mai.

Ma da questa consapevolezza all'arrivare ad affermare che per varare la tanto attesa riforma del sistema di rappresentanza dei militari si può tranquillamente sospendere l'esercizio di un diritto – come lo è quello di voto – significherebbe, per altri versi, fare una affacciatina dal balcone di Piazza Venezia. L'emendamento che i democratici si apprestano a presentare in Commissione difesa nell'ambito della discussione sul decreto legge “milleproroghe” (210/2015) per allungare di un anno il mandato degli attuali 63 delegati del cocer, è significativo di un evidente disprezzo per tutti gli altri 170.000. militari.

Certo è che in un periodo in cui diritti e democrazia soffrono una reale crisi di identità, se non addirittura di sopravvivenza della quale neanche il capo dello Stato sembra essersi accorto, il partito della maggioranza di Governo continua a rivelarsi foriero di iniziative volte a ledere o eliminare i basilari diritti tutelati dalla Costituzione e dalle leggi. E poi, diciamocelo in tutta tranquillità, dopo la farsa dello sblocco del tetto salariale, dopo l'elemosina degli stanziamenti per il rinnovo (se mai ci sarà) dei contratti di lavoro, il bluff degli 80 euri mensili pagati in nero, i militari non sentono proprio alcuna necessità di essere privati ancora per un anno di quell'unico diritto di cui possono dirsi ancora titolari: quello di poter votare ed eleggere altri rappresentanti magari capaci di mettere in atto quella seppur minima tutela che potrebbe risultare utile a farli somigliare, ancorché molto lontanamente, a dei cittadini quasi normali.

Eppure il 9 febbraio del 2012 proprio i parlamentari del PD avevano dichiarato la loro ferma contrarietà alle tante proroghe concesse ai satrapi questuanti dai berlusconiani ma poi con la scusa di introdurre una insignificante modifica alle regole della rappresentanza anche loro proposero una proroga di un mese, tant'è che quel mandato del cocer invece di terminare nel giugno del 2010 terminò poi nel luglio del 2012. ''La tutela della funzione democratica degli organi della rappresentanza militare - dichiararono all'epoca i parlamentari del PD - si basa in gran parte anche sul rispetto della durata del mandato degli eletti e sulla possibilità per il personale militare di esprimere democraticamente e nei tempi previsti le proprie scelte; non è più dunque rinviabile che gli organi di rappresentanza all'interno delle forze armate siano soggetti a infinite proroghe per quanto riguardo la loro durata, snaturando così ragione e natura delle rappresentanze stesse. A tutto ciò - spiegavano i senatori democratici - il PD si è sempre opposto denunciando le decisioni del precedente governo che, nel 2010 e nel 2011, ha prorogato il mandato della Rappresentanza per periodi annuali. La finalità che invece persegue il Partito Democratico è l'adeguamento, non più rinviabile, del sistema della rappresentanza alla nuova struttura delle Forze Armate e a principi di maggiore democrazia''.

Quindi: “Evviva la coerenza!”. Sono passati 4 anni da quel febbraio 2012 e diversi governi di centrosinistra e ben due Presidenti del Consiglio del PD. Eppure nulla è stato fatto e nulla si farà visto che i partiti che negli ultimi 20 anni si sono alternati alla guida del paese hanno sempre rinnovato la promessa di cambiamenti che oggi i deputati del partito di governo ripropongono per giustificare la proroga degli attuali delegati del cocer.

L'assurda scelta dei parlamentari democratici potrebbe avere dei riflessi negativi sulle prossime competizioni elettorali, soprattutto in quelle realtà dove la presenza militare è numericamente rilevante come a Roma, Milano e Torino perché ormai anche i cittadini in divisa sanno che è da sciocchi continuare a votare un partito che fa della negazione dei diritti la sua bandiera.