Forestale e Carabinieri, un matrimonio scellerato. Ma c'è chi ci spera per portare i diritti sindacali nell'Arma

I cittadini italiani sanno che militarizzare il Corpo forestale dello Stato facendolo confluire nell'Arma dei carabinieri è un errore di metodo e di merito. Tra le forze politiche di maggioranza l'unico ad essersi espresso pubblicamente in tal senso è stato Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera e , da ieri , candidato sindaco per il comune di Roma. È chiaro che se il Governo dovesse proseguire nella realizzazione del suo progetto di accorpamento, avviato senza alcun criterio logico con la riforma della Pubblica Amministrazione targata Madia, dovrà affrontare la dura reazione degli oltre 7000 lavoratori del Corpo che, obbligati forzatamente alle stellette verranno ridotti al rango di “minus habentes” (vedranno cancellati con un colpo di spugna tutti i loro diritti).

Lo pensa convintamente anche Marco Moroni , Segretario Generale del Sapaf, il sindacato autonomo dei forestali che ieri mattina, insieme alle altre sigle sindacali, ha dato vita ad un partecipato sit-in davanti a Palazzo Chigi nel tentativo estremo di scongiurale la scellerata distruzione del Corpo forestale da parte del Governo guidato da Matteo Renzi. «I Forestali non indietreggiano di un passo» ha dichiarato con tono deciso Moroni manifestando la forte contrarietà del Sapaf alla militarizzazione del Corpo forestale dello Stato e rivela che nonostante tutto «c'è ancora tempo per risistemare la questione». «Infatti – precisa il Segretario del Sapaf - era stata annunciata per oggi l'emanazione del decreto legislativo da parte del Governo, ma il Consiglio dei Ministri non ha nemmeno affrontato l'argomento perché è evidente che gli oggettivi problemi tecnici che riserva l'assurda militarizzazione di una forza di polizia ad ordinamento civile stanno venendo fuori.»

Secondo il leader dei forestali «al di là delle certezze che perfino il Comandante Generale dell'Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette, non ha il pudore di dichiarare, come ha fatto recentemente all'inaugurazione della Scuola Ufficiali dell'Arma, quello che però nessuno dice è che si sta militarizzando una funzione fondamentale per il nostro export oltre che per la sicurezza ambientale e agroalimentare dei cittadini, che non hanno nessuna necessità di trovarsi i militari nelle campagne e nei boschi». Moroni è fortemente indignato per quanto sta accadendo come lo sono tutti gli oltre 7000 appartenenti al Corpo forestale dello Stato «preoccupati perché tutto questo sta avvenendo senza nessuna ragionevole opportunità.». Solo alcuni mesi fa i forestali avevano dato un bel “due di picche” al Governo e al Ministro Martina partecipando in massa al sondaggio organizzato proprio dal Sapaf e gli altri sindacati con un risultato eclatante: il 98 percento si sono detti contrari all'accorpamento coi Carabinieri.

«Molto meglio – spiega Moroni - e senza nessuna ripercussione sarebbe stato far transitare in una specialità della Polizia di Stato il Corpo forestale e il suo personale. Se Renzi avesse scelto questa strada - prosegue - oggi la sua smania di portare da 5 a 4 le forze di polizia, sarebbe già realizzata». La ragione vorrebbe che uno Stato che si definisce civile e democratico, con un governo che a parole si dice votato alle riforme nell'interesse dei cittadini, dovrebbe procedere senza alcun indugio verso l'unificazione dei Carabinieri con la Polizia di Stato perché, solo smilitarizzando i primi facendoli confluire nei secondi si verrebbero a creare considerevoli risparmi economici, una maggiore efficienza del sistema sicurezza e, cosa non meno importante, verrebbero preservati i principi democratici su cui si fonda la Repubblica. Diversamente si finirebbe coll'affermare lo “stato di regime”. Ma questo è un'altro discorso, è una cosa ovvia e quindi poco capita e gradita da un Governo e un Parlamento troppo sensibili agli equilibri delle poltrone.

Ma tornando alla Forestale occorre dire che a differenza degli altri Corpi di polizia a ordinamento civile gli appartenenti al Corpo godono pienamente dei diritti sindacali e di sciopero, non hanno particolari restrizioni in relazione alla loro residenza e ai rapporti coniugali o alle relazioni di parentela, Insomma sono dei lavoratori come tutti gli altri del pubblico impiego, con elevata professionalità specializzati nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare.

Un passaggio coatto sotto le grinfie dell'Arma dei carabinieri significherebbe perdere ogni diritto. Così, di punto in bianco, oltre 7000 lavoratori verrebbero privati di quei diritti che la Costituzione – fintanto che esiste – gli garantisce come inviolabili e non è solo un caso se i segretari delle differenti sigle sindacali che si sono dette contrarie al progetto targato Renzi-Madia hanno dichiarato, più volte, che in caso di emanazione del decreto-legislativo per la militarizzazione obbligatoria del personale del Corpo forestale la parola verrà data agli avvocati.

Provi ora l'attento lettore ad immaginare quali potrebbero essere le conseguenze se un domani il giudice chiamato a decidere dovesse arrivare a stabilire che il Governo non avrebbe potuto e dovuto privare gli appartenenti al CfS dei loro diritti. Il progetto Renziano crollerebbe come un castello di carte. L'Arma si ritroverebbe ad avere nei suoi ranghi dei “carabinieri” titolari alche del diritto di sciopero, dei diritti sindacali e di tutte quelle cose che oggi e da sempre sono negati con forza all'interno dell'Arma (e delle altre forze armate).

Mentre il Governo riflette sul da farsi all'interno dell'Arma c'è già chi spera nell'arrivo dei forestali e nella saggezza della giustizia che verrà chiamata a deciderne le sorti per poter finalmente ricominciare, dopo secoli bui, ad essere un cittadino e non un minus habente, e così godere giustamente di quei diritti costituzionalmente protetti che gli sono stati sempre negati, come quelli sindacali che tanto intimoriscono e spaventano i vertici dell'Arma.