La Marina Militare ora vuole sapere quante sono le "capre".

Qualche giorno fa “ilfattoquotidiano.it” ha dedicato la sua apertura alle "capre" della Marina Militare. Secondo "il Fatto" in alcune basi della Marina le capre sono usate da tempo come rimedio alla cronica carenza di soldi da destinare al mantenimento delle aree verdi e, come riferisce l'autore dell'ironico articolo, sembrerebbe che l'idea delle “capre” sia venuta al grande capo in persona, l'ammiraglio Giuseppe de Giorgi, durante una visita in un reparto dove l'erba era un po alta e che i suoi subalterni, forse proprio in virtù di quel famoso detto che recita “il capo ha sempre ragione” l'abbiano immediatamente realizzata.

La singolare notizia però ha evidenziato anche un retroscena piuttosto preoccupante. Un militare, sicuramente un po più attento di tanti altri al benessere degli animali e alle norme sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sarebbe stato sanzionato con tre giorni di consegna di rigore. Una punizione che, in altre parole, lo ha privato della “libertà”, come se fosse un delinquente comune. E, nonostante l'aspetto disciplinare della vicenda abbia per l'ennesima volta messo in luce uno dei più inquietanti aspetti della vita militare - cioè che un individuo per il solo fatto di essere militare può essere privato della libertà in spregio all'articolo 13, comma 1, della Costituzione ("Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge") - è comunque la questione delle capre ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e del Parlamento. Le capre della Marina sono diventate “un caso” politico.

Siccome è sempre meglio prevenire che curare, e lo stato maggiore della Forza armata lo sa bene (vedi questione Alessandro Nasta, amianto e rischi contagio in operazioni soccorso migranti ecc. ecc.), oggi scopriamo che già dallo scorso 12 ottobre il vertice militare aveva disposto un “censimento quadrupedi specie caprina-ovina”. Con tutti i problemi che affliggono i marinai il censimento sembra essere diventato una questione della massima urgenza e cosi lo scorso 29 ottobre – l'articolo del il Fatto è del 28 – in tutti i reparti della Forza armata è arrivato un “messaggio” contenente il seguente ordine: «come richiesto da maristat (n.d.r. stato maggiore marina) con il msg cui rife, si chiede di accertare la eventuale detenzione di quadrupedi della specie caprina ed ovina comunicando a questo A.C., entro il 03 nov. p.v. i seguenti dati informativi: comando-ente/specie animale/numero capi detenuti//».

Al lettore più attento alle questioni militari potrebbe sembrare una sciocchezza ma è chiaro che, invece, sapere quante capre o pecore ci sono in Marina è diventata una questione di vitale importanza per il vertice della Forza armata. A veder bene la stravagante iniziativa ha anche un suo lato positivo e sicuramente permetterà di scoprire anche il numero di quegli animali che vagano nei giardini degli alti comandi della Marina o, perché no, in quelli del Ministero della difesa.

La richiesta dello stato maggiore, seppure mirata a far luce su questa singolare storia di capre e pecore, non sembra tuttavia tesa a conoscere se i vari responsabili dei siti militari adibiti a pascolo per i simpatici quadrupedi abbiano anche fatto tutti i necessari adempimenti previsti dalle norme del settore per la detenzione e la conduzione di animali da allevamento quali sono, appunto, capre e pecore. A questo punto non resta che aspettare che la ministra Pinotti sia chiamata in Parlamento per rispondere alle domande sulle capre della Marina.