I finanzieri vogliono togliersi le "stellette".

Camandante Generale GdF, gen.c.a. Saverio Capolupo

Nei giorni scorsi il Consiglio Centrale della rappresentanza militare (Cocer) del Corpo della guardia di finanza, l'organismo che rappresenta presso i vertici militari il volere di tutti i militari appartenenti al Corpo, ha inviato una accorata lettera al Comandante Generale, generale di Corpo d'Armata Saverio Capolupo, per chiedere – si legge nella nota – di «traghettare il Corpo e il suo personale verso un cambiamento che i tempi richiedono» e «rivedere in chiave moderna la nostra organizzazione – scrivono i finanzieri - non significa stravolgerla., anzi, sarebbe il viatico per intraprendere un nuovo cammino».

La nota dell'Organismo di rappresentanza non manca poi di puntare il dito verso la Difesa che, con la legge sulla revisione dello strumento militare e il "Libro Bianco", «ha intrapreso un definito percorso di cambiamento e di ristrutturazione che trae origine da esigenze tipiche della loro funzione» militare e si conclude con l'espressa richiesta di «salvaguardare i finanzieri e l'autonomia ed il ruolo della Guardia di Finanza quale moderna polizia economico-finanziaria al servizio del Paese e delle Istituzioni».

La posizione del Cocer della GdF è chiaramente in linea con gli emendamenti che il Vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, ha presentato al ddl Madia (C. 3098, recante deleghe sulla P.A.) attualmente in discussione presso la I Commissione (Affari costituzionali) per la smilitarizzazione della Guardia di Finanza e l'unificazione dell'Arma dei carabinieri con la Polizia di Stato.

Nel caso specifico, per quanto riguarda il Corpo della guardia di finanza, la proposta firmata da Giachetti è volta ad attualizzare alcune disposizioni di carattere ordinativo e funzionale relative al Corpo, tenendo anche conto delle particolari peculiarità e dell'assetto organizzativo generale della pubblica amministrazione, in piena coerenza e a completamento dell'assetto delineato dalla legge delega n. 78 del 2000 e dai relativi decreti attuativi che hanno confermato e rafforzato il ruolo del Corpo quale Forza di polizia a competenza generale in materia economica e finanziaria alle dirette dipendenze del Ministro dell'economia e delle finanze e con compiti ad elevata specializzazione.

Dopo anni di tentativi e di raccolta firme per i referendum promossi dai Radicali, tutti naufragati contro il muro eretto dai vertici militari a difesa del loro status e della loro militarità, ora non può essere né taciuta né messa da parte la forte presa di posizione dei rappresentanti di tutti i finanzieri che da anni chiedono un vero cambiamento che oggi il Governo, e in primo luogo il premier Renzi, non ha alcuna ragione di negare come ha fatto chi lo ha preceduto perché «la smilitarizzazione del Corpo della guardia di finanza è il passo essenziale da compiere se si vuole abbassare la barriera di segretezza che separa l'operato del Corpo dalla coscienza di tutti i cittadini.»

Era il 7 gennaio 1991 quando il leader radicale Marco Pannella lanciò un appello ai gruppi democratici e quelle parole non hanno mai perso la loro cruda attualità: «per la smilitarizzazione e la professionalizzazione dei carabinieri e dei finanzieri, sia per il funzionamento dello Stato, sia per salvare i componenti delle due Armi dal duplice assalto della criminalità mafiosa e di quella politico-militarista. Tenere legati non alla deontologia ed alla capacità professionale di tutori dell'ordine e degli interessi dello Stato e dei cittadini carabinieri e finanzieri, ma costringerli istituzionalmente all'obbedienza militare, contro o al di fuori dell'obbedienza alla giustizia ed alle leggi, premiare i peggiori e colpire i migliori, attrezzarle come esercito, e non come polizia e come amministrazione, è quanto si ottiene e si vuole ottenere rifiutando questa riforma. Non vi sarebbe stata la sequela di menzogne, di reticenze, di falsità, di complotti, di false testimonianze, di complicità con i politici di ogni mafia e obbedienza, con l'esecutivo invece che con il diritto e la coscienza, da De Lorenzo in poi, che ha fatto dei vertici dell'Arma dei carabinieri, per decenni, un modo di vivere; non vi sarebbe stata la situazione esplosa con i delitti dei Comandanti della Guardia di finanza, alla Lo Prete ed alla Giudice, senza il carattere militare delle due Armi. L'incredibile passività, per non dire altro, del Parlamento nei confronti della deposizione, nelle scorse settimane, del generale Ferrara, è un sintomo di quanto occorra intervenire perché carabinieri e guardie di finanza non si trovino a dover combattere sotto il duplice attacco della malavita e dell'aberrante sistema istituzionale nel quale sono costretti, e da vittime, ad operare».

Sono passati 24 anni da quell'appello e ora il Governo, solo accogliendo gli emendamenti presentati da Giachetti, avrebbe l'occasione di porre rimedio alla lunga e inaccettabile disattenzione del Parlamento. Lo hanno chiesto con forza e determinazione i membri del Cocer a nome di tutti gli appartenenti al Corpo della guardia di finanza.

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