Ventimiglia, un poliziotto: "Dai migranti resistenza passiva". Centri sociali: "Passeranno dai sentieri dei contrabbandieri"

Ventimiglia, i migranti si rifugiano sugli scogli

«Ci viene chiesto di caricare i migranti sugli autobus, ovviamente non usando manganelli o tecniche di ordine pubblico, ma se qualcuno si rifiuta dobbiamo, comunque, farlo salire. Fino ad adesso siamo sempre riusciti a non fargli male seriamente. Ma non è facile. Inoltre sappiamo che la procura di Ventimiglia ha pessimi rapporti con la questura di Imperia e spesso non ci va leggera con noi». È questa l'amara riflessione di Franco (nome di fantasia), un poliziotto che da quattro giorni è impegnato a Ventimiglia per spostare in un altrove mai bene identificato i migranti che da alcuni giorni stanno protestando sulla linea di confine con la Francia che, solo per loro, ha chiuso la frontiera.

Informazione faziosa - «Al momento la situazione è tranquilla» ha detto Franco, l'agente della Polizia di Stato mandato a Ventimiglia per mantenere l'ordine pubblico. È infastidito dal fatto che da giorni i mezzi di informazione fanno vedere solo le immagini dei poliziotti che caricano a forza i migranti sugli autobus dando all'opinione pubblica l'idea di una situazione che sta diventando ingestibile e in un momento di pausa dagli sgombri ci tiene a precisare che «I migranti non ce l'hanno con noi, c'è solo qualcuno che reagisce perché non vuole essere spostato ma non sono violenti, la loro è una resistenza passiva».

Un lavoro di attesa - Franco è stanco, sono giornate lunghe e difficili. Gli viene chiesto di fare 10-12 ore di servizio continuato ogni giorno e in condizioni di sicurezza precarie, ma questo e il suo lavoro e lo fa perché ci crede. Però confida che oltre le sei ore le altre «sono tutte ore di straordinario» che gli servono perché con lo stipendio che prende non si arriva a fine mese. In questi giorni sul confine il suo è un lavoro di attesa ma quando arriva l'ordine di sgombrare deve agire, non sta a pensare se quello che gli viene detto di fare sia giusto o sbagliato, non né ha il tempo: deve eseguire gli ordini che arrivano dall'alto. Deve caricare i migranti sugli autobus diretti verso la vicina stazione ferroviaria e se qualcuno protesta gettandosi per terra lo deve prendere di peso e il contatto fisico non può essere evitato ma «non c'è mai stata nessuna azione di forza».

Le malattie infettive - Per proteggersi da possibili contagi con malattie infettive a Franco hanno dato come al solito solo un paio di guanti in lattice e una mascherina chirurgica. Alcuni dei suoi colleghi sono stati informati delle problematiche, dei rischi e sull'uso di mezzi di protezione individuale ma nessuno di loro sa quale siano le reali condizioni dei migranti. «Quando stai facendo attività di sgombro non stai a pensare a metterti i guantini e la mascherina. Non servono a niente contro le malattie infettive e poi con questo caldo e la pelle sudata sono solo un impiccio. Spesso neanche i medici o il personale della croce rossa li indossano».

Antagonisti e centri sociali - I problemi, ci dice il nostro interlocutore, «stanno nascendo coi manifestanti» sono persone dei «gruppi antagonisti e dei centri sociali» e vengono qui a manifestare perché sono convinti che questa sia una occasione per evidenziare le criticità delle norme sull'immigrazione. Poi Franco rivela che alcuni suoi colleghi sono riusciti a parlare con alcuni di questi manifestanti. «Sono tutte persone del luogo» e conoscono bene i vecchi sentieri dei contrabbandieri che non sono controllati dalla gendarmeria francese e «se vogliono li fanno passare tutti dall'altra parte del confine».
Vertice delle autorità di Ventimiglia - Questa mattina si svolgerà un vertice con le autorità locali che tenteranno di proporre ai migranti di spostarsi in uno stabile che il comune di Ventimiglia ha messo loro a disposizione nei pressi della stazione ferroviaria.