Morte del sottocapo Alessandro Nasta: il 25 giugno il GIP deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio dei vertici della Marina militare

Il 24 maggio 2012 il sottocapo di 3^ classe Alessandro Nasta morì a soli 29 anni a seguito di una tragica caduta dall'albero maestro della nave scuola Amerigo Vespucci. La morte del marinaio non era imprevedibile, è dipesa dall'inerzia della Marina militare, nonchè dalle gravissime mancanze e violazioni di legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Questa la sintesi per descrivere l'imponente e dettagliata attività di indagine eseguita, su delega della Procura della Repubblica di Civitavecchia, dalla Guardia di Finanza, Reparto Operativo Aeronavale, che descrive in maniera puntuale, a tratti sconvolgente, quelle che secondo gli inquirenti sarebbero le responsabilità dell'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, attuale vertice della Marina militare, dell'ex capo di stato maggiore della difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, dell'ammiraglio Bruno Branciforte, del comandante della nave scuola Amerigo Vespucci e del suo vice, tutti accusati ora del reato di cooperazione nel delitto colposo e omicidio colposo del marinaio Alessandro Nasta, per i quali il Giudice per le indagini preliminari, dr. Emanuele De Gregorio, ha fissato l'udienza preliminare per il giorno 25 giugno prossimo.

Un particolare ruolo, nel riscontro e nella valutazione delle numerose violazioni da parte degli organi inquirenti, è stato rivestito dalla risposta che l'allora Ministro della difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, diede all'interrogazione parlamentare presentata pochi giorni dopo la morte del marinaio dal deputato Radicale Maurizio Turco (n. 4-16428 del 5 giugno 2012), il quale, in tempi non sospetti, fu l'unico a puntare il dito proprio su quegli aspetti che, a seguito di approfondite indagini, si sono rivelati essere fondamentali per la richiesta di rinvio a giudizio per gli alti ufficiali.

Nel copioso fascicolo contente gli esiti delle indagini svolte dagli ufficiali di polizia giudiziaria a cui la Procura aveva fin da subito dato mandato, oltre alle dettagliate violazioni degli obblighi legge in materia di tutela della salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro (D.lgs 81/2008), nonchè delle violazioni dei doveri d'ufficio, come se non bastasse, emergono altri sconcertanti scenari. L'attività investigativa ha evidenziano una verosimile tendenza della Forza armata a non voler valutare il rischio dei lavori in quota, mentre, immediatamente dopo il tragico evento, le indagini rivelano l'esistenza di una disposizione dell'ammiraglio De Giorgi che gli inquirenti leggono come un atto chiaramente finalizzato a stemperare le responsabilità penali.

Riguardo i rischi derivanti dai lavori in quota, le indagini effettuate dalla Guardia di Finanza hanno evidenziato che già nel 2010 la Marina militare aveva assegnato ad una ditta specializzata (la MECQ s.r.l. di Viareggio) il formale incarico di valutare quelli esistenti sulla Nave Vespucci e di redigere il DVR. Tale compito, tuttavia, non fù portato a termine a causa di talune controversie con la Marina militare, proprio in merito alla valutazione dei rischi derivanti dai lavori in quota, controversie significative al punto che, in corso d'opera, è stata adottata la scelta di modificare l'oggetto del contratto di appalto da DVR (Documento Valutazione Rischi) a RTVR (Relazione Tecnica valutazione Rischi). Quest'ultimo non ha nessuna concreta validità giuridica. A tal riguardo, come si apprende dagli atti della Procura, l'Ing. Maccioni della ditta MECQ s.r.l. dichiarò:"In ordine all'attività svolta ricordo che il personale poneva l'accento sul fatto che le attività in alta quota erano svolte secondo le usanze e consuetudini marinaresche della Marina militare senza ottemperare alle vigenti disposizioni in materia di sicurezza e prevenzione".

Dall'esame delle proposte formulate dal capitano di vascello (C.V.) Reale, allora vice comandante della Vespucci, inerenti le modifiche alle schede che descrivono le mansioni del personale impegnato nel posto di manovra alle vele,risulta quella di sostituire in luogo delle parole "lavorazioni in quota" la generica dicitura "attività necessarie per l'apertura/chiusura vele". Le modifiche apportate alla bozza del DVR dal comandante Reale non furono recepite dalla ditta incaricata, la quale, a seguito di modifica dell'oggetto contrattuale di appalto, produsse in luogo del DVR una RTVR e, in riferimento alle attività alle vele, decise di indicare correttamente la dicitura "lavori in quota sugli alberi".Come si evince dagli atti, quindi, l'oggetto della controversia erano proprio le modifiche per le lavorazioni in quota proposte dal bordo e non recepite dall'impresa in quanto contrarie alla legge.

La scelta di modificare l'oggetto del contratto è stata poi recepita dalla nuova versione della SMM 1062 ed. 2011 che identifica la RTVR quale documento propedeutico per la redazione del DVR, pur riportando i termini di legge che impongono ai datori di lavoro l'obbligo di redazione di quest'ultimo. Tuttavia nel DVR dei correlati obblighi di legge non si sono di certo occupati i datori di lavoro (ammiraglio De Giorgi – comandante La Faia) ed è così che il 24 maggio 2012 il sottocapo nocchiere Nasta è morto, precipitato dall'albero di maestra da un'altezza di 15 metri si è schiantato sul ponte di coperta della nave Amerigo Vespucci, ignaro delle citate controversie, senza una adeguata formazione in materia di sicurezza, privo di un idoneo dispositivo anticaduta e senza essere mai stato giudicato idoneo ai lavori in quota da un medico competente.

Quatto giorni dopo la morte di Alessandro, in data 28 maggio 2012, l'ammiraglio De Giorgi, allora comandante della Squadra Navale (CINCNAV), a cui la SMM 1062 del 2011 aveva demandato la redazione del DVR, con nota prot. n. 06533, materialmente siglata però "per delega di firma" dall'ammiraglio Marzano, convenientemente disponeva e trasferiva in via perentoria, l'incarico di redigere i DDVVRR al comando delle dipendenti unità navali, in aperta contraddizione ed in piena violazione del contenuto della circolare SMM 1062 approvata dall'allora capo di stato maggiore della difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. In considerazione della calibrata tempistica dell'ammiraglio De Giorgi è facile comprendere le ragioni per le quali gli organi inquirenti abbiano potuto leggere nell'emanazione di quell'atto il tentativo di stemperare le eventuali responsabilità penali per la morte di Alessandro Nasta.

Altra nota dolente della vicenda è sicuramente rappresentata dalle inchieste interne disposte per l'accertamento di eventuali responsabilità dell'Amministrazione che sono state condotte da personale interessato e coinvolto dall'inchiesta penale "in aperta, quanto evidente contraddizione con quanto asserito e sancito dalla circolare SMM 1062 e da quanto risposto dallo stesso Ministro della difesa ammiraglio Di Paola", all'interrogazione parlamentare del radicale Maurizio Turco. Il fatto poi che, all'epoca del tragico incidente non ci fosse nemmeno quel registro infortuni - che la legge prevede espressamente – solleva il sospetto, forse meglio di qualsiasi altra considerazione su quanto emerso dalle indagini, di una trascuratezza formale e sostanziale della Marina militare nell'applicazione della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro che è bene ricordarlo aveva recepito con la circolare SMM 1062.

Il prossimo 25 giugno toccherà al Giudice per le indagini preliminari, dr. Emanuele De Gregorio, decidere se la legge è uguale per tutti.