Infermieri militari: «Rischiamo di essere denunciati, la Difesa paghi la nostra iscrizione all'Ipasvi»

Con sentenza n. 7776 depositata il 16 aprile 2015 la Corte di Cassazione ha stabilito che il datore di lavoro che beneficia in via esclusiva dell'opera del professionista deve provvederer all'iscrizione del dipendente al relativo albo professionale o, se già iscritto, rimborsare a quest'ultimo le somme già pagate per iscrizione annuale. Questa sentenza ha immediatamente acceso la discussione e sicuramente la decisione dei Giudici di "Palazzaccio" avrà dei riflessi su tutte le pubbliche amministrazioni che hanno nei propri organici dei dipendenti altamente qualificati ai quali la legge impone l'iscrizione agli albi professionali.

Da qualche tempo sugli organi di stampa - Tiscali in prima fila - si discute della questione degli infermieri militari ed al relativo obbligo impostogli dalla legge di iscriversi alla Federazione nazionale dei Collegi IPASVI (Ministero della salute) per l'esercizio della professione sanitaria. ( n.d.r. - Tiscali è intervenuto anche in occasione dei recenti rischi di naufragio dei progetti della Difesa sulla sanità presso la base di La Spezia.).

Qualche lettore potrebbe domandarsi se è importante discuterne e a parere di chi scrive la risposta è ovviamente "SI", sempre che si voglia fare luce sui casi di esercizio abusivo della professione sanitaria infermieristica in ambito militare.

Sulla questione era già intervenuta la Direzione generale della sanità militare (ora Ispettorato Generale della sanità militare IGESAN) che, sentito il parere dell'ufficio legislativo del Ministero difesa, si pronunciò con le linee di indirizzo n. 013/0004870 del 31/03/2011, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Federazione nazionale dei Collegi IPASVI, seppur requisito indispensabile per l'esercizio professionale, sia in ambito pubblico che privato, stabilito dalla Legge 43/2006, non sembra possa trovare applicazione nei confronti del personale sanitario infermieristico che svolge la propria attività, in regime di rapporto di impiego esclusivo, presso l'Amministrazione difesa. La Direzione generale in quell'occasione precisò che il rapporto di impiego del personale infermieristico militare è connotato dalla specificità propria della condizione del militare a cui risulta preclusa la facoltà di esercizio dell'attività extra-professionale, salvo che nei casi autorizzati e disciplinati dalla Direzione generale per il personale militare. L'effetto di questa disposizione ha determinato la mancata iscrizione alla Federazione nazionale IPASVI della quasi la totalità degli infermieri militari.L'importanza della sentenza della Corte di Cassazione ha suggerito a Tiscali di chiedere ad un infermiere della Marina militare di chiarire questi aspetti. Ecco cosa ci ha detto.

L'obbligo di iscrizione all'Ipasvi previsto dalla legge diventa, per l'amministrazione militare, un "non sembra" obbligatorio. È possibile questa cosa o ci troviamo difronte alla solita interpretazione di comodo?

«Da un punto di vista giuridico il "non sembra", scritto nero su bianco dalla Direzione generale della sanità militare cela il disinteresse dei vertici militari che hanno sempre prestato poca attenzione al problema che è di stretta legalità o, se l'hanno fatto, è stato con imbarazzante superficialità. È un parere giuridico che potrebbe avere lo stesso valore - per fare un esempio - di un eventuale prescrizione dove si affermi che "nell'uso di un automezzo militare non sembra che i militari debbano rispettare il Codice della strada" il che, ovviamente, è una assurdità. In base a quanto sancito dall'art. 212 del Codice dell'ordinamento militare, "il personale delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico sanitarie, svolge con autonomia professionale le specifiche funzioni ed è articolato in conformità a quanto previsto dalla legge 1° febbraio 2006, n. 43", e per chi conosce i contenuti della precitata legge, la medesima, all'art. 2 comma 3, stabilisce l'obbligo di iscrizione all'Albo sia in ambito pubblico che privato, senza, quindi, prevedere alcun tipo di deroga per gli infermieri militari.»

Ma allora gli infermieri militari sono obbligati ad iscriversi all'Ipasvi oppure no?

«Per il vertice della sanità militare sembrerebbe di "no", tuttavia l'Ispettorato logistico della Marina militare (Maricomlog Napoli) ha voluto inserire l'obbligo di iscrizione all'Ipasvi tra i requisiti minimi previsti per il personale infermieristico che presta servizio presso le Unità funzionali di assistenza sanitaria (UFAS) per poter garantire l'assistenza al personale estraneo all'A.D. (n.d.r. - "Raccomandazioni" diramante con fg. n. 6874 del 13.04.2015).

Possiamo quindi dire che l'obbligo esiste?

«La legge non esclude i militari dall'obbligo di iscrizione al relativo albo professionale quando l'attività svolta nell'ambito dell'amministrazione della Difesa. Basta pensare ai medici che sono tutti regolarmente iscritti ai rispettivo ordine professionale perché, a differenza degli infermieri, non sono soggetti al vincolo dell'esclusività della prestazione lavorativa. Il paradosso, per noi infermieri militari, che non possiamo svolgere attività extra-lavorativa – ad es. assistenza domiciliare - è che senza l'iscrizione all'Ipasvi fuori dalle caserme non siamo più tali e se per caso ci troviamo nell'evenienza di dover prestare dei soccorsi o assistere dei civili, come avviene nel caso dei migranti, rischiamo, in teoria, anche di essere denunciati per esercizio abusivo della professione. Soccorrere un cittadino coinvolto in un incidente stradale e salvargli la vita ci potrebbe costare anche il posto di lavoro. È assurdo, ma è la legge.».

La sentenza della Cassazione quindi è un punto a vostro favore. Ma ora chi paga la vostra iscrizione all'Ipasvi?

«La Difesa ora deve pagare la nostra iscrizione all'Ipasvi e non c'è bisogno che si inventino altre fantasiose interpretazioni giuridiche. La sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che l'amministrazione deve rimborsare al proprio dipendente il contributo di iscrizione annuale all'Albo professionale. Certo, è vero che la sentenza riguarda espressamente la professione forense ma i principi giuridici posti a fondamento della decisione dei Giudici sono applicabili anche alle altre professioni ove sussista il vincolo di esclusività e per le quali l'iscrizione agli Ordini ed agli Albi risultano funzionali allo svolgimento dell'attività professionale svolta nell'ambito di una prestazione di lavoro dipendente.».

Cosa si sente di consigliare ai suoi colleghi infermieri militari?

«Di intimare all'ammimministrazione militare di provvedere con urgenza a regolarizzare la loro posizione in merito all'iscrizione all'Ipasvi, mentre a quelli che vi sono già iscritti di chiedere il rimborso delle quote di iscrizione pagate fino ad oggi.»