Il Commissario Rocca deve essere rimosso dalla Croce Rossa, i vertici si dimettano e siano i volontari a guidarla

Adesso la magistratura dovrà fare chiarezza sulle molte strane vicende che in questi anni hanno caratterizzato l’agire del Commissario straordinario della Croce Rossa.

Nei giorni scorsi, infatti, si sono svolti due importanti processi, entrambi a carico del maresciallo Vincenzo Lo Zito, quel dipendente considerato infedele – e per questo sospeso precauzionalmente dal servizio – che nel corso degli anni passati aveva più volte denunciato irregolarità amministrative e contabili compiute dall’allora presidente del comitato regionale Croce Rossa Italiana Abruzzo Maria Teresa Letta, sorella di Gianni Letta.

Dal 2008 Vincenzo ha dovuto sopportare un’estenuante calvario fatto di discriminazioni e procedimenti disciplinari di una gravità inaudita: due archiviati e uno ancora in corso benché i termini di legge per la sua conclusione siano stati ampiamente superati.

Il 25 e 26 maggio sono cadute tutte le accuse, o quasi, nei confronti del maresciallo. Prima il GUP del tribunale di Roma, Anna Maria Fattori, ha prosciolto il sottufficiale dal reato di calunnia e trasmesso gli atti alla Procura affinché vengano svolti accertamenti nei confronti di chi voleva che il sottufficiale venisse trasferito e il giorno successivo il giudice Antonio Lepore del Tribunale Militare di Roma lo ha assolto dal reato di diserzione aggravata.

"Il mio assistito ha subìto un abuso di potere", ha dichiarato il penalista Avvocato Antonino Lastoria che lo ha difeso nel giudizio davanti ai giudici militari. Per Lo Zito, che pure è stato mandato a giudizio per diffamazione, è comunque una vittoria. La sua vicenda più volte è stata oggetto di  approfondimenti sui media. A riconoscere la buona fede del maresciallo è  stato anche anche il giudice Antonio Lepore del Tribunale Militare di Roma, che ha assolto Lo Zito. "Secondo l'imputazione originaria il mio assistito - ha spiegato il legale - tra il settembre 2008 e il settembre  del 2009 non si è presentato al comando di Assisi, dove era stato  trasferito". Ma "a causa di tre by-pass e una prescrizione medica che  gli indicava che non si poteva allontanare dal luogo di residenza – ha detto ancora l'avvocato Lastoria - Lo Zito è rimasto a disposizione, chiedendo in continuazione ai suoi superiori dove dovesse andare. A  sorpresa, poi, dopo un lungo periodo, gli è stato notificato l'avviso di  conclusione delle indagini a suo carico". Inoltre mentre la magistratura ne chiedeva il giudizio anche l'amministrazione ha preteso la restituzione di 24 mensilità. "E' stato un ulteriore aggravio per una famiglia monoreddito - ha spiegato Lastoria - Va comunque sottolineata la sentenza di oggi che indica come non ci sia stata chiarezza, sia dei diretti superiori di Lo Zito che nei vertici della Cri. Oggi è stata dimostrata l'assoluta buona fede del mio assistito".

Io e il deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del partito per la tutela dei diritti di militari e delle forze di polizia (Pdm), abbiamo sempre sostenuto che il commissario straordinario della Croce Rossa, e ancora prima di lui i ministri vigilanti sull'Ente, devono spiegare quali siano state le ragioni per cui a fronte delle ripetute denunce di irregolarità fatte dal maresciallo Lo Zito si è ritenuto di dover sottoporre lo stesso militare ad una estenuante serie di denunce e procedimenti disciplinari e alla sospensione precauzionale dal servizio". Abbiamo sempre sottolineano che il silenzio con il quale i ministri interessati hanno deciso di rispondere agli atti di sindacato loro indirizzati ha reso necessario che li inviassimo alla Procura di Roma che ha aperto un fascicolo affidato per le indagini al sostituto procuratore Assunta Cocomello, ma questo evidentemente non è bastato e quindi chiediamo nuovamente ai ministri interessati di rispondere alle nostre interrogazioni, chiediamo di rimuovere immediatamente i vertici della Croce Rossa coinvolti e di restituire l'ente a dipendenti e volontari per tornare alla normalità dopo anni di occupazione partitocratica attraverso i commissariamenti".

Adesso la “palla” passa nelle mani del sostituto Procuratore Assunta Cocomello che alla luce dei nuovi fatti dovrà condurre le indagini per capire quali siano state le ragioni per cui dopo le denunce di irregolarità fatte dal maresciallo Lo Zito si è ritenuto di doverlo sottoporre a denunce e alla sospensione dal servizio.

È chiaro che il Commissario straordinario della C.R.I. avv. Francesco Rocca adesso dovrà dare immediato corso al reintegro del maresciallo Lo Zito e provvedere anche e soprattutto alla restituzione degli stipendi non pagati con i dovuti interessi e tante scuse, seguite ovviamente da un cospicuo risarcimento danni e, come chiediamo, le immediate dimissioni.

 

 

?