Quirra, conosco i militari e il loro modo di intendere la “trasparenza” che celano dietro la cortina della riservatezza; per questo non mi fido

Una nota dell’agenzia Ansa del 10 maggio scorso riportava la notizia secondo cui il Ministro della difesa, La Russa, in relazione all’inchiesta della Procura di Lanusei avrebbe affermato che « E' interesse delle Forze Armate tutelare la salute dei propri militari e dei civili» e che «Al momento, per quanto io sappia non e' stato accertato alcun nesso di causalità tra uranio e decessi».

Ma come ministro i tuoi generali non ti informano che la Difesa è stata più volte condannata a pagare cospicui risarcimenti ? Infatti, il successivo 12 maggio una nota dell’Agenzia Parlamentare (AGENPARL) riportava alcune mie dichiarazioni in merito,  visto che avevo ritenuto doveroso informarlo dell'esistenza della Sentenza del T.A.R. Campania n. 17232 dello scorso maggio 2010 che, condannando l'amministrazione militare ne riconosce la responsabilità per la mancata osservanza delle misure minime di sicurezza necessarie a salvaguardare l’integrità fisica dei dipendenti e quindi il nesso di causalità tra l'esposizione all'uranio impoverito e la patologia accusata da un militare dell’Esercito Italiano. Concludevo la mia dichiarazione augurandomi l’arrivo da parte del Ministro della difesa, della guerra e dell’"informatia", di risposte, concrete e coerenti con la realtà dei fatti, alla magistratura, agli italiani e soprattutto a coloro che sono vittime del dovere del servizio, perché non siano anche vittime dello Stato.

A prescindere comunque dalle risposte che il Ministro dovrà necessariamente dare gli voglio ricordare che i deputati radicali Maurizio Turco, cofondatore del Pdm, e Maria Antonietta Farina Coscioni sulla questione hanno presentato diverse interrogazioni parlamentari che attendono ancora delle risposte.

A questo punto mi sembra doveroso ricostruire con l’aiuto dei comunicati lanciati dalle agenzie di stampa, l’intricata - ma non troppo - vicenda che vede protagonisti da un lato la Procura di Lanusei e dall’altro le resistenze di un mondo, quello militare. Fra i due ci sono le vittime e i malati.

Il 10 maggio scorso una nota dell’agenzia Ansa ha diffuso la seguente dichiarazione del Ministro della difesa «Posso pero' confermare la massima disponibilità della Difesa a collaborare con la magistratura che sta indagando su Quirra.» ma il loquace ministro evidentemente colto dall’eccitazione del momento aggiunge che «Abbiamo fornito ogni documentazione per contribuire ad accertare la verità.» e inoltre si spinge ad anticipare che «al momento non c'e' alcun nesso di causalità tra uranio impoverito e problemi alla salute. Non c'è alcun elemento, perlomeno in mio possesso.». ma è proprio qui che la censura mediatica comincia ad avere le prime falle da cui fuoriescono notizie a dir poco sconcertanti.  Infatti, mentre lo stesso giorno, sempre l’Ansa diffondeva la notizia secondo la quale anche i Paesi dell'Est Europa che facevano parte del Patto di Varsavia, durante la “guerra fredda”, effettuarono esercitazioni e fecero brillare materiale bellico in quei  poligoni con il sospetto  utilizzo di materiale con uranio impoverito. «Gli stessi Eserciti - secondo i riscontri degli inquirenti - hanno poi abbandonato i residui bellici nel Poligono ogliastrino, incrementando cosi' le 'discariche' presenti nella zona e gia' oggetto di sequestri da parte della Procura di Lanusei.».

Il 12 maggio è il giorno cruciale per la tormentata vicenda dei poligoni sardi e sinceramente quella mattina l’aver appreso che il Gip del Tribunale di Lanusei, Paola Murru, aveva appena emesso un decreto di sequestro preventivo dell'intero Poligono di terra di Quirra e di Capo San Lorenzo ravvisando il reato di disastro ambientale mi ha reso più allegra quella giornata ma è nel primo pomeriggio quando un’altra nota dell’Ansa dava notizia dei contenuti del provvedimento di sequestro.  Leggendoli ho cominciato a riflettere se per caso il Ministro e il suo staff abbiano mai pensato, anche per un solo istante, che forse questa volta si sono trovati difronte a una Procura determinata ad accertare la verità e le responsabilità di una strage che prosegue nell’indifferenza da decenni e che quindi è assolutamente inutile depistare o solo provarci a pensare di fare una cosa simile come, magari è avvenuto in altri casi passati piuttosto noti.

«Il 25 ottobre 1988 nel Poligono di Quirra fu sparato un missile con una testata all'uranio impoverito, particella poi trovata nelle ossa di un agnello a due teste nato in quella zona» lo si legge nella nota di stampa dell’Ansa che prosegue ricca e dettagliata come certamente sono i dati raccolti dal Procuratore della Repubblica Fiordalisi che ha chiesto ed ottenuto dal Gip il provvedimento di sequestro. 

«Nella stessa zona sono accumulati rifiuti militari con sostanze nocive (cadmio, rame, piombo, antimonio) e molti di questi sono stati interrati, in particolare fusti di Napalm. Inoltre, risultano 23 gli allevatori che hanno registrato aborti e malformazioni nel bestiame: animali a sei zampe, con gli occhi dietro le orecchie o a due teste. Numerosi poi i pastori con tumori e linfomi, molti dei quali morti nel frattempo. Nel decreto si riprende la posizione processuale degli unici - finora - tre indagati nell'inchiesta, riportando gli atti della Procura con documenti e testimonianze. Si tratta di Tobia Santacroce, 66 anni, generale in pensione, accusato di disastro ambientale colposo e omicidio volontario doloso per aver fatto brillare dal 1980 munizioni e bombe obsolete, interrando poi nella base di Quirra i rifiuti militari; e di due chimici, Gilberto Nobile, 60 anni, di Vercelli, e Gabriella Fasciani, di 48, di Torino, indagati per falso ideologico in atto pubblico: avrebbero attestato la non anomalia di particelle metalliche presenti nei polmoni e negli organi di ovini da loro analizzati.

Particolari emergono anche dal decreto del procuratore Domenico Fiordalisi con il quale dispone il sequestro probatorio di sorgenti, corsi d'acqua, canali, pozzi, sistema di accumulo e condotte idriche che raggiungono il bacino idrografico di Villaputzu fino agli allacci dell'abitato e della frazione di Quirra. Secondo la testimonianza resa lo scorso 5 maggio da una residente di Villaputzu malata di tumore, la sua patologia e quella di altri compaesani sarebbe stata causata proprio dall'acqua usata in casa e proveniente dalle sorgenti a monte del Salto di Quirra. Il geologo Priamo Farci ha poi accertato che effettivamente le particelle nocive generate da test o esercitazioni militari possono arrivare nella rete idrica di Villaputzu e Quirra. Da qui il sequestro per impedire manomissioni alle condotte e accertare le eventuali responsabilità di chi ha fatto confluire acque contaminate nei bacini potabili.

alle 18.45 di quel giorno - 12 maggio - sempre l’Ansa diffondeva un comunicato in cui si riportavano le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Franco Frattini «La posizione del ministro degli Esteri, Franco Frattini, sugli sviluppi dell'inchiesta sul Poligono di Quirra e' ''quella del ministro La Russa» ma quale è la posizione del Ministro La Russa non è chiaro  perché in realtà non è mai stata espressa una vera e propria “posizione” ma, semmai, La Russa ha fatto delle dichiarazioni che nel suo classico0 stile sono dei proclami pubblicitari.

Alle 19.43 un’agenzia dell’Adnkronos riportava la posizione dell’Aeronautica militare che «prende atto con serenità del provvedimento nella convinzione che ogni azione dell'Autorità' Giudiziaria deve essere sempre accolta con fattiva e partecipata collaborazione istituzionale, come peraltro assicurato durante tutto il corso dell'intera indagine sulla problematica dell'uranio». Ma va! E cosa avrebbero potuto dire? In fin dei conti sono stati loro stessi a permettere occultamenti e interramenti dei residuati bellici e di quanto altro ritenuto pericoloso.

Ma sinceramente il 17 maggio sempre quando ho appreso che il gen. di Brigata aerea Sanzio Bonotto, comandante del Poligono interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra, e' stato nominato dal procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, custode giudiziario dei poligoni oggetto del provvedimento di sequestro. Strano.

A me è venuto spontaneo domandarmi quali siano state le ragioni di questa nomina, come sia possibile che proprio un rappresentante dell’amministrazione messa sotto la lente d’ingrandimento della Procura sia stato scelto per far osservare una disposizione che certamente non è stata molto gradita dai vertici militari e politici della Difesa.

Infatti, il 18 maggio, con un ennesimo comunicato ripreso dall’AGI l'Aeronautica militare, cui fa capo la gestione del poligono interforze del Salto di Quirra per conto del ministero della Difesa, ha ribadito «di aver fornito agli inquirenti tutta la documentazione richiesta e di potenziale interesse per le indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Lanusei.» La “collaborazione” - precisa l'Aeronautica - «è in linea con i criteri di assoluta trasparenza gia' adottati in passato nell'ambito delle indagini ambientali e la programmazione di tutte le attività addestrative e sperimentali condotte presso il poligono».

La nota dell'Aeronautica Militare si conclude con la volontà della forza armata di «evidenziare con determinazione che non sussiste motivazione alcuna per evitare di far emergere ogni verità che spesso invece viene travisata da interpretazioni inaccurate, superficiali e fuorvianti di dati tecnici da parte di chi non ha titolo ad emettere giudizi o sentenze. Tutto cio' nell'interesse sia del proprio personale, sia della popolazione sarda, della quale la forza armata si considera da sempre supporto, presidio e tutela, e mai entità antagonista.». Lo stesso giorno però una nota dell’agenzia Adnkronos  mette in risalto le contraddizioni della dichiarazione dell’Aeronautica perché, riprendendo una mia  dichiarazione  scrive che «Il silenzio con cui il ministro della Difesa continua a rispondere alle nostre interrogazioni, presentate dal deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm, ci fa dubitare seriamente di quanto in queste ore vuole affermare e farci credere il vertice dell'Aeronautica militare. Se ci fosse stata massima trasparenza in passato non ci sarebbe stata la necessità di un'inchiesta da parte della Procura di Lanusei cui risultati eclatanti sono a tutti noti.».

Manco a farlo apposta il 20 maggio una nota dell’AGI diffondeva la notizia «POLIGONO QUIRRA: MONITORAGGIO DIFESA RILEVA FORTE INQUINAMENTO». Ma va? Nonostante le forti limitazioni imposte a chi materialmente ha fatto monitoraggio – alla faccia della massima collaborazione e dell’interesse alla ricerca della verità – nella nota di agenzia si legge che «sostanze altamente inquinanti sono state rilevate nel monitoraggio ambientale nel suolo dell'area del poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra»

Si segnala la presenza di metalli vari, residui di esplosivo, perclorati, tritolo. Nel mare antistante Capo San Lorenzo sono state rilevate tracce arsenico, cromo, piombo, nichel in maniera superiore ai livelli indicati dalle direttive europee. Sono alcuni dei dati che emergono dalle indagini in cinque lotti (suolo, acque, aria, elettromagnetico, sistema informatico ambientale) commissionato oltre due anni fa dal ministero della Difesa […]Per quanto riguarda l'aria, sono state riscontrate nanoparticelle di diverso tipo, polveri fini che a Perdasdefogu e Capo San Lorenzo hanno caratteristiche analoghe, con punte che raggiungono livelli simili alle situazioni di traffico urbano in città come Milano. I livelli di alluminio, potassio e sodio aumentano in concomitanza con le esercitazioni.

Non si può escludere la presenza nell'aria di sostanze pericolose perché il capitolato prevedeva una ricerca di contaminanti precisi, ma limitati, che non danno, secondo la commissione, elementi per comprendere lo stato di salute dell'ambiente. Gli stessi limiti, attribuibili alle prescrizioni del capitolato ma anche alle procedure adottate, riguardano l'analisi del suolo, per la quale la società incaricata (SGS) ha utilizzato una "lettura" geochimica, non adatta per la commissione a rilevare situazioni di contaminazione.

Nei vegetali è stato rilevato un accumulo di metalli, con alte concentrazioni di alluminio, bario, cromo, ferro, piombo e zinco. Ci sono stati errori procedurali anche in questo caso: sono stati lavati i campioni di foglie e piante, al contrario di quanto si dovrebbe fare, e anche i mitili analizzati sono stati trapiantati nella baia per un tempo eccessivo rispetto a quanto occorre perché forniscano elementi di contaminazione. I lombrichi da esaminare sono stati analizzati senza che prima avessero spurgato, ma dalle analisi dei licheni risulta una presenza di rame, zinco, cromo, tungsteno, arsenico e torio. Dallo studio delle matrici animali (13 allevamenti, 16 ovini di Perdasdefogu, 11 di Capo San Lorenzo, 2 di zone confinanti, 2 di Talana) e' emersa la presenza di arsenico (nel rene e nel fegato) a Capo San Lorenzo, cadmio (rene dei capi di Talana), cromo e nichel a Capo San Lorenzo, piombo e torio a Capo San Lorenzo e Perdasdefogu.

Insomma adesso dovrebbe essere chiaro perché il Ministro della difesa non ha assunto nessuna posizione, che poi è quella dettata dal Ministro Frattini, e perché l’Aeronautica ha messo le mani avanti per non cascare all’indietro.

In tutta questa vicenda il lettore si sarà certamente fatto una propria opinione e sarebbe veramente interessante farne una bella raccolta da inviare al Ministro La Russa, così… tanto per fargli capire che gli Italiani, e i Sardi in particolare, non sono ancora così rincoglioniti da non sapere come i militari intendono la trasparenza: celandola dietro la cortina della riservatezza.  

Io i militari li conosco, per questo non mi fido.

Luca Marco Comellini

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