Parchi e giardini più belli d'Italia: la top ten 2017 tra sorprese e conferme

Villa Cimbrone, Ravello © Il Parco più Bello

C’è la casa di Caprera, dove visse a lungo – e dove volle essere sepolto – coltivando i campi, il frutteto, il vigneto e l’aranceto. C’è il suo Eden, dove, fra vegetazione mediterranea, rocce granitiche e il mare della Maddalena, si sentiva felice solo con la sua zappa, le sue piante e i suoi animali. C’è il suo regno fra le sorprese della XV edizione del concorso Il Parco più Bello – organizzato dall’omonimo network con la Giuria che, nell’indicare i dieci parchi e giardini più belli d’Italia, ha scelto, fra le tante novità, il Compendio Garibaldino, dove ancora oggi si trovano alcuni degli alberi piantumati da Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei Due Mondi, come il pino domestico per festeggiare la nascita della figlia Clelia o il cipresso del Messico, con, tutt’intorno, la vegetazione spontanea dell’isola – tamerici, euforbia, lentischio, erica, corbezzolo, olivastro, mirto, lecci e ginepri.

La selezione, come ogni anno, ha tenuto conto di interesse botanico e storico-artistico, stato di conservazione, gestione e manutenzione, accessibilità e servizi, relazioni con il pubblico e promozione turistica. Entro l’estate si conosceranno i due vincitori di parchi o giardini sia pubblici che privati.

Altra sorpresa, il Giardino Portoghesi di Calcata, in Lazio, realizzato nel 1990 dall’architetto e storico dell’architettura Paolo Portoghesi con la moglie Giovanna Massobrio. Nel giardino, con vista sul vallone del Treja e sul borgo di Calcata, dà il benvenuto un grande uovo, “simbolo della vita e del suo rinnovamento cosmico”. Ricco di alberi, arbusti, piante da fiore, vi crescono ulivi centenari, lecci, cipressi, antichi alberi da frutto, il ginkgo biloba e l’aquilegia.

Dal Lazio alla Toscana, dove la scelta è caduta su Villa La Foce, sulle colline che dominano la Val d’Orcia, lungo la Via Francigena, nel Quattrocento ostello per mercanti e pellegrini. Nel 1924 fu trasformata da Iris Origo, con il marito, il marchese Antonio, in una fattoria, con l’architetto paesaggista inglese Cecil Pinsent incaricato di creare un giardino all’italiana diviso, in stanze, da siepi di bosso. Dalla casa il giardino oggi “si stende” verso la valle e il Monte Amiata – una natura fatta di pendii terrazzati, ciliegi, pini, cipressi, ginestra selvatica, timo, rosmarino – mentre un sentiero di travertino sotto un pergolato di glicine porta verso il bosco, collegando il giardino con il cimitero di famiglia. Nella proprietà della villa tempo fa fu scoperta una necropoli etrusca, mentre la Val d’Orcia, patrimonio Unesco, è a pochi chilometri da “gioielli urbanistici” medievali e rinascimentali come Pienza, Montepulciano, Monticchiello, Montalcino: terra di vini, come il Vino Nobile e il Brunello e di caci, come quelli di Pienza.

Parco assai originale è quello ottocentesco della Villa Durazzo Pallavicini di Pegli, in Liguria, progettato dall’architetto, scenografo e pittore Michele Anzio per volere del marchese Ignazio Alessandro Pallavicini. L’itinerario fu concepito come un racconto teatrale a “sfumature esoterico-massoniche”, con il parco in più scenografie: il Viale Classico, la Coffee House, l’Arco di Trionfo, la Casa dell’Eremita, le Grotte, il Lago Grande con la Pagoda Cinese, il Tempio di Diana, il Ponte Romano, i Giardini di Flora e il Gazebo delle Rose. Nel parco vivono esemplari vegetali di “grande pregio botanico-paesaggistico” come una “monumentale canfora”, un cedro del Libano, palme esotiche, un’araucaria e un sughero secolari, la rosa banksiae e il lauroceraso. C’è anche una collezione di antiche camelie, alcune ultracentenarie.

Fontane, ninfei, statue, tempietti e padiglioni, fiori di grande bellezza: è il giardino di Villa Cimbrone di Ravello, in Campania, oggi hotel di charme della Costiera Amalfitana. La villa, di cui si hanno notizie sin dall’XI secolo, deve il suo nome a un costone roccioso parte di un “vasto podere lussureggiante”, il Cimbronium. Il giardino-parco fu ridisegnato ai primi del Novecento grazie anche al contributo della botanica inglese Vita Sackville West. Era stato Ernest William Beckett, poi Lord Grimthorpe, ad acquistare una vecchia casa trasformandola in un castelletto romantico.

A pochi chilometri da Pesaro, nelle Marche, c’è, immersa nel paesaggio del Parco Naturale del Monte San Bartolo, Villa Imperiale, con due costruzioni collegate da un corridoio pensile: la villa quattrocentesca degli Sforza e l’ala cinquecentesca progettata dall’architetto urbinate Girolamo Genga per i duchi Della Rovere. La villa, che oggi ospita eventi privati, fra cui matrimoni e cene di gala, ha una corte d’onore e giardini terrazzati. Dalla villa è, ad esempio, possibile ammirare la pineta, un bosco di lecci, in lontananza, Pesaro, nonchè la valle del Foglia e le cime appenniniche.

Giardino storico è quello della Reggia di Colorno, la Versailles dei Duchi di Parma, in Emilia-Romagna. Dove oggi c’è la reggia, nel Trecento esisteva una costruzione militare a difesa dei possedimenti del signore di Correggio. Nel Rinascimento l’antica rocca fu trasformata dalla contessa Barbara di San Severino in una dimora signorile. Sotto i vari signori, i Farnese e i Borbone, s’arricchì di fontane e giochi d’acqua, con il giardino, originariamente all’italiana con aiuole, pergole, siepi, labirinti, agrumi e piante da frutto, trasformato in giardino alla francese. Sotto Napoleone Bonaparte fu dichiarata Palazzo Imperiale, caduto l’imperatore, Colorno e l’intero ducato di Parma, Piacenza e Guastalla furono assegnati alla consorte Maria Luisa d’Austria. Con Maria Luisa, ora Maria Luigia duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, il giardino alla francese fu trasformato in bosco romantico, furono innestate molte piante rare, creato un laghetto con un’isola dell’amore e “potenziate” le serre, dove la duchessa amava coltivare “speciali varietà di insalata”. Dopo l’Unità d’Italia i Savoia, attraverso il Demanio, concessero il palazzo alla Provincia di Parma, che nel 1871 lo trasformò in sede del manicomio provinciale. Oggi la reggia, mèta turistica rinomata, è anche la sede, sotto la guida di Gualtiero Marchesi, della Scuola Internazionale di Cucina Italiana.

Classica villa lombarda è Villa Arconati di Castellazzo di Bollate, nel Parco delle Groane, oggi sede della Fondazione Augusto Rancilio, pensata come “luogo di Delizie” e come “avamposto per controllare i possedimenti terrieri”. Del luogo sono sopravvissuti il borgo, i terreni agricoli e il bosco, dove i nobili amavano andare a caccia. Nella biblioteca della villa si pensa siano stati conservati i fogli del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, donati nel 1637 alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Nel giardino si trovano viali alberati, specchi e giochi d’acqua, sculture e teatri, come quello di Diana, con “arditi meccanismi idraulici” e quello di Adromeda, con pavimentazione a mosaico con lo “scherzo di tanti piccoli zampilli”. E ancora, la Limonaia, dove gli Arconati amavano offrire sorbetti rinfrescanti ai loro ospiti. Scomparso il Casino di Caccia, si è, invece, conservata la Voliera per l’allevamento di uccelli esotici e altre specie.

Classica villa comunale alla siciliana è il Giardino Pubblico Vittorio Emanuele di Caltagirone, nel catanese, che domina la collina fra viali di lecci, sophore, tigli, pini, cipressi, profumando delle essenze di viburno, lentisco, bosso, ligustro, pitosforo, lantana, acacia, albero di Giuda, frassino, olmo, casuarina. Ricco di geometrie e simmetrie, vi fioriscono fiori in ogni stagione, mentre non è raro incontrarvi esemplari di Phoenix Canariensis, Cycas revoluta, Washington filifera, Yucca gloriosa. Paradiso di diverse specie di uccelli, vi nidificano passeri, gazze, colombacci, allocchi, merli, rampichini, cardellini, capinere, usignoli e cinciallegre. Particolari le opere d’arte che fanno da contrappunto al verde, come la fontana cinquecentesca del fiorentino Camillo Camilliani, le Quattro stagioni, quattro figure femminili in terracotta del ceramista Pino Romano, fioriere e vasi in terracotta istoriati con scene di vita quotidiana e la balconata in terracotta in stile liberty floreale.

In Piemonte c’è, invece, l’Oasi Zegna, area montana attraversata dalla strada panoramica Zegna, fra Trivero e Bocchetta di Caulera, nelle Alpi Biellesi. L’oasi è famosa per la Conca dei Rododendri, con i rododendri messi a dimora da Ermenegildo Zegna sin dagli anni Quaranta e che ogni maggio fioriscono in tutta la loro esplosione di colori. La Conca dei Rododendri, percorsa da un “comodo sentiero”, anche per diversamente abili, fu ristrutturata dopo l’alluvione del Biellese del 1968 dall’architetto paesaggista fiorentino Pietro Porcinai, quindi ampliata da Paolo Pejrone.

 

Abbiamo parlato di:

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