Terremoto Italia Centrale: la verità sui fondi europei per l’emergenza e la ricostruzione

Davvero l’Italia è stata abbandonata da Bruxelles dopo il terremoto del 24 agosto? Lo pensa gran parte dell’opinione pubblica. Se alla vigilia del referendum costituzionale Bruxelles era stata accusata di essere più sensibile alle “virgole e ai decimali” che non ai drammi di una nazione, la polemica s’è ora riaccesa dopo un’interrogazione alla Commissione Europea. L’accusa è che dopo il sisma l’Italia ha chiesto aiuto a Bruxelles con tre mesi di ritardo e che Bruxelles ha fatto solo un’elemosina. Il 23 gennaio l’europarlamentare e vicesegretario federale della Lega Nord Lorenzo Fontana ha chiesto, cioè, alla Commissione Europea se per caso non intenda “concedere da subito deroghe ai vincoli di bilancio per liberare risorse utili all’assistenza alle popolazioni e alle attività colpite”, nonché “predisporre uno specifico fondo per far fronte alla situazione di estrema emergenza delle aree interessate”.

Un’interrogazione, tuttavia, successiva all’erogazione di 30 milioni di euro della Commissione Europea all’Italia. A rispondere all’europarlamentare, il 10 marzo scorso, Corina Cre?u, commissario europeo per le Politiche Regionali, spiegando che il 16 novembre l’Italia, secondo quanto previsto dal fondo di solidarietà dell’Unione Europea, ha presentato una prima “domanda di sostegno”; che il 9 dicembre la Commissione Europea ha concesso all’Italia un anticipo di 30 milioni di euro; che il 15 febbraio l’Italia ha presentato una seconda domanda aggiornata; che la Commissione Europea proporrà al Parlamento Europeo e al Consiglio la “mobilitazione” del fondo di solidarietà per un importo da calcolare sul totale dei “danni diretti”. “L’emergenza sismica avrebbe richiesto una risposta di emergenza e invece, come al solito, i tempi della burocrazia non sono sincronizzati con i drammi del paese reale“ così l’europarlamentare Lorenzo Fontana. “Se da parte del governo si sono registrate gravi lacune nell’affrontare l’emergenza – e anche i ritardi nella consegna delle casette ne sono un esempio lampante – da parte dell’Ue la prima risposta, i 30 milioni di euro citati, è stata sicuramente insufficiente”.

La vicenda, ripresa da alcuni media – con l’ex governo italiano accusato di avere “atteso quasi tre mesi dalle prime scosse” prima di “chiedere aiuto all’Europa per i terremotati” – è stata presentata all’opinione pubblica con Bruxelles irritata con l’Italia per aver presentato una domanda “incompleta”. Cosa c’è di vero in questa storia? Siamo andati pertanto a verificare. La risposta è in due comunicati del Dipartimento della Protezione Civile, rispettivamente del 16 novembre 2016 e del 15 febbraio 2017 , oltre che nei documenti della Commissione Europea. Il 16 novembre la Protezione Civile ha trasmesso a Bruxelles, attraverso la Rappresentanza Permamente d’Italia presso l’Unione Europea, un fascicolo con la richiesta di attivazione del fondo di solidarietà dopo che il 24 agosto il sisma aveva colpito Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Il comunicato spiega, inoltre, che la possiblità di presentare un fascicolo parziale – da aggiornare in un secodo tempo – con una “prima stima dei danni e dei costi della risposta emergenziale” è stata presa in accordo con la Commissione Europea – DG Politiche Regionali. Pertanto un accordo tra le parti e senza alcuna “irritazione” da parte di Bruxelles.

La prima parte del fascicolo contiene una stima dei danni e dei costi al 25 ottobre per un totale di 7 miliardi e 56 milioni di euro: 4,9 miliardi di danni agli edifici privati e 350 milioni a quelli pubblici, circa 542 milioni al patrimonio culturale, 732 milioni alle infrastrutture di viabilità e alle reti dei servizi essenziali, quindi 532 milioni per la gestione delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione. La Commissione Europea ha quindi concesso un anticipo di 30 milioni di euro – che è il tetto massimo iniziale riconosciuto dai meccanismi del fondo di solidarietà dell’Unione Europea – per “sostenere le operazioni di emergenza e recupero” nei territori colpiti dal sisma. Non solo, dalla sua creazione nel 2002, con “1,3 miliardi di euro mobilitati”, l’Italia è stata la maggiore beneficiaria del fondo.

Il 30 novembre, nell’annunciare l’erogazione di 30 milioni di euro a favore dell’Italia, la Commissione Europea ha proposto di “finanziare totalmente le operazioni di ricostruzione nell’ambito di programmi di fondi strutturali”. Una soluzione che potrebbe integrare il “sostegno” del fondo di solidarietà con il risparmio di “risorse nazionali”. Una “misura eccezionale” che consentirebbe “subito dopo una catastrofe” di “finanziare direttamente” le “operazioni di ricostruzione”.

La seconda parte del fascicolo inviato a Bruxelles a febbraio riguarda, invece, il periodo dal 26 ottobre al 18 gennaio, con un peggioramento della “situazione emergenziale”, con danni diretti e costi per la prima emergenza pari a circa 16 miliardi e 470 milioni di euro, di cui 8 miliardi relativi a edifici privati, 750 milioni a quelli pubblici, 2 miliardi e 500 milioni al patrimonio culturale. Nel complesso per l’intera sequenza sismica la Protezione Civile ha potuto stimare danni per 23 miliardi e 530 milioni di euro. Una stima che “comprende danni diretti, sia pubblici sia privati – vale a dire quelli che hanno provocato la distruzione di edifici, di infrastrutture, di raccolti e anche quelli che hanno colpito industrie e imprese, il patrimonio culturale, le reti di distribuzione dell’energia, del gas, dell’acqua – e i costi eleggibili, sostenuti dallo Stato per far fronte all’emergenza; questi ultimi in particolare comprendono i costi per il ripristino delle funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità, dell’istruzione, per gli alloggi provvisori e per i servizi di soccorso rivolti alla popolazione colpita, per la messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e per la protezione del patrimonio culturale, nonché per il ripristino delle zone danneggiate”.

La parola passerà ora alla Commissione Europea che proporrà al Parlamento Europeo e al Consiglio la “mobilitazione” del fondo di solidarietà per un “importo da determinare in base al totale dei danni diretti provocati dalla calamità”. Sarà in questo frangente che si vedranno all’opera, al di là ora degli annunci ora della propaganda, tutti gli attori delle istituzioni europee.


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