"L'inverno del nostro scontento": la neve, e il blocco di un intero Paese

"Winter is Coming": così recita il motto degli Stark, signori di Grande Inverno, nella saga Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin (da cui è tratta la serie tv della HBO, A Game of Thrones, in onda anche in Italia). E nell'Italia di questo rigidissimo febbraio 2012, sembra sul serio di vedere Jon Snow, il bastardo di casa Stark, prestare giuramento con i Guardiani della notte, accompagnato dal suo fedele metalupo Spettro, per difendere la barriera dalla minaccia oscura e semidimenticata degli Estranei. Tutto questo mentre, nelle regioni meridionali di questo mondo fittizio, si scatena una guerra talmente crudele da segnare la fine di un'intera epoca.

Ed infatti, mentre là fuori, nel mondo della realtà, infuria senza tregua la tempesta economico-finanziaria, mentre intere nazioni sono sul punto di crollare e di colare a picco, al punto da far sembrare questo un autentico inverno di guerra (Elido Fazi in un suo recentissimo libro ci annuncia che è appena cominciata, in tono soft per il momento, la Terza Guerra Mondiale, e persino Andrea Camilleri concorda con questa tesi...), qui nello spazio reale lottiamo contro cumuli di neve che si ingigantiscono sempre più. Apparentemente senza sosta.

È come se questo febbraio stesse condensando, concentrando e materializzando tutte le nostre paure individuali e collettivi. I mostri di un'intera società (e blizzard, in effetti, sembra proprio il nome di una terribile creatura mitologica). Sembra quasi uno di quei paesaggi romantici, alla Friedrich o alla Coleridge, che materializzavano le  sensazioni e le emozioni dei personaggi finzionali (o dell'autore stesso). Questa impressionante corrispondenza tra le vibrazioni dell'immaginario collettivo e l'ambiente in cui viviamo va forse oltre la semplice autosuggestione. Perché davvero questo sembra essere - parafrasando qualcun altro - "l'inverno del nostro scontento". Pare che non debba avere mai fine, questa situazione (ne Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, le stagioni durano intere generazioni).

È una stranissima condizione di sospensione. Sospensione della vita, delle normali attività, dei rapporti di causa-effetto. Ci aggiriamo come sopravvissuti in paesi e città che sotto ogni sembianza stanno attraversando la post-apocalisse. E che paiono essere stati del tutto abbandonati dalle autorità competenti: ce la dobbiamo cavare da soli, facendo affidamento unicamente sulle nostre forze (una buona metafora, anche questa). Tra l'altro, il sale da spargere per le strade è schizzato da 3,80 euro a 7,60 in pochissimi giorni (i comuni più previdenti, amministrate da gente con "sale in zucca", l'hanno comprato in estate). I pochi esseri umani che incontriamo sono impegnati in atti eroici quanto vani (spalare, mentre continua a nevicare), e si diradano i rapporti sociali. Saltano appuntamenti, riunioni, presentazioni, cene. I supermercati, quelli raggiungibili a piedi, tendono – inspiegabilmente – a svuotarsi di merce, e a riempirsi di persone.

Le famiglie si chiudono a nel guscio casalingo (sempre più piccolo, sempre più piccolo...), ristrette e costrette nel perimetro disegnato da soggiorno-cucina-camera da letto-bagno-corridoio. Restano i film che passano in tv (a proposito, Iris sta trasmettendo in questi giorni provvidenziali retrospettive su maestri semidimenticati del cinema anni Settanta, come Enzo G. Castellari e Fernando Di Leo), o quelli in DVD. I dischi. I libri, da studiare e da leggere. Mah, forse questa finta-vera post-apocalisse non è poi così male.

L'unica cosa davvero, davvero inaccettabile per un Paese che si vuole civile e avanzato è il blocco totale dei treni in alcune regioni. Un piano-neve non può e non deve coincidere con la resa incondizionata alle "avverse condizioni climatiche", con l'abbandono di un esercito di pendolari in un ambiente ostile. Questo è assolutamente inconcepibile,  inammissibile. Si spera che il disgelo – ah, pensate quanto saràdolce quest'anno quell'arietta di primavera che ne precede di molto l'arrivo: credo che lo percepiremo dopo molto tempo come un autentico risveglio, come una rinascita... – porti con sé anche delle doverose dimissioni. Che sarebbero quanto meno un segno di buon gusto e di stile.