La lottizzazione RAI è lo specchio dei mali del Paese: dobbiamo dire basta

Qualche settimana fa, di sera tardi su una TV locale, ho trovato un bellissimo documentario realizzato a fine anni Sessanta sulla Grande Depressione americana degli anni Trenta. I materiali d’archivio e il commento erano straordinariamente approfonditi ed esaustivi, la voice over era – mi sembra – di Arnoldo Foà, e il film era il risultato di una COLLABORAZIONE tra RAI e BBC. Una collaborazione paritaria, in cui evidentemente i due attori avevano pari dignità, responsabilità e competenza.

Adesso, fate un salto dal 1967 al 2012. Guardate la BBC di oggi, e la RAI di oggi. Sarebbe possibile una collaborazione del genere, che so, sulla storia recentissima della crisi economico-finanziaria dal 2007 ad oggi, o meglio ancora, sugli anni Ottanta occidentali come punto di origine culturale e politico della realtà attuale? Certo che no. E non perché non sarebbe giusto, anzi. Due televisioni nazionali, due servizi pubblici avrebbero quasi il dovere, e di sicuro la convenienza, di cooperare attivamente e creativamente a produzioni culturali di pregio, da diffondere in entrambi i Paesi e a livello internazionale.

Del resto, è ciò che la BBC continua a fare, con un livello altissimo di qualità e di eccellenza: programmi di approfondimento aggiornatissimi e – appunto – ‘approfonditi’ sul serio e non per finta; programmi culturali degni di questo aggettivi, in sintonia con il XXI secolo e non con le parti deteriori della fine del XX; programmi sul mondo e sulla realtà, che sostengono e guidano la comprensione dei fenomeni storici e sociali da parte dei cittadini, senza per questo manipolarla o distorcerla.

È esattamente quanto dovrebbe avvenire da noi – e non avviene. La qualità del servizio pubblico sembra un lusso – nonostante il canone – e non dovrebbe esserlo: è un diritto da pretendere. Le ragioni del declino sono molteplici, e sovrapponibili a quelle del più amplino declino nazionale (che la RAI fedelmente riflette, seguendo peraltro il vecchio adagio della tv come specchio del Paese). Ma ce n’è una che le riassume tutte, e addirittura preesiste ad esse: la lottizzazione operata dai partiti. Proprio stamattina, il mitologico-e-mai-abbastanza-lodato Corradino Mineo - detto per inciso: probabilmente l’unico direttore dell’unico canale che proponga informazione decente e dignitosa in Italia - ha tenuto in diretta (alle 7.20!) un’istruttiva mini-lezione su meccanismi interni e conseguenze della lottizzazione RAI, concludendo con questa frase lapidaria e fulminante: “la lottizzazione non è solo subita: spesso viene INVOCATA da chi fa carriera”.

Occorre rendersi conto del fatto che la soluzione dei problemi principali della società italiana passa anche, e forse soprattutto, dalla soluzione della questione RAI. E, come tutti i nodi importanti che finalmente stanno venendo al pettine in questo Paese, non è qualcosa che può essere risolto dalla politica e dai partiti. Che non possono assolutamente essere gli autori e neanche parte della soluzione, perché sono semmai il problema stesso: sono, infatti, i principali responsabili di questa situazione indecente e pericolosissima, che se verrà lasciata correre ancora un po’ rischia di privarci per sempre della nostra televisione pubblica.

La soluzione del nodo RAI, la liberazione della tv pubblica dal giogo asfissiante che la comprime e la opprime da decenni, impedendole di fatto di liberare le energie creative, innovative, culturali, professionali che possiede, dovrà necessariamente partire dai cittadini. Tutti noi siamo responsabili, perché anche la Rai è un “bene comune”: forse, è il bene comune più importante e prezioso dell’intero panorama nazionale. Abbiamo il dovere, se non l’abbiamo ancora fatto, di dire: “NO. ADESSO BASTA”.